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L’Europa o è identitaria o non è: la sfida dei Conservatori è riportare la difesa della nostra civiltà al centro dell’agenda politica

Il 2026 dell'Ue

L’Europa o è identitaria o non è: la sfida dei Conservatori è riportare la difesa della nostra civiltà al centro dell’agenda politica

Al contrario di quello che il “mainstream” vuole far credere i migliori promotori dell’unità europea sono i Conservatori europei e le forze politiche alternative alla sinistra: sono loro i veri difensori del suo modello sociale e politico originario

Politica - di Andrea Guglielmi - 4 Gennaio 2026 alle 06:00

Il tema principale delle “giornate di studio” organizzate dal Gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr) a Roma è stato la difesa della nostra civiltà e della nostra identità. Non si tratta della semplice riproposizione di una battaglia culturale e politica che da sempre contraddistingue i partiti della destra europea. Si tratta della volontà di rimettere questi temi al centro dell’agenda politica continentale. L’idea di Europa dei Conservatori europei affonda le sue radici in una visione antica e profonda. Da essa scaturisce un posizionamento preciso rispetto al processo d’integrazione europeo, sia da un punto di vista culturale e sociale, sia da quello economico e istituzionale.

Riportare le radici storiche e culturali al centro del processo di integrazione

Il punto di partenza delle critiche rivolte all’Ue risiede nel fatto che il processo d’integrazione si sta allontanando sempre di più dalle radici storiche e culturali dell’Europa, in primis da quelle cristiane. Per loro la religione non è solo un fenomeno sociale, o un bisogno antropologico, ma è il riconoscimento di un “senso del sacro” vivo e presente nella sfera privata e in quella pubblica. La cultura giudaico-cristiana è il fondamento della civiltà occidentale. Roma è il cuore della cristianità ed è, insieme ad Atene e Gerusalemme, uno dei luoghi simbolo della civiltà occidentale.

L’Europa unita come civiltà cristiana: la visione dei Conservatori

I “padri fondatori” vedevano nel processo d’integrazione la possibilità di dare vita ad un soggetto politico in grado di tenere unite, senza annullarle, le diverse realtà nazionali. Un’organizzazione capace di pesare sulla scena internazionale e di lasciare la massima libertà al suo interno. L’Impero Carolingio e il Sacro Romano Impero (entrambi legati all’antica Roma) erano le loro principali referenze ideali. Va notato, infatti, che oltre alla convinta adesione alla fede cristiana, Adenauer, Schuman e De Gasperi, condividevano la provenienza da territori che erano appartenuti al Sacro Romano Impero.

Purtroppo, come ha dimostrato il mancato riferimento alle radici cristiane nel trattato di Lisbona, l’Ue ha tradito lo spirito dei padri fondatori e privilegia una logica economica, preferendo allontanarsi da tutti i sentimenti identitari. Le sinistre e i federalisti europei considerano l’Ue come una tappa intermedia verso la costruzione di una società globalizzata e senza confini. Per loro i cittadini europei sono principalmente degli individui (e dei consumatori) slegati da appartenenze locali, nazionali e famigliari.

La difesa della civiltà europea

Al contrario di quello che il “mainstream” vuole far credere sono i Conservatori europei (e in generale le forze politiche alternative alla sinistra) ad essere i migliori promotori dell’unità europea in quanto sono i veri difensori del suo modello sociale e politico originario. I Conservatori non inseguono la logica di una “Europa sempre più stretta” che porterebbe alla creazione di un super-stato burocratico e distante dai cittadini. Alla visione federalista contrappongono quella confederale, che mette in risalto il ruolo degli stati nazionali e che rispetta fino in fondo i principi di sussidiarietà e di proporzionalità (che discendono dalla cultura cristiana).

Per loro la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un punto di riferimento imprescindibile. Non accettano, nel nome di un’accoglienza buonista dei cittadini stranieri, di cancellare la propria storia e la propria identità. Anzi, fanno esattamente l’opposto, perché sono convinti che solo attraverso il rispetto degli usi e costumi delle comunità di accoglienza, ci può essere una vera integrazione. Sono consapevoli che la famiglia è il pilastro insostituibile della nostra società e che senza figli non ci sarà futuro.

Il manifesto di Subiaco

In un’epoca contrassegnata dal processo di secolarizzazione, dal relativismo etico e dal tentativo (della sinistra) d’imporre un pensiero unico, difendere la nostra civiltà e la nostra identità è un dovere. L’Europa ha smarrito la sua dimensione spirituale profonda e oggi è sempre più un continente senz’anima. Per cercare d’invertire la rotta il Gruppo Ecr ha adottato il Manifesto di Subiaco “The Benedictine Vision: A Charter for Conservative Values”, attraverso il quale ha voluto sottolineare i principi duraturi che hanno plasmato i valori europei nel corso della storia. Questo manifesto può essere considerato la base ideale di quello spostamento a destra dell’asse politico europeo, fondato sulla collaborazione tra le forze politiche popolari, conservatrici e patriottiche, che potrebbe riportare in auge la visione dei “padri fondatori”: un’organizzazione comune al servizio delle Nazioni europee e capace di garantire giustizia, sicurezza e benessere.

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di Andrea Guglielmi - 4 Gennaio 2026