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Studente messo all’angolo dal prof per il suo credo cattolico: il caso finisce in un’interrogazione a Valditara

Liceo Giulio Cesare

Inquisizione rossa in cattedra, la denuncia di un padre: voti giù e “processo” in classe allo studente cattolico

Il giovane chiamato a rendere conto del suo credo a prof e compagni: il caso finisce al centro di un'interrogazione indirizzata a Valditara

Cronaca - di Chiara Volpi - 28 Gennaio 2026 alle 13:38

Non c’è pace per il liceo classico Giulio Cesare di Roma. Dopo le occupazioni ideologiche e le inquietanti liste degli “stupri” apparse nei bagni, lo storico istituto della “sinistra radical chic” capitolina finisce di nuovo al centro di un caso scabroso. Questa volta il nemico da abbattere tra i banchi non è il credo politico asservito all’ideologismo di collettivi e attivisti e la preda da centrare nel mirino non è una compagna di scuola di cui abusare per spuntare l’elenco, ma la fede religiosa. Già, perché a quanto denuncia Il tempo in edicola oggi, uno studente sarebbe stato chiamato da uno dei suoi professori a rendere conto del proprio credo cattolico. E il caso finisce in un’interrogazione a Valditara.

Al Giulio Cesare essere cattolici è una “colpa”? L’interrogazione a Valditara

La vicenda, sollevata da un’interrogazione parlamentare del senatore Claudio Fazzone (FI) rivolta al ministro Valditara, nasce dalla lettera disperata del padre di uno studente del penultimo anno. Il ragazzo, colpevole solo di aver manifestato le proprie convinzioni cristiane, sarebbe finito nel mirino del docente di storia e filosofia. Quest’ultimo, proclamandosi ateo, avrebbe trasformato le lezioni in un tribunale dell’Inquisizione alla rovescia, inducendo il giovane a “giustificare” la propria fede davanti alla classe.

Il sillogismo (aristotelico?): cattolico, dunque pericoloso…

Una sorta di “mobbing pedagogico” che, peraltro, non si sarebbe limitato al dibattito in classe, ma che – a detta del quotidiano Il Tempo che denuncia la vicenda, e che ha potuto leggere la lettera del genitore dello studente al centro del caso – non solo avrebbe portato anche una docente ad additare addirittura il ragazzo come “pericoloso” per via del suo credo, invitando i compagni a “fare attenzione”. Ma, riferisce sempre il quotidiano capitolino, a fronte «della richiesta di interrompere queste azioni discriminatorie, la scuola non ha ad oggi adottato alcun provvedimento». Contestualmente poi, «diversi fatti sarebbero stati confermati, ricondotti però a non meglio precisate motivazioni “didattiche”».

Giulio Cesare, voti giù e inquisizione in classe per lo studente

Infine, ciliegina sulla torta, dopo incontri con la dirigente e con il docente coinvolto. E dopo la lettera che denuncia ed elenca anche «episodi di isolamento», oltre a un evidente disagio emotivo ingenerato nel giovane, contestualmente si sarebbe innescato nello studente un improvviso meccanismo di «crollo» con relativa debacle nelle valutazioni, con voti gravemente insufficienti in materie dove, fino all’anno precedente, il ragazzo aveva conseguito buoni risultati. Raggiungendo finanche, in certi casi, risultati di eccellenza. Un piccolo esame di autocoscienza allora? Un corso d’aggiornamento su empatia e pedagogismo? Niente di tutto ciò, anzi: il ragazzo è stato convocato il prossimo 4 febbraio presso la direzione per valutare il rendimento in condotta…

La solita tolleranza a senso unico (e discriminazione al contrario)

Siamo di fronte alla classica “tolleranza selettiva”. È lecito chiedersi: se lo studente fosse stato di fede musulmana, il docente avrebbe osato chiedergli conto del suo credo in pubblico? La risposta è scontata, e probabilmente non vale neanche la pena di inerpicarsi per asseverarla. Innegabile, del resto, che in certi salotti scolastici, la laicità può trasformarsi in cristianofobia, più o meno velata. Magari rinnegando festività cattoliche e riti tradizionali liquidati come valori “retrogradi” o, se va peggio, offensivi per chi non li condivide. E tutto, proprio mentre si difende ogni minoranza.

Al ministero l’ardua sentenza e ai prof il rischio di un debito (di coscienza)

Va da sé, insomma, che il Ministero dell’Istruzione e del Merito è ora chiamato a fare luce su questo oscurantismo pseudo-laicista e para-culturale. Sperando che chi finora in quel liceo non ha mosso un dito, se non per puntare l’indice contro il ragazzo, abbia un rigurgito di resipiscenza che lo porti quanto meno a ripassare cosa significano i concetti di libertà religiosa e di neutralità della scuola. Pena: un bel debito (morale) sulla coscienza che non estingue certo con gli esami di riparazione di settembre…

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di Chiara Volpi - 28 Gennaio 2026