Gli amici islamisti di Maduro
L’Iran teme gli Usa e accusa Israele: Khamenei pronto a scappare in Russia se le proteste continueranno
L’Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, sarebbe pronto a fuggire in Russia se le forze armate di Teheran non dovessero frenare le proteste contro il governo e contro il carovita nel Paese. A scriverlo è stato il quotidiano britannico The Times citando fonti di intelligence e ricordando che le contestazioni vanno avanti da una settimana. Khamenei non esce dall’Iran dal 1989, anno in cui ha assunto il potere. Anche il leader siriano Bashar al-Assad è fuggito a Mosca l’8 dicembre del 2024 dopo l’attacco dei ribelli islamici che hanno portato alla caduta del suo governo.
Intanto, secondo il quotidiano libanese Al-Akhbar, vicino ad Hezbollah, Donald Trump e Benjamin Netanyahu si sarebbero accordati per colpire l’Iran in un incontro a Mar-a-Lago in Florida. Questo avverrà se la Repubblica islamica non terminerà completamente di sostenere i propri alleati nella regione e se non interromperà il programma nucleare. Sul giornale si legge anche che l’Arabia Saudita starebbe cercando di mediare con l’Iran per raggiungere un accordo: a Riad ci sarebbe il timore che il caos a Teheran possa estendersi nell’intera regione.
Manifestazioni contro il governo in Iran: gli islamisti accusano Israele
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha espresso il proprio sostegno verso i manifestanti che in Iran protestano contro il carovita e il governo integralista. Per questo motivo, la Repubblica islamica è partita all’attacco dello Stato ebraico, accusandolo di “minacciare la sua unità nazionale”. “Il regime sionista è determinato a sfruttare la minima opportunità per seminare divisione e minare la nostra unità nazionale, e dobbiamo restare vigili”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghai in una conferenza stampa a Teheran, che ha evidentemente dimenticato l’oppressione esercitata dalla sua classe politica sulle donne e sul popolo. Poi ha persino denunciato “l’incitamento alla violenza” dei leader israeliani e americani, come se le proteste fossero colpa loro.
Nel frattempo, il capo della Magistratura iraniana Gholamhossein Mohseni Ejeï ha riconosciuto il diritto legittimo a manifestare per rivendicazioni economiche, ma ricordando che “la giustizia non mostrerà alcuna indulgenza nei confronti dei rivoltosi”. Parole che però non bastano per sedare le rivolte e che difficilmente metteranno in guardia chi ha passato una vita di stenti a causa delle sanzioni dovute all’isolazionismo estremo del Paese.
Gli islamisti chiedono persino la liberazione di Maduro
Come se non bastasse, Teheran ha persino richiesto, attraverso il portavoce degli Esteri Esmail Baghai, il rilascio di Nicolas Maduro: “Il presidente di un Paese e sua moglie sono stati rapiti. Non c’è motivo di esserne orgogliosi, si tratta di un atto illegale”. E ancora: “Come ha sottolineato il popolo venezuelano, il suo presidente deve essere liberato”. Ma non è affatto vero, visto che i venezuelani sono scesi in piazza per festeggiare l’arresto del narco-dittatore, che da 26 anni ha costretto gran parte della popolazione a vivere nella povertà assoluta e perseguitando gli oppositori politici, come nel caso del premio Nobel Maria Corina Machado.