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Chicco Testa

Visti da sinistra

L’ex Pci Chicco Testa: «Meloni tiene la barra dritta, con Schlein e Conte saremmo andati a gambe all’aria»

Il manager loda la premier su conti pubblici e posizionamento internazionale e sottolinea ciò che è sotto gli occhi di tutti: su questi due dossier cruciali un governo Pd-M5S sarebbe stato disastroso. Duro anche contro l'Anm: «Si sta perdendo la dignità della magistratura. Al referendum voto Sì»

Politica - di Agnese Russo - 28 Gennaio 2026 alle 09:51

Una «follia pura». Così Chicco Testa, manager di primissima linea nel panorama italiano ed ex parlamentare Pci e Pds, giudica il post, poi cancellato, con cui il segretario dell’Anm Rocco Maruotti metteva in relazione la riforma Nordio con i fatti di Minneapolis. E, confermando il suo Sì al referendum, mette in guardia, come molti altri, dagli effetti di lunga durata che la politicizzazione della campagna referendaria da parte dell’Anm rischiano di avere sul corpo della magistratura. «Temo che comunque finisca il referendum, l’atteggiamento assunto dall’Associazione nazionale magistrati porterà a una eredità molto negativa», dice, avvertendo che «c’è un corpo di magistrati che sta perdendo la dignità del ruolo che gli appartiene. Che è un ruolo delicatissimo. Richiede serenità e imparzialità. E invece io vedo questi magistrati ingaggiarsi in battaglie politiche faziose che non dovrebbero nemmeno sfiorarli».

Chicco Testa avverte sui rischi della campagna dell’Anm sul referendum

Intervistato da Libero, per Testa Maruotti «non ha l’autorità, la dignità, la freddezza per guidare un’associazione così importante». «Non capisco come sia potuto arrivare a quel ruolo. È una cosa molto preoccupante. Mi auguro che la maggior parte dei magistrati reagisca a questa situazione», aggiunge, ricordando che la maggioranza dei magistrati «non è così, ma spesso sono le minoranze che guidano e danno il tono…». In questo caso dettando una campagna che sposta l’asse dai temi in discussione e si basa su un «intollerabile processo alle intenzioni». «Noi dobbiamo discutere di quello che la riforma dice. E la riforma non mette in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. In nessun punto. E allora perché dobbiamo discutere di un rischio che non c’è?», chiede.

L’affondo sulla debolezza della sinistra

Il manager, rispondendo alle domande di Hoara Borselli che firma l’intervista, chiarisce di avere «molti dubbi sul fatto che l’Anm sia su posizioni di sinistra». Piuttosto vede nel fatto che «la sinistra sia la parte che ha sposato queste posizioni solo segno della debolezza della sinistra. Incapace di autonomia e di vocazione maggioritaria e che si fa mettere in un angolo su posizioni faziose». Nonostante, anche in quell’area politica, «non sono pochi quelli favorevoli al Sì». «Voci molto pesanti, a cominciare da Augusto Barbera, che è stato parlamentare nel Pci, ed è stato presidente della Corte Costituzionale. Posso citarle anche l’ex ministro Salvi, posso citarle il costituzionalista Ceccanti e tantissimi altri».

Il richiamo sulla necessità di valutare i quesiti nel merito

Perché allora le scelte di vertice della sinistra vanno in altra direzione? Testa richiama il “caso Bettini”: «La risposta è molto chiara. Ce l’ha data Goffredo Bettini, figura prestigiosissima nel suo partito e dalla lunga storia. È partito da un atteggiamento favorevole al Sì, analizzando la riforma, e poi è arrivato a pronunciarsi per il No per una ragione, confessata, semplicemente di schieramento. Questo è un danno alla politica. I referendum andrebbero analizzati per quel che dicono. Non perché sono proposti da uno o da un altro schieramento politico».

Il giudizio lapidario su Pd e campo largo

Lapidario poi, da uomo di sinistra, il giudizio sul Pd, che «oggi ha due caratteristiche: completa mancanza di elaborazione politica. Dominio di potentati, più o meno piccoli, che hanno come preoccupazione solo il mantenimento della posizione. Siamo al pensiero minimo». Mentre a Meloni Testa riconosce di aver «tenuto la barra dritta sui conti pubblici e sulla politica internazionale». «Con un governo Conte-Schlein anche su questi due punti saremmo andati a gambe all’aria», aggiunge, pur precisando di non condividere «molte cose del governo di centrodestra».

I magistrati contro la riforma Nordio perché indebolisce «il potere illegittimo che esercitano»

Quanto al merito della riforma Nordio, anche per Testa non indebolisce il potere dei magistrati, ma «il potere illegittimo che esercitano». Per questo si oppongono al sorteggio del Csm, che «gli fa perdere potere». «Il potere in magistratura si esercita attraverso le correnti. Sono loro che, controllando il Csm, decidono delle carriere, delle promozioni, della disciplina, e si accordano tra loro e spartiscono. In questo modo invece, con il sorteggio, le correnti rischiano di sparire. È un bene», sottolinea, aggiungendo che le correnti hanno anche dato un «colpo alla meritocrazia», poiché «promuovono o bocciano per ragioni relative non certo al merito ma alla collocazione politica». «Ha ragione Di Pietro: la magistratura ha dilapidato un enorme tesoro di prestigio», aggiunge Testa. La riforma, prosegue, era necessaria «perché affronta quello che era il problema più sentito: troppi casi di malagiustizia in questi anni. E troppi esponenti della politica rovinati e poi assolti».

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di Agnese Russo - 28 Gennaio 2026