Illegittimo e pericoloso
Maduro, il falso presidente e la guerra ibrida: perché non si è trattato di un golpe
Non un cambio di regime ma un’operazione di sicurezza contro un presidente mai riconosciuto dalla comunità internazionale, accusato di narcotraffico, fattore destabilizzante delle società occidentali. Il caso del Venezuela va letto fuori dagli schemi ideologici e dalle semplificazioni propagandistiche
Il caso Maduro va letto fuori dagli schemi ideologici e dalle semplificazioni propagandistiche che deformano il dibattito pubblico. Non si tratta di un colpo di Stato né di un cambio di regime, ma di un’operazione mirata contro un presidente illegittimo, mai riconosciuto come presidente legittimo da una parte decisiva della comunità internazionale. Sul fondo emerge una realtà che l’Occidente conosce bene ma che continua a faticare a nominare apertamente: la guerra ibrida.
Maduro non è un martire
Nicolás Maduro non è un presidente legittimo, perché la sua elezione non è stata riconosciuta da moltissimi Paesi della comunità internazionale, tra cui tutti gli Stati dell’Unione Europea, il Regno Unito, gli Stati Uniti – dalla prima amministrazione Trump, dall’amministrazione Biden e dalla seconda amministrazione Trump – il Canada, il Giappone, l’Australia e, complessivamente, tutti i Paesi del G7. Questo dato politico è dirimente e viene troppo spesso rimosso o minimizzato nel dibattito pubblico. L’assenza di riconoscimento internazionale comporta una conseguenza precisa: Maduro non gode delle garanzie previste per un presidente democraticamente eletto.
Chi oggi invoca il rispetto del diritto internazionale non può ignorare che Maduro è egli stesso presidente illegittimo, essendo giunto e rimasto al potere in violazione del diritto internazionale e dei principi di legittimità e riconoscimento sovranazionale. Se si sceglie di assumere il diritto internazionale come parametro di giudizio, occorre farlo fino in fondo, riconoscendo che Maduro non ha titolo per invocarlo come presidente.
Narcotraffico e guerra ibrida
A questo elemento politico va affiancato un profilo giudiziario di estrema rilevanza. L’amministrazione americana considera Maduro un criminale, o quantomeno un presunto tale, per narcotraffico internazionale. Su di lui era stata fissata una taglia da 50 milioni di dollari, un fatto che chiarisce la natura del dossier venezuelano agli occhi di Washington. Il narcotraffico non è un fenomeno criminale isolato, ma uno degli strumenti principali della guerra ibrida contemporanea. Accanto alla pressione migratoria indirizzata, il traffico di droga viene utilizzato per destabilizzare intere società occidentali. Il fentanyl e la cocaina stanno producendo effetti devastanti soprattutto nel Nord America, trasformando la sicurezza interna in una questione geopolitica.
Perché non è un cambio di regime
È in questo contesto che va letta l’azione degli Stati Uniti. Washington non ha agito contro uno Stato sovrano, ma ha preso in custodia un soggetto ritenuto pericoloso per la sicurezza internazionale, non meritevole delle garanzie dovute a un presidente legittimamente eletto o in carica. Non si tratta di una violazione del diritto internazionale, ma dell’applicazione di quel diritto nei confronti di chi, per primo, lo ha sistematicamente disatteso. Parlare di golpe o di cambio di regime risulta quindi fuorviante.
In Venezuela non si è verificato alcun vuoto di potere né una sospensione dell’assetto istituzionale. Le istituzioni sono rimaste operative e il governo è stato assunto dalla vicepresidente, riconosciuta dalla Corte Costituzionale venezuelana.
Incoerenza sinistra
Infine, se le opposizioni che si richiamano al diritto internazionale ed europeo intendono mantenere una minima coerenza, dovrebbero spiegare perché difendono un presidente illegittimo che l’Unione Europea e tutti i singoli Stati europei non hanno mai riconosciuto. In questo quadro risultano ancora più incomprensibili, e politicamente gravi, le mobilitazioni di piazza e le prese di posizione di soggetti come la CGIL, che si sono spinti a difendere Maduro senza alcun mandato dei lavoratori e senza alcuna consultazione reale, trasformando una risposta contro la guerra ibrida in una bandiera ideologica. Difendere Maduro, infatti, non significa schierarsi per la pace, ma prendere posizione contro l’azione di contrasto alla guerra ibrida, finendo così per assumere una postura apertamente anti-europeista, in contraddizione con le regole, i principi e le istituzioni che a parole si dichiara di voler tutelare.
La guerra che non si riesce a vedere
Il caso Maduro dimostra quanto sia necessario aggiornare le categorie con cui leggiamo i conflitti contemporanei. La guerra oggi non passa solo dai carri armati, ma anche dai flussi migratori, dalla droga e dalla destabilizzazione sociale. Ed è anche per questo che chi richiama il diritto internazionale dovrebbe riconoscere che Maduro non può invocarlo come scudo, essendo egli stesso presidente illegittimo e privo di titolo come presidente legittimo.