Il 2026 di Prevost
La “normalizzazione” della Chiesa e i dossier internazionali: il pontificato di Leone entra nella seconda fase
Il rientro negli appartamenti del Palazzo Apostolico segna un passaggio simbolico per il Papa: è un ritorno alla tradizione che investe anche gli altri aspetti della vita vaticana e che sarà la base anche delle nuove sfide, dentro e fuori Oltretevere
Nei primi giorni del 2026 Papa Leone inaugurerà gli appartamenti papali nel Palazzo Apostolico, non utilizzati dal predecessore che preferì l’utilizzo di una suite a palazzo Santa Marta. Il ritorno del pontefice nella sua residenza storica segnerà anche l’inizio di una seconda fase, dopo mesi di studio e ambientamento, durante la quale dovranno essere affrontati alcuni dossier cogenti.
Il ritorno ai simboli e alle tradizioni
Le feste natalizie hanno mostrato un Papa ligio ai simboli e alle tradizioni. Spariti i presepi controversi, sono tornati alcuni paramenti tradizionali ed è stata ripristinata addirittura la messa di Natale celebrata dal Papa, che non veniva celebrata dai tempi di San Giovanni Paolo II. Più di un osservatore ha inoltre notato il ritorno di una croce pettorale già utilizzata da Benedetto XVI. Tutti segnali in linea con i primi mesi di un pontificato che si è trovato a dover “normalizzare” sotto ogni aspetto una Chiesa scossa dal ciclone Bergoglio. Proprio questa sarà la sfida principale del 2026, che oltre al ritorno alla normalità dovrà vedere definitivamente pacificate le frizioni interne fra le diverse “correnti” che, sotto il regno del predecessore, si sono scontrate lacerando il Corpo Mistico.
Il primo concistoro del pontificato
La Pace invocata da Papa Leone è il primo obiettivo il quale, durante l’anno appena trascorso, ha già messo mano ad alcune riforme legislative portate avanti da Francesco a colpi di Motu Proprio solipsistici, semplicemente azzerandole. È il caso ad esempio della riforma della diocesi di Roma, che Leone ha cestinato. Proprio nel senso del governo condiviso e della pacificazione, per il 7 e l’8 gennaio è stato convocato il primo concistoro del pontificato, anche in questo caso sancendo un ritorno alla normalità del governo ecclesiastico. Leone darà ampio spazio agli interventi dei cardinali e promuoverà la discussione. Fra gli argomenti, verrà toccato quello della liturgia, attorno a cui si è scatenata una delle battaglie più lunghe e laceranti degli ultimi 13 anni.
La posizione tradizionale, che promuove la libertà di celebrare la Messa di San Pio V, mentre è tacciata dai detrattori di essere minoritaria e fuori dal tempo, è effettivamente in crescita all’interno del mondo cattolico, attirando molti giovani soprattutto negli Stati Uniti. Prevost, che tradizionalista certamente non è, sa che la “repressione” voluta da Bergoglio e dai suoi consiglieri non ha portato alcun frutto positivo e anzi ha mostrato una Chiesa in lite proprio sul centro della propria vita, che è la celebrazione dei sacramenti e dunque sembra voler chiudere in fretta il problema.
La Chiesa e le guerre: scenari diversi, stesso impegno per la pace
Sul tavolo ci sono poi i dossier legati alle guerre. In Ucraina i cattolici sono spettatori, anche se probabilmente durante la ricostruzione avranno un ruolo importante, data la rottura insanabile nel mondo dell’ortodossia da cui potrebbe derivare un’adesione rinnovata al cattolicesimo. Al contrario in Terra Santa la Chiesa è un’attrice primaria, che ha fatto sentire la propria voce e il proprio dissenso vibrante tramite il cardinale Pizzaballa, Custode della Terra Santa, che ha visitato più volte Gaza e i territori bombardati. Per lui si ventila una nomina ad Arcivescovo di Milano, qualora Delpini non venisse prorogato di due anni, chiudendo l’annosa questione della mancanza di un porporato nella sede ambrosiana. D’altra parte però questa mossa potrebbe essere vista come un promoveatur ut amoveatur in pieno stile ecclesiastico. Promuovere per rimuovere e nominare un Custode che porti avanti una linea più conciliante? Staremo a vedere.
L’attenzione per l’Africa, la “nuova Patria di Cristo”
La Chiesa è in prima linea anche nei teatri africani, dove anche l’anno scorso hanno perso la vita molti missionari. Di ritorno dal viaggio in Turchia e Libano, Leone ha espresso la volontà di recarsi in Algeria, nei luoghi di Sant’Agostino. Ma il pensiero del Papa è necessariamente rivolto all’Africa Nera, in cui è stato più volte sia come Prefetto del Dicastero dei Vescovi che come Priore degli Agostiniani. Proprio nel dicembre 2024 era stato in Kenya è di lui è conservato un bel ricordo anche in Congo. Missionario lui stesso, ad ottobre ha invitato le parrocchie di tutto il mondo a contribuire alle iniziative missionarie. Quello dell’Africa, la “nuova Patria di Cristo”, secondo san Paolo VI, è un tema centrale per la Chiesa.
La difficile partita dei rapporti con la Cina
In politica internazionale, un problema ancora aperto rimane quello dei rapporti con la Cina. Le immagini delle messe natalizie molto partecipate non devono trarre in inganno, in quanto la Chiesa sotterranea continua ad essere perseguitata e a soffrire, come riporta puntualmente Asia News. In questo senso, l’accordo fra Santa Sede e governo di Xi Jinping non ha risolto il problema e ha anzi creato malcontento fra i cattolici cinesi che hanno resistito nella clandestinità. Vengono quindi nominati vescovi in accordo fra i due attori, ma estromettendo i vescovi non sottomessi all’Associazione Patriottica del governo comunista, che vengono tenuti in stato di arresto. È il caso ad esempio del vescovo Zhang Weizhu, sostituito in base all’Accordo ma non ancora libero.
Un anno impegnativo per Papa Leone
Anche in questa situazione Leone si troverà a dover esprimere una posizione e, se necessario, cambiare quella portata avanti dal Segretario di Stato Parolin. Anche la nomina del successore di quest’ultimo, come quella di un nuovo Prefetto al dicastero per la Dottrina della Fede, sono molto attese e daranno una linea nuova. Oltre a quelli citati, Leone avrà altre numerose patate bollenti da gestire, in un anno che sin dai primi giorni risulterà impegnativo.