I fatti e le denunce
Liste di prof “rossi”? La vera persecuzione all’università è dei ragazzi di destra. Ecco la “black list” delle angherie
Elly Schlein chiede a Giorgia Meloni di far ritirare il volantino di Azione studentesca «con la lista di proscrizione degli insegnanti di sinistra». Evidentemente non l’ha letto, perché di “elenchi neri” non se ne parla: semmai, c’è un questionario. Più che preoccuparsi dell’incolumità del corpo docente, laddove questa non è messa a rischio, dovrebbe prestare attenzione alle angherie che tanti studenti di destra subiscono dal corpo docente. A ottobre 2025, i ragazzi di Gioventù nazionale hanno volantinato contro la “cultura maranza” per dire no alla violenza, ma sono stati accerchiati dai collettivi. Come se non bastasse, il giorno seguente gli insegnanti hanno indetto un sit-in per manifestare solidarietà ai collettivi che avevano deciso di imporsi con la forza contro i giovani di destra.
Per non parlare di quanto accaduto a Cosenza nei primi giorni di dicembre dello scorso anno, quando Nicola Caruso dell’esecutivo nazionale di Gn ha denunciato la deriva che aveva assunto un gruppo social: «Qualcuno è arrivato addirittura a teorizzare l’esclusione dei ragazzi di destra dall’ateneo. Da spazi di confronto e libertà». In un altro post, invece, i militanti cosentini hanno pubblicato i commenti fatti su di loro, spiegando con chiarezza la situazione: «Gli screenshot di queste ore mostrano un quadro desolante: docenti dell’università della Calabria e dell’Itis Monaco che, nei commenti ad un nostro post, invece di elevare il dibattito scivolano in toni che sembrano presi da un bar più che da un gruppo di un campus accademico». Dai giudizi dei docenti, i giovani di destra venivano accusati «di essere “fascisti” solo perché la pensiamo diversamente».
Cara Elly, i ragazzi di destra subiscono angherie a scuola e all’università
Se i primi dati non dovessero bastare, per far comprendere alla segretaria del Pd la gravità di certe situazioni, c’è una vera e propria antologia di brutalità di cui sono vittime i ragazzi di destra. «Vorrei prenderti a sberle». Queste le parole rivolte dalla presidente dell’Anpi Varese, Ester De Tomasi, al vicepresidente di Gioventù nazionale Samuel Balatri. Il 19enne era semplicemente intervenuto ad un convegno sulla resistenza all’Istituto “Carlo Volontè” di Luino, lo scorso aprile. Ma qual è stata la sua incomprensibile colpa? Quella di aver detto che alcuni partigiani combattessero per la libertà, mentre altri volevano instaurare una dittatura. Evidentemente certi adulti non sanno accettare la verità e pretendono di trasformare le scuole in istituti di propaganda, risentendosi oltre misura quando qualcuno gli si oppone.
Ebbene, oltre alle intimidazioni, i ragazzi di destra hanno dovuto affrontare è la censura. Basti pensare a quando, nel 2023, il Fuan è stato escluso dall’albo delle associazioni degli studenti riconosciute dall’università di Torino. In quell’occasione, gli “Studenti indipendenti” del collettivo di sinistra hanno festeggiato perché l’ateneo aveva cacciato «una associazione neofascista che da decenni prova a far capolino in università». Insomma, ogni volta che i loro rivali vengono esclusi per motivi inconsistenti, i compagni esprimono soddisfazione. Sembra davvero che abbiano paura a confrontarsi. Lo dimostrano anche gli scontri a La Sapienza tra antagonisti universitari e forze dell’ordine, a ottobre del 2022. All’epoca i militanti antifascisti, attraverso i disordini, sono riusciti nell’intento di bloccare una conferenza a cui avrebbero dovuto partecipare Daniele Capezzone e il presidente di Gioventù nazionale Fabio Roscani.
Gogne mediatiche un tanto al chilo, come accaduto a Firenze
Succede persino che i giovani di destra vengano considerati “violenti” ed esposti alla gogna mediatica, anche senza prove reali. Da poco è arrivata la sentenza sulla lite che ha coinvolto collettivi e militanti di Azione studentesca al Liceo Michelangiolo di Firenze, a febbraio 2023. Due dei ragazzi indagati sono stati prosciolti, dopo essere stati accusati i concorso in lesioni personali, aggravate dai futili motivi, dalla sproporzione della reazione e dall’aver agito in gruppo con la partecipazione di minori. Un terzo, invece, dovrà fare volontariato in un’associazione che assiste i disabili.
Dopo l’episodio, la preside si era affrettata a diffondere circolari ideologiche con richiami ad Antonio Gramsci e al ritorno del fascismo. Anche l’ex segretario del Pd Enrico Letta aveva twittato sul fatto, parlando un «governo che mantiene il silenzio sull’inaccettabile pestaggio squadrista avvenuto davanti al liceo Michelangiolo di Firenze. Silenzio che se continua si fa complice». In conclusione, tutti gli allarmi lanciate dalla sinistra si sono rivelati infondati e privi di qualsiasi fondamento. Piuttosto, la sinistra farebbe bene a preoccuparsi degli antagonisti dei centri sociali, come Askatasuna, che hanno messo a ferro e fuoco Torino dopo aver subito lo sgombero.
Altro che “elenchi neri”, i ragazzi di destra finiscono nelle “liste di proscrizione” rosse
A proposito delle presunte “liste di proscrizione” di cui parlava Elly Schlein, è opportuno citare un episodio che ha coinvolto il liceo Ettore Molinari di Milano, dove studiava anche Sergio Ramelli prima di essere assassinato dai militanti di Avanguardia operaia. Qui, a novembre dell’anno scorso, il collettivo antifascista “Cosmo” ha fatto partire una campagna di discriminazione verso una ragazza di destra, attraverso un comunicato social: «All’istituto Natta e Besta si è candidata una lista con dentro una codarda militante di Azione studentesca, un gruppo dichiarato fascista». Oltre la bestialità sul parallelismo storico, diffusa dai soliti intolleranti della sinistra radicale, c’è l’ennesima conferma che i militanti di As sono frequentemente presi di mira per le proprie idee. Ma la contestazione non avviene mai nel merito, perché gli odiatori seriali preferiscono costruire il mostro laddove non esiste, anche attraverso la “deumanizzazione” dell’avversario.