Il report
Lavoro, pil e famiglia: tutti i numeri sull’occupazione che danno ragione al governo Meloni
Ottime notizie dal rapporto Sviluppo Lavoro Italia sui numeri dal 2021-2024. Aumentano i nuclei con due o più occupati e migliorano le condizioni giovanili
Buone notizie sul fronte lavoro. Nel periodo 2021-2024 si consolida la ripresa occupazionale, con effetti positivi sulla condizione delle famiglie. I nuclei con almeno un componente occupato aumentano da 15 a 15,5 milioni (+2,9%). Le famiglie senza occupati, invece, diminuiscono di circa 685mila unità (-17,8%). Crescono in modo significativo i nuclei con due o più occupati. Un segnale forte di aumento della capacità reddituale delle famiglie.
Lavoro, aumentano le famiglie con due i più occupati
I dati emergono dall’undicesimo rapporto “Famiglia e Lavoro” pubblicato da Sviluppo Lavoro Italia, la società in house del ministero guidato da Marina Calderone. Il report è realizzato nell’ambito del programma statistico nazionale del Sistan (sistema statistico nazionale). Viene analizzato il legame tra struttura familiare e partecipazione al mercato del lavoro. La dinamica recente segna un’inversione rispetto alle tendenze di lungo periodo caratterizzate dalla diffusione del lavoro temporaneo e a tempo parziale. Frutto innegabile della politica sull’occupazione del governo Meloni. La crescita del lavoro a tempo indeterminato e full time contribuisce a ridurre il numero di famiglie prive di occupati standard, rafforzando la stabilità lavorativa dei nuclei.
Migliorano le condizioni lavorative dei giovani
Il rapporto evidenzia anche un miglioramento complessivo delle condizioni occupazionali giovanili. Nel 2024 sono circa 1,4 milioni le famiglie con almeno un giovane tra i 15 e i 29 anni in condizione di fragilità (neet, abbandono scolastico o disoccupazione di lunga durata), pari a poco meno del 22% dei nuclei con giovani. Nel 2021, sotto il governo Draghi, erano circa 2 milioni per un’incidenza pari al 30,8%. In un contesto ancora caratterizzato da squilibri di genere, il titolo di studio emerge come un fattore chiave. Se da un lato nelle coppie con un solo percettore di reddito da lavoro, nell’85% dei casi è l’uomo a essere occupato, al contempo, tra le laureate la quota di occupate raggiunge l’84,5%, mentre lavorano meno di quattro donne su dieci con al massimo la licenza media.
Nicastro: bene anche l’occupazione femminile
L’istruzione rappresenta dunque una leva fondamentale per rafforzare l’autonomia economica delle donne, sostenere la conciliazione tra vita familiare e lavoro e promuovere una partecipazione più equilibrata al mercato del lavoro. Per Paola Nicastro, presidente e amministratore delegato di Sviluppo Lavoro Italia, il rapporto “offre lo spunto per ribadire come le politiche e i servizi per il lavoro debbano valorizzare le persone e i nuclei familiari nel loro insieme, riconoscendo il lavoro come fattore di benessere e coesione sociale. Sostenere l’occupazione, a partire da quella femminile, significa rafforzare l’equilibrio delle famiglie e favorire uno sviluppo più equo e inclusivo, anche in ottica di genere“.
Come incidono titoli di studio e competenze
In questo quadro, i dati indicano come il possesso di titoli e competenze adeguate e costantemente aggiornate rappresenti un elemento chiave per aumentare le possibilità di un inserimento stabile e di qualità nel mercato del lavoro. Le iniziative messe in campo riconoscono la centralità e l’importanza della conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, insieme a investimenti in formazione e competenze, rispondendo ai bisogni dei lavoratori con carichi di cura. È proprio sull’integrazione tra lavoro, famiglia e capitale umano che si costruisce uno sviluppo sostenibile”.