Bandiera dell'opposizione
Machado non molla: dopo oltre 20 anni di opposizione al regime la premio Nobel non si farà da parte
Difficile prevedere gli sviluppi politici in Venezuela dopo la cattura del presidente-dittatore Nicòlas Maduro e il pressing Usa per mettere la firma al nuovo assetto dopo la caduta del regime. Se Donald Trump per ora ha dato un mezzo assenso (condizionato al volere della Casa Bianca) alla vicepresidente, Delcy Rodríguez, la premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado non è intenzionata a farsi da parte. Leader storica dell’opposizione anti-regime, carcerata per anni, può contare su una rete internazionale di contatti. Non a caso ieri ha ricevuto la telefonata della premier Meloni con la quale ha parlato delle “prospettive di una transizione pacifica e democratica”. Dal suo rifugio segreto Machado non parla ma il suo “padre spirituale” Antonio Ledezma Diaz, avvocato ed ex prigioniero politico, è certo che solo il suo movimento possa prendere le redini di un Paese. Operazione non facile ma possibile. Difficile che si fermi proprio adesso dopo oltre vent’anni di impegno per la libertà del suo popolo. Dalla partecipazione al tentativo fallito di rovesciare il regime di Chávez nel 2002. E poi proteste, manifestazioni, movimenti e partiti, fino alla vittoria alle primarie e prima di venire dichiarata ineleggibile alle presidenziali. Carismatica ha lavorato per la svolta storica che si è consumata nel 2023, quando Machado ha messo in piedi, vincendole, le primarie per la candidatura alle presidenziali. Un voto che è andata oltre lo scopo immediato, di grande impatto simbolico anche se Maduro ne ha sistematicamente ignorato l’esito.
La premio Nobel Maduro non molla e può contare sugli amici europei
Certo, è stata messa elegantemente all’angolo da Trump che, poche ore il blitz “trionfale” a Caracas, l’ha definita di fatto una leader a metà. “La stimo, è molto gentile. Ma è difficile essere leader se non hai abbastanza sostegno e rispetto nel tuo Paese”, ha detto alla stampa il presidente americano, che invece la Premio Nobel ha applaudito. “Ha fatto la cosa giusta. Siamo pronti a governare il Paese, l’attesa è stata lunga ma ne è valsa la pena”, ha detto. Per ora non è andata così. La Casa Bianca, che guarda a un possibile ‘governatorato” Usa con Marco Rubio in campo, sta puntando sulla la vice di Maduro. A condizione, va da sé, che faccia quello che gli States ‘ordinano’. Con la minaccia esplicita che, se non riga dritto, farà una fine peggiore di Maduro.
Trump la scarica ma solo per ora, in caso di elezioni giocherà le sue carte
La tesi che Trump abbia messo da parte la bandiera dell’opposizione venezuelana per ‘gelosia’ non tiene. Anche perché è stata Washington a consentirle di fuggire da Caracas e volare a Oslo per ricevere il premio Nobel dopo un viaggio rocambolesco e ben ‘protetto’. Da non sottovalutare la confessione di stima verso Machado di Rubio. La ammira ma – ha aggiunto – in questo momento non è realistico parlare di elezioni. Prima di tutto c’è da procedere alla normalizzazione di un Paese frammentato e ridotto alla fame. In caso di elezioni María Corina può giocare legittimamente e con buone chance di successo le sue carte. Obiettivo: “Portare la società al potere anziché avere uno Stato che decide per noi”. Ha il profilo giusto: democratica, ingegnere, figlia di una grande dinastia industriale, lontanissima dal chavismo e dal socialismo, e storicamente amica degli Stati Uniti.