Soccorso a stelle e strisce
Trump sfida gli ayatollah: pronti a intervenire se il regime spara sui manifestanti e uccide il popolo. L’Iran replica: stia attento
Dopo la morte di sei persone durante le proteste contro il costo della vita nel Paese, la Casa Bianca interviene con nettezza. E Trump lancia il monito: «Se l’Iran sparerà e ucciderà in modo violento manifestanti pacifici, come sua abitudine, gli Stati Uniti accorreranno in loro soccorso. Siamo pronti a partire». L’annuncio, veemente quanto esplicito, arriva da un post su Truth pubblicato dal presidente Usa dopo il crollo del rial (la valuta nazionale, che ha raggiunto livelli storicamente bassi rispetto al dollaro statunitense), e che ha innescato una nuova ondata di manifestazioni nella Repubblica islamica. A dimostrazione che, per il leader statunitense, non c’è spazio per le ambiguità diplomatiche o i silenzi complici quando la libertà di un popolo grida sotto i colpi della repressione.
Trump all’Iran: «Se sparano ai manifestanti, gli Usa sono pronti a intervenire in loro soccorso»
Donald Trump torna a vestire i panni del tutore dei valori occidentali, tracciando una linea rossa invalicabile nel sangue che sta bagnando le strade dell’Iran. Mentre il regime di Teheran tenta di soffocare nel terrore la rivolta innescata dal collasso economico, il Presidente americano non si limita al monitoraggio asettico. E con un monito che riecheggia la dottrina della fermezza, Trump avverte i pasdaran che gli Stati Uniti non resteranno a guardare. Se il diritto alla protesta verrà calpestato con le armi, Washington è pronta a rispondere presente. Trasformando le parole di solidarietà in un impegno operativo a difesa dei civili.
Una dichiarazione muscolare, quella dell’inquilino della Casa Bianca, che arriva a stretto giro dalla notizia che ha battuto l’agenzia di stampa iraniana Fars, riferendo nelle ultime ore di due persone morte in scontri tra forze di sicurezza e manifestanti nella città di Lordegan, nel sudovest dell’Iran. Come di altre tre vittime, secondo la stessa fonte, uccise ad Azna. E un’altra ancora a Kouhdasht, nell’ovest del Paese.
Per il gruppo a tutela dei diritti umani Hengaw, come riporta la Bbc, le due persone uccise a Lordegan erano manifestanti. A Kouhdasht, stando ai media ufficiali, è stato ucciso un agente delle forze di sicurezza iraniane in scontri con manifestanti registrati mercoledì notte. Ma i dimostranti – riporta ancora la rete britannica – affermano che la vittima era uno di loro, ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze di sicurezza. Non solo. I media ufficiali hanno segnalato nelle scorse ore anche 13 feriti tra Polizia e Basij a causa del lancio di pietre a Kouhdasht.
La replica (e il monito) dell’Iran: «Trump stia attento, intervento gli Usa destabilizzerebbero…»
Intanto, sulle manifestazioni cominciate domenica a Teheran – e che poi si sono estese ad altre zone del Paese –. E sull’intervento di Trump, si è pronunciato Ali Larijani, consigliere della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Il quale, replicando all’annuncio Usa, ha «consigliato» al tycoon di «stare attento» con l’Iran. «Trump dovrebbe sapere che qualsiasi interferenza americana in questa questione interna equivarrebbe a destabilizzare l’intera regione e a danneggiare gli interessi americani», ha scritto Larijani replicando su X. Con un monito conclusivo veemente quanto il messaggio a cui ha risposto: «Dovrebbe fare attenzione ai suoi soldati», ha aggiunto in calce al post il mittente, a capo del massimo organo di sicurezza iraniano.
Ma le minacce tra le righe di Ali Larijani, che evoca ritorsioni regionali e pericoli per i soldati americani, svelano solo il nervosismo di una teocrazia che sente scricchiolare il proprio trono di argilla. Perché alle provocazioni degli ayatollah, Trump risponde con la chiarezza di chi sa che la stabilità della regione passa inevitabilmente per la fine dell’oppressione. Il ruggito che arriva dalla Casa Bianca, allora, non è solo un avvertimento militare. Ma una speranza concreta per chi, a Teheran come a Lordegan, sfida il regime a mani nude. Trump lo ha messo nero su bianco: il soccorso americano è pronto a partire. E per chi ha fatto della tirannia un sistema di governo, quel «siamo pronti» non può che risuonare come il rintocco di un monito non trascurabile…