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Il ministro Giuli e il suo omologo tedesco Wolfram Weimer, nel vertice intergovernativo Italia-Germania al lavoro su un’intesa mirata a valorizzare l’itinerario di Goethe in Italia e sostenere la traduzione di opere

Alle radici dell'anima europea

L’intesa Roma-Berlino riparte anche da Goethe: sulle orme del “Viaggio in Italia” il genio tedesco diventa il collante delle nazioni

Nel vertice intergovernativo di ieri i titolari dei dicasteri della cultura hanno rilanciato un'iniziativa che riparte dall'itinerario italiano dello scrittore inteso come pellegrinaggio identitario

Politica - di Bianca Conte - 24 Gennaio 2026 alle 14:45

Non è solo diplomazia, è il ritorno alle radici: l’asse Italia-Germania riparte da Goethe e dal primato della cultura quando sulle orme del “Viaggio in Italia” il genio di Goethe diventa il collante delle Nazioni…

Così, mentre i palazzi della politica si apprestano a celebrare (il il 4 aprile 2026) il 75° anniversario del ripristino delle relazioni tra Italia e Germania – le prime due manifatture d’Europa –, il vertice intergovernativo di Roma ha segnato un punto di svolta che va ben oltre i dossier geopolitici e le sinergie industriali. Con la firma dell’intesa tra il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e l’omologo tedesco Wolfram Weimer per la valorizzazione dell’itinerario di Johann Wolfgang von Goethe, Roma e Berlino scelgono di ripartire dall’Umanesimo. Dalla valorizzazione della cultura classica come modello di equilibrio, bellezza e armonia di cui l’illustre poeta, scrittore, drammaturgo e saggista è stato fine cantore e illuminato sostenitore.

Roma e Berlino ripartono da Goethe: il “Viaggio in Italia” come pellegrinaggio dell’identità

Pertanto, nell’ambito del Vertice intergovernativo Italia-Germania, svoltosi ieri a Roma, il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha incontrato il Ministro di Stato per la Cultura e i Media della Repubblica Federale di Germania, Wolfram Weimer, annunciando: «Abbiamo deciso di dedicare a Johann Wolfgang von Goethe un programma culturale innovativo che valorizzerà alcune delle tappe che percorse in Italia. Rinnoveremo, inoltre, il sostegno alle traduzioni di opere in italiano e in tedesco, perché i libri tradotti sono veri e propri ambasciatori di una Nazione. Il dialogo culturale tra Italia e Germania è una risorsa strategica da valorizzare oggi più che mai», ha sottolineato Giuli presentando e spiegando l’iniziativa comune ai due Paesi.

Goethe, figura simbolo del dialogo culturale europeo

Perché rilanciare oggi il Viaggio in Italia di Goethe non significa soltanto promuovere un percorso turistico-culturale innovativo – pur prezioso, tra mostre itineranti e app di ultima generazione –. Ma rivendicare una visione del mondo. Goethe, non a caso, non fu un semplice turista. Fu l’uomo che, varcando il Brennero, cercò (e trovò) nel respiro del Mediterraneo e nelle vestigia classiche di Roma la sintesi tra il rigore nordico e la solarità latina. Tanto che, come ha opportunamente sottolineato il ministro Weimer, ripercorrere quei passi significa compiere un «pellegrinaggio nell’accertamento della propria identità culturale».

E ancora. «Le relazioni tra Italia e Germania sono profonde. Proiettate verso il futuro. E trovano nella cultura uno dei loro pilastri più solidi e duraturi. È per questo che lavoriamo, con il ministro Weimer, per rafforzare la nostra collaborazione in tutti i settori culturali e creativi, dal cinema all’editoria, dall’arte allo spettacolo dal vivo – ha dichiarato argomentando perché e fine dell’intesa a tutto tondo il ministro Giuli –. Oltre a condividere la priorità comune del contrasto al traffico illecito di beni culturali».

E il concetto è chiaro e arriva senza possibilità di equivoci: in un’Europa troppo spesso ridotta a ufficio contabile di Bruxelles, l’iniziativa comune di Roma e Berlino ha il merito di rimettere al centro la cultura come «pilastro solido e duraturo». Il messaggio è netto: l’asse tra le due nazioni guida della manifattura europea non può reggere se non è cementato da una visione spirituale comune.

La traduzione letteraria e i diplomatici dello spirito

Cruciale in questo contesto, allora, è anche il rinnovo del premio per la traduzione letteraria, intitolato a figure del calibro di Mazzucchetti e Gschwend, perché definire i traduttori come «diplomatici dello spirito» — termine condiviso da Giuli e Weimer — significa riconoscere che il dialogo tra popoli non passa solo per i contratti energetici, ma anche – e spesso soprattutto – per la parola scritta. È la vittoria del testo sull’algoritmo. Della profondità del pensiero sulla velocità di fruizione e consumo. Questo dunque, in grandissima sintesi, il senso di un’iniziativa che mira a creare un itinerario di pellegrinaggio sulle orme di Goethe, «consegnando – come ha sostenuto il ministro Giuli – all’amore per l’Italia una nuova fonte di ispirazione». Mettendo al centro dell’incontro tra i due ministri i principali dossier culturali europei e il ruolo strategico della cultura nel rafforzamento dell’identità comune e della cooperazione tra le due Nazioni.

Dunque, in questa cornice, la visita congiunta alla Casa di Goethe in via del Corso non può che essere letta come l’immagine plastica di questa intesa. In quelle stanze, dove il genio tedesco definì il suo soggiorno romano come «il periodo più felice della vita», risiede il segreto di una cooperazione che oggi Tajani e Giuli rilanciano con forza. L’Italia non è più solo la “terra dei limoni” sognata dal romanticismo tedesco, ma la sponda necessaria di una Germania che guarda a Sud per ritrovare se stessa. In questo 2026, l’itinerario di Goethe diventa così la bussola per un’Europa delle nazioni che non rinuncia alla propria storia, ma la trasforma in futuro.

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di Bianca Conte - 24 Gennaio 2026