La caduta di stile
Insultare gli elettori di destra non è reato, a sinistra. Dopo i “coglioni” di Landini, i “deficienti” della Aspesi
Se uccidere un fascista, almeno fino a qualche anno fa, non veniva considerato un reato da quelli di sinistra, oggi insultare un elettore di destra non solo non viene paragonata a una vera e propria offesa diffamatoria, ma neanche come un gesto inelegante, scortese, rozzo, barbaro. Perfino da una donna che ha fatto della leggerezza, e non solo nella scrittura aristocratica, la sua cifra giornalistica, come Natalia Aspesi, che sulla rivista “Robinson“, di “Repubblica“, per festeggiare i 50 anni della testata, si lascia andare a una intervista nella quale si vanta di essere vecchia ma non “deficiente” al punto da votare a destra.
L’accostamento tra quel volgare epiteto e quello pronunciato da Maurizio Landini ieri, a proposito del referendum – “Gli italiani non sono così coglioni da votare sì” – non fa onore alla Aspesi, da sempre poco incline a sporcarsi le mani nel giornalismo militante becero, nonostante la sua precisa collocazione politica antifascista – e sempre molto scettica sul vittimismo di sinistra, per non parlare del femminismo. Natalia Aspesi dal 1990 cura la rubrica Questioni di cuore su Il Venerdì di Repubblica, rispondendo a lettere su amore e sesso con ironia e acutezza. Una rubrica letta anche dai “deficienti”, particolare che forse le sfuggiva mentre rilasciava l’intervista nella quale si definiva una “sartina” del giornalismo. Sartina sì, ma in questo caso anche zappatrice che manco Mario Merola. In occasione dei cinquant’anni di Repubblica, la signora Aspesi (qui sopra ritratta con due colossi del giornalismo, Indro Montanelli e Giorgio Bocca) si è lanciata in una spietata analisi della attuale fase politica, con i suoi legittimi argomenti, dichiarandosi delusa da “questo dannatissimo governo di improvvisati, di quel tycoon che siede alla Casa Bianca e le cui cravatte sono più lunghe delle braccia, di per sé già impressionanti”, per poi aggiungere, con sincerità, alla domanda: “Veramente ti interessi ancora di politica?”. “A mio modo l’ho sempre fatto. E, quando mi chiedono sei di sinistra?, rispondo purtroppo”. Purtroppo la caduta di stile è dietro l’angolo, e arriva con la banale domandina, vorresti essere di destra? “Per carità. Sono vecchia, ma non sono deficiente”. Deficiente come chi, per anni, da destra, le confidava delusioni e sentimenti senza colore politico, e senza neuroni a senso unico.