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«Lei si prostituiva, non è femminicidio»: la decisione del Gip indigna le associazioni contro la violenza. «Torna il delitto d’onore»

A Imperia

«Lei si prostituiva, non è femminicidio»: la decisione del Gip indigna le associazioni contro la violenza. «Torna il delitto d’onore»

La donna è precipitata dal balcone nel tentativo di sfuggire all'aggresione del marito con forbici e coltello. Per il giudice «non risulta in alcun modo che la lite fosse determinata dall'odio discriminatorio nei confronti della moglie o da un'ossessiva volontà di controllo o dominio»

Cronaca - di Luciana Delli Colli - 13 Gennaio 2026 alle 18:14

Ha suscitato lo sdegno delle associazioni impegnate contro la violenza sulle donne la decisione del Gip di Imperia di derubricare a tentato omicidio l’accusa di tentato femminicidio nei confronti di un uomo che, a Ventimiglia, ha aggredito a colpi di forbice e coltello la moglie, poi precipitata dal balcone per sfuggire alla sua furia. Secondo quanto riportato da La Stampa, che dà conto della vicenda, nell’ordinanza del giudice si legge che «l’indagato ha riferito agli operatori della polizia giudiziaria di aver aggredito la moglie poiché aveva scoperto che quest’ultima si prostituiva. Al momento non risulta in alcun modo che la lite da cui è scaturita l’aggressione fosse determinata dall’odio discriminatorio nei confronti della moglie o da un’ossessiva volontà di controllo o dominio». Sia l’associazione “D.i.Re Donne in Rete” sia “Differenza Donna” hanno commentato il caso parlando di un ritorno di fatto al delitto d’onore.

La decisione del Gip di derubricare il reato di femminicidio

«Appare dubbio che l’esercizio della prostituzione da parte della vittima costituisca espressione di una libertà individuale, tenuto conto che in costanza del rapporto matrimoniale, i coniugi sono tenuti ad obblighi di rispetto e fedeltà reciproci», si legge ancora nell’ordinanza con cui il giudice ha sì convalidato l’arresto in carcere per l’uomo, ma ha derubricato il reato, non riscontrando gli estremi per riconoscere il reato di femminicidio che si configura quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali. La vittima, che nella caduta ha provato ad aggrapparsi a un cavo, è in prognosi riservata, ma non in pericolo di vita.

Donne in rete: «Prendiamo atto di un ritorno di fatto al delitto d’onore»

«Prendiamo atto di un ritorno, di fatto, al delitto d’onore, che credevamo di avere superato nel 1981. Questa decisione è emblematica dell’ignoranza e della permanenza di molti stereotipi anche nella mentalità di alcuni operatori di giustizia che, ancora oggi, non sanno riconoscere la violenza maschile contro le donne», ha commentato Cristina Carelli, presidente di “D.i.Re Donne in Rete contro la violenza”. Secondo Carelli, «se si pensa ancora che una qualsiasi scelta della donna possa giustificare un’aggressione significa che dobbiamo ripartire dal fare chiarezza sull’origine della violenza: è proprio questo modo di pensare e giudicare l’esperienza delle donne che la alimenta. È ormai tempo di intenderci su cosa sia l’odio discriminatorio nella relazione tra i generi».

Differenza Donna: «La violenza contro le donne non è mai giustificabile»

Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna, ha sottolineato che «riteniamo necessario ribadire un principio che non ammette eccezioni: la violenza contro le donne non è mai giustificabile, per nessun motivo. Non lo è dentro un matrimonio, non lo è in presenza di conflitti, non lo è in relazione a presunti comportamenti ritenuti “sbagliati”, non lo è nemmeno, e anzi, tanto meno, se una donna si trova in una condizione di vulnerabilità come quella della prostituzione». Anche Ercoli, esprimendo «disaccordo e forte preoccupazione» per la decisione del Gip di Imperia, ha sottolineato che la vicenda «replica principi propri del delitto d’onore: troviamo inaccettabile ed insopportabile che un giudice, invece di riconoscere il prostituirsi della donna come fattore di ulteriore vulnerabilità, lo qualifichi come responsabilità e disonore del marito, ritenendolo unico e vero soggetto avente diritti nella coppia».

«Speriamo davvero che l’umanità si riaffermi e si riconosca a che una donna in difficoltà va aiutata e sostenuta soprattutto nelle relazioni intime», ha aggiunto la presidente di Differenza Donna, avvertendo che «ogni narrazione che, anche indirettamente, rischia di spostare l’attenzione dal gesto violento al comportamento della vittima produce un effetto pericoloso: trasforma la violenza in una “reazione” e la donna in una “colpevole”. La violenza maschile contro le donne non è una questione di fedeltà, di morale o di decoro: è una questione di potere, controllo e possesso. E ogni volta che si lascia intendere che l’uomo abbia agito “per un motivo”, il messaggio che passa è che il corpo e la vita delle donne possano ancora essere oggetto di dominio».

 

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di Luciana Delli Colli - 13 Gennaio 2026