Gruber all'assalto (dimezzato)
Lilli la “rossa” si arrende all’evidenza (con la solita riserva): con questa opposizione la Meloni dorme sonni tranquilli…
Non è certo una novità che Lilli Gruber utilizzi ogni tribuna a disposizione — che sia il salotto di Otto e Mezzo o le colonne del magazine 7 del Corriere della Sera, dove cura una rubrica in cui risponde alle domande del lettore di turno – per lanciare i suoi dardi avvelenati contro il governo. Eppure, tra le righe dell’ultimo commento firmato dalla “pasionaria” dem, si scorge un’ammissione di realtà che suona come una campana a morto per il fronte progressista. Ma procediamo con ordine, e partiamo dalla domanda dalle cento pistole posta alla giornalista de La7: come vede l’anno politico che verrà? E che ne sarà di Giorgia Meloni?
Lilli Gruber, il solito spartito anti-Meloni con stecca finale
Ma ovvio: come sempre. Con i paraocchi che coprono lo sguardo su consenso e indicatori economici. Ossia, il copione di “Lilli la rossa” è quello di sempre: un attacco frontale a Giorgia Meloni, liquidata con la solita retorica delle “poche luci e molte ombre”. Con tanto di file archiviato sul consenso e il successo di Meloni alla luce della sua capacità di «saper spostare l’agenda», come della sua abilità nell’inventarsi un nemico al giorno. “Metodo-Meloni”, lo definisce l’agguerrita giornalista…
La Gruber dunque, ignorando platealmente dati economici e consenso che tiene botta nonostante il vento contrario, liquida i successi del premier come un mero esercizio di stile. Il cosiddetto “metodo-Meloni”: inventarsi un nemico al giorno per spostare l’attenzione. Un’analisi che ormai odora di stantio, e buona solo per scaldare i cuori (pochi) di chi ancora crede al pericolo nero.
Tuttavia, dopo aver sparato a palle incatenate, Lilli deve fare i conti con la realtà. E qui arriva il “corto circuito” che lascia senza parole i suoi fan. La conduttrice, infatti, non solo riconosce al presidente del Consiglio il merito di aver riscoperto il rigore dei conti pubblici. Ma assesta il colpo di grazia proprio a chi dovrebbe rappresentare il suo riferimento politico.
Da Lilli Gruber la pietra tombale su Schlein e Conte
Sì, perché il vero “scoop” su “Lilli (Gruber) la rossa” si cela nel finale. quello in cui la giornalista de La7 smette i panni dell’inquisitrice, per indossare quelli della realista (suo malgrado). Il segreto della longevità di Giorgia Meloni? Non sarebbe solo farina del suo sacco. Ma il deserto che ha intorno a detta della padrona di casa di Otto e mezzo. Pertanto asserisce la giornalista neanche troppo tra le righe, se nel 2026 l’opposizione sarà ancora quella «vista negli ultimi tre anni» – ovvero l’armata Brancaleone di Schlein e Conte – allora la destra potrà governare indisturbata per un decennio.
In sintesi: proprio mentre la Gruber schiuma rabbia contro la premier Meloni, finisce poi per umiliare il Pd e i 5 Stelle. E allora, se persino “Lilli la rossa” ammette che l’alternativa è inesistente. E che il premier può “dormire sonni tranquilli”, significa che la narrazione della sinistra è ufficialmente al capolinea? Bè, quanto meno, se lo ipotizza lei, c’è da crederci…