L'intervento
La verità sul Venezuela che la sinistra europea continua a negare: Maduro ha oppresso il Paese con una dittatura orrenda
Elezioni rubate, prigionieri politici, fame e repressione: il regime di Maduro e prima ancora quello di Chavez hanno avuto un prezzo umano ed economico altissimo e rappresentano l'ennesimo fallimento del comunismo in salsa latinoamericana. Ma una parte della sinistra cerca di coprirlo
A sinistra, lo sappiamo, sono allergici alla verità. Lo hanno dimostrato quando non hanno votato la risoluzione del Parlamento europeo che ha riconosciuto Edmundo González Urrutia come il legittimo presidente del Venezuela dopo le elezioni rubate dal regime comunista di Nicolás Maduro, lo dimostrano oggi le vergognose parole di Maurizio Landini a sostegno di Maduro e la pretesa ideologica di insegnare a milioni di venezuelani cosa sia stato il loro Paese durante questo incubo durato ventotto anni.
Già, perché Maduro non è nato dal nulla. È il prodotto di un sistema di potere costruito prima da Hugo Chávez, l’uomo che ha trasformato una Nazione ricchissima di risorse in uno Stato poverissimo, e degenerato poi in un’orrenda dittatura fatta di propaganda, di una morsa stringente sulle istituzioni, di repressione e povertà.
Questo è stato il Venezuela di Maduro: oppositori incarcerati e torturati, magistratura e forze di sicurezza asservite, libertà di stampa e religiosa cancellate. Il prezzo umano è stato altissimo, con centinaia di prigionieri politici detenuti senza garanzie processuali dopo anni in cui le proteste popolari sono state soffocate con la forza. La fame e la povertà, poi, sono diventate una costante: stipendi minimi da 3 euro all’ora, inflazione cronica, servizi sanitari al collasso, bambini malnutriti e l’esodo di quasi 8 milioni di venezuelani costretti a lasciare la propria terra. Il tutto con i cartelli del narcoterrorismo che spadroneggiano inseriti in ogni ganglio vitale del Paese. Non un “modello di sovranità”, come piace raccontare ai leader della sinistra gruppettara nostrana, ma l’ennesimo fallimento del comunismo in salsa latinoamericana.
Anche perché di sovranità e indipendenza, in Venezuela, non se ne vedeva neppure l’ombra, con una sopravvivenza legata a doppio filo alle potenze anti-occidentali: Russia, Cina, Iran e Cuba esercitano un’influenza senza pari, dalla sicurezza all’intelligence, fino alla gestione economica. Altro che autodeterminazione. Tutto questo, puntualmente, viene rimosso da chi in Italia e in Europa soltanto oggi si riempie la bocca di “diritto internazionale”, dopo aver taciuto per anni delle costanti violazioni dei diritti umani più elementari.
Ovviamente avremmo sognato una transizione che vedesse insediarsi il presidente legittimo Edmundo Gonzalez Urrutia, per convocare al più presto libere elezioni politiche che Maria Corina Machado, donna coraggiosa e straordinaria combattente, avrebbe probabilmente vinto a mani basse. Non è ancora giunto il tempo, perché il controllo dell’apparato chavista sulle forze armate è ancora pesante e ancora non c’è alternativa allo scendere a patti con la leader pro-tempore Delcy Rodriguez.
La pressione americana dovrà portare alla liberazione definitiva di tutti i prigionieri politici, allo smantellamento della minaccia dei cartelli del narcoterrorismo e, finalmente, alla transizione democratica. Il supporto e la compattezza della comunità internazionale a questo percorso devono essere forti e senza sconti. Soltanto così la caduta di Maduro non sarà una vittoria mutilata ma quell’alba di libertà che i venezuelani aspettano da troppo tempo.
*Capodelegazione di FdI al Parlamento europeo