CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Mieli asfalta Landini e la sinistra sulla difesa a oltranza del despota Maduro

Dagli operai ai dittatori

«Landini fa ridere»: Mieli annichilisce il sindacalista rosso che tifa per Maduro. Ma l’ha scambiato per un metalmeccanico?

Politica - di Chiara Volpi - 7 Gennaio 2026 alle 19:49

Mentre il Venezuela si libera dal giogo di Maduro, la Cgil corre in piazza a difendere il tiranno. Ma l’affondo di Paolo Mieli rovina la festa di strada e mette a nudo l’ultima farsa di un sindacato che non si occupa più di operai, ma di scudi umani per i despoti comunisti. C’è qualcosa di profondamente patetico, e al contempo di esilarante, nel vedere Maurizio Landini vestire i panni dell’ultimo giapponese a difesa dell’ex presidente del Venezuela. Così, mentre a Caracas si festeggia la fine di un incubo e il popolo abbraccia finalmente l’agognata libertà, a Corso d’Italia sembra che il tempo si sia fermato alle sfilate in  striscioni rosso scarlatto. Il riflesso condizionato è sempre lo stesso: se c’è un dittatore con la sciarpa amaranto al collo, la Cgil scatta sull’attenti.

Maduro e la solidarietà coatta della sinistra italiana: la lezione di Mieli a Landini

Ma a rimettere le cose in chiaro, con la precisione di un chirurgo e il sarcasmo sottile di chi ne ha viste tante, ha provveduto Paolo Mieli. Ospite di Radio 24, l’editorialista non ha usato giri di parole: le tesi di Landini «fanno ridere». E il commento fa da didascalia alla risata di chi osserva un cortocircuito logico, prima ancora che politico. Landini, infatti, sostiene impavido che Maduro sia stato «eletto regolarmente». Peccato che l’unico a crederci sia rimasto lui (e forse qualche nostalgico della Garbatella rossa), visto che mezzo mondo – Italia e Ue in testa – ha denunciato brogli solari a favore dell’avversario del despota.

Per l’esattezza: «I riflessi italiani della vicenda Venezuela fanno ridere: il protagonista è Landini che dice che Maduro è stato eletto regolarmente – ha spiegato Paolo Mieli nel corso di 24 Mattino su Radio 24 –. Veramente alle ultime elezioni era stato eletto il suo avversario. I suoi sindacalisti – ha proseguito il giornalista – vanno in giro e trovano i dissidenti venezuelani».

Pertanto, sostenere che Maduro sia stato democraticamente eletto, non può che apparire come un falso storico, pretestuoso, dato che centinaia di Paesi nel mondo non hanno mai riconosciuto la validità di quelle consultazioni elettorali, per via di brogli piuttosto eclatanti. Non solo. Come ha puntualmente sottolineato l’editorialista del Corriere della Sera, oramai il sindacato di Maurizio Landini protesta per qualsiasi cosa: «I sindacalisti della Cgil, con Landini in primis, si occupano di tantissime cose oltre i problemi del lavoro. Dei palestinesi. Del referendum sulla giustizia. E del Venezuela. Forse per correre per un seggio con la sinistra… Suggerirei di non cavalcare tutte le cause», chiosa sferzante Mieli.

Mieli vs Landini, un sindacato tuttofare (tranne che per il lavoro)

Sì, perché il punto sollevato da Mieli va persino oltre il Venezuela. La Cgil di Landini è ormai diventata una sorta di agenzia di viaggi ideologica: un giorno si occupa di Palestina. Un altro di referendum sulla giustizia. E quello dopo corre a fare da scudo umano a un dittatore affamatore. Si occupano di tutto, insomma. Tranne che dei problemi reali dei lavoratori italiani. È la sindrome del “seggio sicuro”: Landini cavalca ogni causa radical-chic. Ogni bandiera che possa garantirgli un futuro posizionamento nelle liste della sinistra. Ma, come osserva Mieli, questo bulimico attivismo politico ha un effetto boomerang: svilisce il ruolo del sindacato e lo trasforma in una macchietta geopolitica.

Il siparietto dei dissidenti

Esilarante, poi, il dettaglio dei sindacalisti che «vanno in giro e trovano i dissidenti venezuelani» per spiegare loro che, in fondo, stavano bene anche sotto le torture e la fame del regime. È il “mondo alla rovescia” di chi non capisce più il linguaggio della realtà. Preferendo quello delle vecchie ideologie polverose. Caro Landini, un consiglio non richiesto: lasci perdere i baffi di Maduro e torni a occuparsi dei metalmeccanici. Perché a furia di difendere i despoti di Caracas, l’unica cosa che le resterà in mano non sarà un diritto per i lavoratori, ma una fragorosa risata di scherno da parte di chi, come Mieli, ha ancora il vizio di guardare ai fatti.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Chiara Volpi - 7 Gennaio 2026