Oscurato il fattore religioso
Lo studente egiziano ucciso a La Spezia era un cristiano copto, ma nessuno lo dice: il silenzio ipocrita
L'assassino Zouhair Atif, 19 anni, è di origini marocchine. Arditti sul "Tempo fa notare come "le fratture cristiano-musulmani, siano un veleno che non scompare al confine". E' fatale ignorare i "pezzi di Medio Oriente nelle nostre aule"
La tragedia del giovane egiziano Abanoub Youssef, lo studente diciottenne assassinato da Zouhair Atif all’istituto professionale Chiodo di La Spezia non è un semplice “dramma della gelosia”. Così come è stato per lo più raccontato – o se vogliamo banalizzato- in questi giorni. La storia familiare di Aba è una storia di persecuzioni subite in patria in quanto cristiano-copti. Il giovane egiziano era infatti un diacono, e “serviva” la piccola comunità copta nello Spezzino – una quindicina di famiglie – assistendo il sacerdote e facendo da guida per i giovani. Sui maggiori quotidiani termini come “cristiano copto”, “perseguitato” non sono entranti nel racconto della brutale uccisione. Tanto che tutti parlano di “giovane egiziano”, studente con “doppia cittadinanza”. Come mai?
Abanoub Youssef era un cristiano copto: nessuno lo dice
Entra nelle pieghe più profonde della tragedia di La Spezia, Roberto Arditti. Lo studioso ed editorialista sottolinea come sia stato trascurato un elemento fondamentale della vicenda, “ma, evidentemente, irritante per i soliti paladini del politicamente corretto. Diciamolo allora: basta ipocrisia. Un ragazzo cristiano copto viene accoltellato a morte in classe: e tutti evitano di dire-o lo sussurrano- che Youssef Abanoub Safwat Roushdi Zaki, era figlio di una famiglia copta egiziana: la minoranza cristiana più antica e massacrata del Medio Oriente”. Con il risultato che la tragedia viene derubricata a «lite tra compagni per gelosia su Instagram».
La famiglia di Abu perseguitata in Egitto
Invece c’è molto altro e Arditti fa notare questo non detto. La sua famiglia era arrivata in Italia tra il 2011 e il 2014 a seguito delle persecuzioni ai copti perpetrate dai musulmani. Abu e la sua famiglia avevano trovato alla Spezia una nuova speranza. “Siamo scappati dall’Egitto perché eravamo a rischio, bruciavano le chiese – ha raccontato Abram Attia, zio di Abanoub – e oggi piangiamo un nostro caro per questa violenza. In Egitto noi copti ortodossi siamo da sempre perseguitati. Ma mi auguro che in questo caso il fattore religioso non abbia influito”.
Le fratture cristiano-musulmani, “veleno” che non scompare al confine
Questo è il punto, e qui veniamo all’assassino: Zouhair Atif, 19 anni, origini marocchine. La sua confessione – vendetta per le foto della sua ragazza- diventata racconto ufficiale come gelosia da adolescenti non convince affatto Arditti: “Ma piantatela di fare gli ingenui: le fratture cristiani-musulmani radicate nel Medio Oriente non spariscono al confine. Sono veleno che può infiltrarsi anche solo come eco culturale, risentimento atavico. Negarlo per non “generalizzare” è complicità morale”. Il tutto mentre sul fronte investigativo, stanno emergendo altri particolari sulla radicalizzazione dello studente marocchino.
Arditti: “Pezzi di Medio Oriente nelle nostre aule”
Lo studioso cita i numeri tragici della minoranza copta perseguitata da secoli: attentati in chiesa, pullman di pellegrini massacrati, case copte incendiate. Numeri raccapriccianti. “Esistono frange islamiche radicali- non l’islam dei milioni di persone normali- che vedono i cristiani come «infedeli», crocifissi da odiare, minoranze sacrificabili. E lo stiamo importando a palate, senza filtri”, avverte Arditti.
Ed è la cronaca a dare ragione a questa lettura. In Italia ci sono oltre 5 milioni di immigrati, 10% alunni stranieri nelle scuole e il bullismo etnico-religioso è in espansione. Sarebbe fatale ignorare questo “veleno” atavico. “Pezzi di Medio Oriente sanguinoso sono nelle nostre aule”. Non basta varcare i confini. Una volta varcati serve integrazione vera che non è parola da sventolare sugli striscioni nelle piazze: significa “imporre con durezza la legge italiana, la libertà di essere cristiani – copti o no -: senza coltelli, senza vendette tribali, senza paure”. E serve sicurezza, vigilanza vera.