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Bologna Città 30, Lepore non lascia, anzi raddoppia: e annuncia la Fase 2 (post sentenza Tar)

Bologna città 30, la sfida 2.0

Lepore non molla, anzi raddoppia. Snobba Tar e furia dei cittadini e annuncia: già pronte le carte di un nuovo provvedimento

Il sindaco ignora verdetto e stop e tira dritto, deciso a mettere alla prova giudici e bolognesi spazientiti. Tanto che fa sapere (minaccioso?) di stare per sommergere Comune e popolazione con una tonnellata di carte

Politica - di Lorenza Mariani - 22 Gennaio 2026 alle 15:36

L’annuncio del sindaco Lepore suona quasi come una minaccia: «Abbiamo già pronte le carte per mettere in campo il nostro provvedimento nuovo con un’istruttoria su migliaia di strade, dove noi motiveremo strada per strada, in linea con quello che ci chiede il Tar. Per questo motivo la Città 30 non si ferma». Ecco, ci risiamo: durante la conferenza stampa tenuta all’indomani della decisione del Tar dell’Emilia-Romagna – che ha annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano (Pptu) “Bologna Città 30” e le ordinanze istitutive delle zone in cui il limite di velocità è stato portato a 30 chilometri orari – il primo cittadino, che non riesce a darsi pace, ha giustificato tanta e tale insistenza asserendo che «in questo momento non abbiamo intenzione di fare ricorso, perché il nostro obiettivo è salvare vite e mantenere una Città 30 che funzioni».

Bologna Città 30, Lepore non molla, anzi raddoppia: e annuncia la “Fase 2”

Il risultato (beffa)? Lo enuncia lo stesso Lepore: «L’effetto di questa sentenza è semplicemente che, se prima le nostre istruttorie potevano essere considerate le ordinanze più accurate d’Italia per definire dove fare le zone 30, oggi sono da rifare con una tonnellata di carta in più». Liquidando la vexata quaestio semplicemente sostenendo: «L’unico effetto di questa sentenza è semplicemente burocratico: un appesantimento, un rallentamento di un destino, che sarà il destino presto di tutta l’Italia, perché rallentare il traffico per salvare vite è ciò che sta facendo tutta Europa»…

Lepore tira dritto, come se il Tar non avesse sentenziato

Insomma, è chiaro a tutti ormai: Bologna resta in ostaggio dell’ideologia che ingorga. Nonostante la bocciatura dei giudici amministrativi, il primo cittadino annuncia nuove ordinanze e “tonnellate di carta” per blindare il limite dei 30 km/h. E neppure disappunto e indignazione manifestati da tanti cittadini fermano l’assedio stradale del fortino rosso. Tanto che viene da chiedersi se non fosse più opportuno che, chi davanti a una sentenza che annulla i propri provvedimenti, non farebbe meglio a fare un bagno di umiltà. O, quanto meno, a provare ad ascoltare le ragioni dei cittadini…

Lepore: «Città 30 non si ferma. Già pronte le “carte” per un nuovo provvedimento»

E invece c’è Matteo Lepore. Il sindaco di Bologna che, neanche ventiquattr’ore dopo la sonora sventola incassata dal Tar dell’Emilia-Romagna – che ha cancellato il Piano “Bologna Città 30” – ha deciso di indossare l’elmetto e dichiarare guerra a logica e buon senso, prima ancora che al diritto. Eppure la sentenza del Tar parlava chiaro: le ordinanze che hanno trasformato Bologna in una pista per lumache erano viziate. Può bastare no? E invece no: perché Lepore non ci sta. E in una conferenza stampa dai toni quasi messianici, annuncia che «Città 30 non si ferma». Anzi, rilancia. Certo, non farà ricorso: ma non perché ammetta l’errore. Ma perché ha fretta di riprovarci: sono già pronte le «carte» per un nuovo provvedimento che, a colpi di burocrazia e istruttorie su migliaia di strade, punterà a reintrodurre i divieti strada per strada.

O meglio: «Una tonnellata di carta in più»

«L’unico effetto della sentenza è un appesantimento burocratico», si è limitato a riassumere la questione il primo cittadino. Trattando la pronuncia dei magistrati come un fastidioso granello di sabbia negli ingranaggi della sua rivoluzione socio-green. Per Lepore, anzi, il grosso scoglio da arginare è quello della «tonnellata di carta in più» necessaria a motivare quello che i bolognesi hanno già ampiamente bocciato: il blocco della mobilità urbana.

Pertanto, nonostante il Tar abbia momentaneamente restituito i 50 km/h alle strade illegalmente “rallentate” (fatta eccezione per il centro storico), il Comune ha già annunciato la “Fase 2”. Un piano biennale 2026-2027 da articolare con fondi che verranno investiti per forzare la mano su segnaletica, piste ciclabili e «modifiche dello spazio pubblico».

Insomma, siamo alle solite come già detto: ossia all’applicazione del collaudato metodo della sinistra. Quello in base al quale, se la realtà smentisce l’ideologia, tanto peggio per la realtà. Lepore definisce il rallentamento del traffico come un «destino presto di tutta l’Italia». Una visione deterministica che ignora le proteste dei commercianti. Dei pendolari. E di chi con l’auto ci lavora. Trattando chiunque osi dissentire come un pericoloso nemico del progresso o della sicurezza.

Sicurezza o bandiera ideologica?

Così, mentre il sindaco sventola la bandiera delle “vite salvate” (come se la sicurezza stradale fosse un’esclusiva della marcia ridotta), ammette anche candidamente che le multe non si sono fermate. E non si fermeranno: perché riguardano la “guida pericolosa”. Viene allora da chiedersi: se gli strumenti per sanzionare chi guida male esistono già, che bisogno c’è di paralizzare un’intera metropoli con limiti irragionevoli?

La risposta è puramente politica: perché il “modello Bologna” deve sopravvivere a ogni costo. Anche a costo di sfidare le sentenze e sommergere gli uffici di carte pur di ripristinare, tra poche settimane, i divieti annullati. E perché Lepore non molla. Ma, ancora una volta, viene da chiedersi se “la dotta” non sia sempre più stanca di fare da laboratorio per gli esperimenti sociali di una giunta che ha perso il contatto con la strada. Preferendo distese di “tonnellate di carta” a un percorso amministrativo di buonsenso.

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