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Il palestinese Anan Yaeesh condannato per terrorismo a L’Aquila. Quando il M5S lo difendeva alla Camera

Sit in pro-Pal di protesta

Il palestinese Anan Yaeesh condannato per terrorismo a L’Aquila. Quando il M5S lo difendeva alla Camera

Cronaca - di Angelica Orlandi - 16 Gennaio 2026 alle 18:12

Si è chiuso con una condanna e due assoluzioni il processo di primo grado celebrato davanti alla Corte d’Assise dell’Aquila a carico di tre cittadini palestinesi. L’accusa era di associazione con finalità di terrorismo. Anan Yaeesh è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione; mentre Ali Irar e Mansour Doghmosh sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Una decisione che ridimensiona l’impianto accusatorio della Procura dell’Aquila, che aveva chiesto condanne ben più severe: fino a 12 anni di carcere per Yaeesh, 9 anni per Irar e 7 per Doghmosh. Il procedimento ha sollevato fin dall’inizio questioni giuridiche complesse: in particolare sulla qualificazione dei fatti contestati; oscillanti – secondo la difesa – tra terrorismo internazionale e azioni inserite in un più ampio contesto di conflitto armato. Ricordiamo che a dicembre scorso, il Movimento 5 stelle -su iniziativa della deputata Stefania Ascari– aveva convocato una conferenza stampa per chiedere l’immediata liberazione di Yaeesh: recluso da 2024 nel carcere di sicurezza di Melfi. Della serie: sempre dalla parte giusta della storia.

L’inchiesta trae origine da una richiesta di arresto provvisorio a fini estradizionali. Fu  avanzata da Israele il 24 gennaio 2024 nei confronti di Anan Yaeesh: detenuto da allora in Italia. La domanda di estradizione è stata però respinta il 12 marzo 2024: con una decisione che ha richiamato il rischio di “trattamenti crudeli, disumani o degradanti”; e di “gravi violazioni dei diritti umani” nel Paese richiedente. A seguito di quel diniego, la Procura dell’Aquila ha avviato un autonomo procedimento penale in Italia; estendendo le indagini anche a Irar e Doghmosh. Nel corso del dibattimento, la difesa ha messo in discussione la solidità delle prove raccolte dall’accusa. Per Yaeesh, i legali hanno sostenuto che non sarebbero emersi elementi diretti riconducibili ad atti violenti contro civili.

Manifestazioni pro-Pal fuori dall’aula

Per Irar e Doghmosh, invece, le contestazioni si fondavano in larga parte su conversazioni e chat in lingua araba; la cui traduzione e interpretazione sono state duramente contestate dalle difese. Gli avvocati avevano chiesto l’assoluzione piena per tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste”; in subordine, una consistente riduzione della pena per Yaeesh. La Corte ha accolto solo in parte le richieste difensive. Yaeesh, detenuto nel carcere di Melfi, da cui era collegato durante la lettura del dispositivo, resta dunque l’unico condannato del processo. L’esito del giudizio è stato accolto da proteste da parte di manifestanti pro Palestina: prima dentro l’aula di giustizia, poi all’esterno; dove la difesa dell’unico imputato condannato ha annunciato il ricorso in appello.

Chi è Anan Yaeesh

Yaeesh è stato arrestato nel gennaio del 2024 con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. E’ considerato membro attivo della resistenza palestinese in Cisgiordania. L’accusa aveva chiesto 12 anni per Yaeesh contestando anche alcune traduzioni dei colloqui e interrogatori in lingua araba. La difesa aveva chiesto l’assoluzione. Reazioni alla lettura della sentenza da parte di un movimento pro-Palestina.  Alla lettura della sentenza alcuni manifestanti pro-Pal hanno cominciato a urlare “Vergogna”, “Palestina libera”, “Ora e sempre resistenza”. Davanti al Tribunale, come già in occasione delle precedenti udienze, si è tenuto un sit-in. In via precauzionale le forze dell’ordine avevano presidiato l’ingresso del palazzo e chiuso temporaneamente al traffico via XX Settembre. La sentenza chiude il primo grado del processo; le motivazioni saranno depositate nei termini previsti.

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di Angelica Orlandi - 16 Gennaio 2026