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Nancy Rodriguez la “Tigre” e Cilia Flores la “Combattente”: le due donne del potere a Caracas

Le signore del Venezuela

La “tigre” Delcy Rodriguez e Cilia Flores la “prima combattente” moglie di Maduro: le donne del potere a Caracas. Chi sono e cosa le aspetta: gli scenari

Se il presidente deposto era il volto ideologico, la sua vice ha rappresentato il braccio operativo capace di alternare il pugno di ferro nelle sedi internazionali a una gestione economica quasi ortodossa. La consorte, invece, oggi al capolinea del comando, e che il marito non ha mai chiamata "First Lady", ma "Primera Combatiente", aveva un ruolo attivo come tessitrice di alleanze e reti per la gestione del regime

Esteri - di Ginevra Sorrentino - 4 Gennaio 2026 alle 12:36

Il crollo del regime di Maduro porta con sé il ritratto di due donne diametralmente opposte, ma egualmente centrali nella gestione del potere a Caracas. Da un lato Delcy Rodríguez, la “Tigre” pragmatica che ora negozia la sopravvivenza con Washington. Dall’altro Cilia Flores, la “Prima Combatientecaduta insieme al marito sotto il peso delle accuse di narcoterrorismo.

Come noto, in seguito alla cattura da parte degli Stati Uniti del presidente venezuelano Nicolas Maduro, avvenuta ieri mattina, è la vicepresidente Delcy Rodriguez la prima nella linea di successione. E la probabile prossima presidente del Paese sudamericano, il cui governo non è riconosciuto da diversi Stati a livello internazionale. La Rodriguez è intervenuta per esortare gli Usa a rilasciare Maduro, definendolo «l’unico presidente» del Venezuela. Tuttavia, stando a quanto asserito in conferenza stampa dal presidente Trump, secondo cui saranno gli Usa a gestire il Paese nel prossimo futuro, la vicepresidente sarebbe disposta a collaborare con Washington e fare «ciò che riteniamo necessario per rendere il Venezuela di nuovo grande».

Le signore di Caracas: la “Tigre” Rodriguez e la “Combatiente” Cilia nel destino del Venezuela

Dunque, a 56 anni, Delcy Rodríguez è la donna del momento. Figlia di un guerrigliero marxista, ha scalato ogni vertice: da Ministra degli Esteri. A presidentessa dell’Assemblea Costituente, fino alla vicepresidenza e al controllo del Ministero del petrolio. Se Maduro era il volto ideologico, Delcy era il braccio operativo. Una donna al potere capace di alternare il pugno di ferro nelle sedi internazionali, a una gestione economica quasi ortodossa per arginare l’iperinflazione.

Trump sulla Rodriguez: «Nessuna presenza militare Usa se la vice presidente fa ciò che le chiediamo»

Oggi però, come anticipato poco sopra, la sua figura assume una sfumatura a tinte grigie. Mentre in pubblico invoca la libertà per Maduro, Donald Trump ha lasciato intendere che i ponti con lei sono già stati gettati. «Se la vicepresidente farà quello che vogliamo, non dovremo inviare truppe». E ancora: «Abbiamo parlato con lei molte volte e lei lo capisce», ha aggiunto. Così la “Tigre”, nota per la passione per i capi firmati e la diplomazia d’assalto, sembra pronta a una metamorfosi: da custode dell’oro nero. A garante di una transizione che permetta agli Usa di «rendere il Venezuela di nuovo grande» senza colpo ferire.

Ecco chi è la “Tigre” e braccio destro di Maduro

La politica cinquantaseienne è nata il 18 maggio 1969 a Caracas ed è figlia di un combattente guerrigliero di sinistra, Jorge Antonio Rodriguez, che negli anni Settanta ha fondato il partito rivoluzionario Liga Socialista. Laureatasi come avvocato presso l’Universidad Central de Venezuela, nell’ultimo decennio ha scalato rapidamente i ranghi della politica venezuelana, ricoprendo la carica di ministra della Comunicazione e dell’Informazione tra il 2013 e il 2014. Dopodiché è stata ministra degli Esteri dal 2014 al 2017, periodo durante il quale ha tentato di irrompere in una riunione del blocco commerciale Mercosur a Buenos Aires in seguito alla sospensione del Venezuela dal gruppo. Nel 2017 ha iniziato a ricoprire la carica di presidente di un’Assemblea Costituente filogovernativa che ha ampliato i poteri di Maduro.

Una strenua paladina del regime di Maduro e sua fedelissima

La nomina della Rodriguez a vicepresidente è avvenuta a giugno 2018, con il leader venezuelano che l’ha salutata come una «giovane donna, coraggiosa, esperta, figlia di un martire, rivoluzionaria e collaudata in mille battaglie». In seguito Maduro l’ha anche definita una “tigre” per la sua strenua difesa del proprio governo socialista. Ad agosto 2024 le ha assegnato anche il ruolo di ministra del Petrolio, di importanza primaria per il Paese ricco di oro nero ma oggetto di pesanti sanzioni internazionali, incaricandola di gestire le crescenti restrizioni Usa. Anche in quel contesto, la politica si è fatta conoscere per aver applicato politiche economiche ortodosse nel tentativo di contrastare l’inflazione fuori controllo e per la sua stretta collaborazione col fratello Jorge, leader dell’Assemblea Nazionale legislativa.

Cilia Flores: la “Prima combatiente” al capolinea

E se Delcy rappresenta il futuro incerto, Cilia Flores incarna il passato rivoluzionario. Avvocato di professione, fu lei a difendere Hugo Chávez dopo il golpe del 1992, legando indissolubilmente il suo destino alla rivoluzione bolivariana. Maduro non l’ha mai chiamata “First Lady”, ma “Primera Combatiente”, a sottolinearne il ruolo attivo di tessitrice di alleanze e reti di potere nel Psuv (Partito Socialista Unito del Venezuela).

E l’avvocatessa che difese Chávez dopo il golpe del 1992

Nata il 15 ottobre del 1956 a Tinaquillo, nello stato di Cojedes, Flores è avvocato di professione e figura storica della rivoluzione bolivariana. È stata la prima donna a presiedere l’Assemblea Nazionale venezuelana dal 2006 al 2011. E ha ricoperto l’incarico di procuratrice generale della Repubblica tra il 2012 e il 2013. Poi è stata eletta membro dell’Assemblea Costituente nel 2017, e ha mantenuto negli anni posizioni di rilievo all’interno del Partito Socialista Unito del Venezuela.

Non una semplice “first lady”, ma una “combattente” al fianco del marito

Il titolo di “Primera combatiente”, usato da Maduro per definirla in luogo del tradizionale first lady, sottolinea il suo ruolo attivo e di sostegno politico alla leadership chavista. Analisti la descrivono come una delle figure più influenti accanto al marito e capace di tessere reti di potere e alleanze nel partito e nelle istituzioni.

Tuttavia, il suo mito di difensora del popolo è stato offuscato a più riprese da ombre pesantissime. La sua figura è infatti segnata da controversie e scandali. Negli anni è stata accusata di nepotismo, con critiche relative all’impiego di numerosi parenti in ruoli pubblici, una circostanza che lei stessa ha definito parte di una “campagna diffamatoria” contro di lei e il governo.

Eppure l’accusa di nepotismo per aver piazzato decine di parenti nelle istituzioni annovera nelle carte il colpo più duro: quello che arrivò con lo scandalo dei “narcosobrinos”: con due dei suoi nipoti – Efrain Antonio Campo Flores e Francisco Flores de Freitas arrestati nel 2015 dalla Dea a Haiti con circa 800 chili di cocaina destinata agli Stati Uniti. E poi condannati da un tribunale di New York, prima di essere rilasciati nell’ambito di un accordo per lo scambio di prigionieri nel 2022. Ora, catturata insieme al marito e trasferita fuori dal Paese, Cilia condivide con Maduro non solo la caduta, ma anche il banco degli imputati a New York, segnando la fine di un’era costruita sulla retorica della resistenza anti-imperialista e finita in una cella americana.

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di Ginevra Sorrentino - 4 Gennaio 2026