Effetti collaterali
Invasione russa in Finlandia, ma di lupi che sbranano le renne oltre il confine. Strategia o casualità?
L’allarme era scattato già a Natale, quando in tanti parlarono delle renne “di Babbo Natale” minacciate dai lupi di Putin. Un tema surreale, apparentemente, ma che secondo alcuni avrebbe uno sfondo strategico improntato all’aggressività bellica della Russia nei confronti dei paesi al confine, come la Finlandia. La strategia del “branco” lasciato libero di riprodursi, superare il confine e attaccare le renne finlandesi per creare disagio, paura, far ventilare un preludio bellico reale. Una tesi rilanciata dal tabloid inglese Guardian, secondo cui la caccia dei lupi russi alle renne finlandesi sta diventando un tema concreto per chi vive di allevamento nelle aree di confine.
Il dato che allarma è quello ufficiale della associazione finlandese degli allevatori di renne: nel 2025 le aggressioni dai lupi sono state 2.124, un record. Numeri aumentati dopo l’invasione russa dell’Ucraina, anche perché i contatti lungo la frontiera si sono quasi azzerati.
Gli scienziati finlandesi, tuttavia, invitano alla prudenza: è “probabile” che i lupi arrivino dalla Russia, ma non lo si può certificare in modo definitivo. Inoltre, nel marzo 2025 la popolazione di lupi in Finlandia era nell’ordine di 413-465 esemplari, in aumento rispetto all’anno precedente, ecco peché dal 1 gennaio 2026 Helsinki ha riaperto alla caccia al lupo, introducendo un sistema di quote dopo decenni di protezione molto rigida.
L’Unione Europea ha classificato i lupi come specie protetta. Fanno eccezione le aree di allevamento delle renne, dove i lupi vengono cacciati con deroghe per motivi di danno. Insieme a queste deroghe si richiede anche il permesso di utilizzare motoslitte, quad e elicotteri per la caccia.