CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

“Il mostro di Firenze è vivo”. Spunta una pista che porta ai delitti delle prostitute negli anni ’80

Il caso si riapre

“Il mostro di Firenze è vivo”. Spunta una pista che porta ai delitti delle prostitute negli anni ’80

Cronaca - di Monica Pucci - 16 Gennaio 2026 alle 14:02

L’omicidio di una prostituta, avvenuto nei primi anni ’80 e rimasto irrisolto, sarebbe collegato ai delitti del Mostro di Firenze. Non solo. Potrebbe addirittura essere la chiave di lettura del più grande cold case italiano. Ne è convinto l’avvocato Mattia Alfano, a tal punto da presentare un esposto alla Procura di Firenze, suggerendo tutta una serie di accertamenti da fare sulla base di quella che è la teoria a cui Alfano è arrivato insieme al giornalista Matteo Calì e al consulente Loris Bonacci Martinelli.

Il mostro di Firenze è vivo?

L’ipotesi, spiega “La Nazione”, parte dalla morte di Clelia Cuscito, 37enne, ex infermiera e prostituta, uccisa con 15 coltellate nella sua abitazione in via Gian Paolo Orsini, il 14 dicembre 1983. Un omicidio che fa parte di una serie di quattro casi irrisolti di prostitute uccise a Firenze in quegli anni, tra il 1982 e il 1984: si tratta di Giuliana Monciatti, ex ballerina di 40 anni, uccisa con una trentina di coltellate in via dell’Anconella; Giuseppina Bassi, 55 anni, ex modella trovata strangolata in una casa vicino alla stazione di Santa Maria Novella; Luisa Meoni, 42 anni, trovata uccisa nel suo appartamento di via della Chiesa. Periodo in cui il Mostro era già diventato l’incubo delle coppiette: quando Clelia viene uccisa, lui aveva già colpito cinque volte, forse sei. Vicinanza temporale che negli anni ha portato gli inquirenti a cercare possibili collegamenti tra i due mondi, senza però risvolti concreti. Ed è proprio lì, in quell’ambiente, che l’avvocato Alfano pone la morte della 37enne, sollevando una serie di elementi rimasti fino ad oggi ignoti e puntando il dito verso un sospettato.

“Nel leggere le carte dell’omicidio di Clelia Cuscito, abbiamo trovato delle forti assonanze con almeno due degli omicidi attribuiti al Mostro – dichiara l’avvocato Alfano, per poi aggiungere – La soluzione del caso proposta potrebbe gettare nuova luce sui delitti del Mostro”. L’ipotesi, infatti, l’ennesima sul Mostro che finisce sul tavolo della procura, individuerebbe un responsabile. Una persona ancora in vita su cui, secondo Alfano, ci sarebbero state “anomalie investigative” all’epoca dei fatti e “l’eventuale accertamento scientifico potrebbe portare novità” e “collegare il delitto in una più ampia rete collegata ad un mondo sommerso di prostituzione e pornografia amatoriale” continua l’avvocato.

L’assassino di Clelia, quindi, sarebbe ancora vivo e a piede libero. Ed eventuali indagini potrebbero addirittura riaprire capitoli mai chiusi della storia del Mostro di Firenze. Una storia rimasta mistero ancora oggi, a distanza di 40 anni, che in compenso ha visto susseguirsi un numero spropositato di teorie e ipotesi, dentro e fuori dalle inchieste ufficiali, che hanno contribuito a mantenere alta l’attenzione e ad alimentarne di nuove. Complice anche l’interesse editoriale e cinematografico: tra libri, film e serie tv – l’ultima è quella di Sollima per Netflix – le luci non si sono mai spente, come sottolinea “La Nazione“.

Per il cosiddetto “Mostro di Firenze” non esiste oggi una sentenza definitiva che identifichi un unico autore dei sedici omicidi, ma ci sono state condanne definitive per alcuni imputati legati alla serie di delitti. La giustizia italiana ha riconosciuto in via definitiva solo esecutori materiali di alcuni duplici omicidi e un colpevole per il primo delitto del 1968, mentre la responsabilità unitaria del “Mostro” resta giuridicamente non accertata.

Pacciani fu assolto, poi morì​

Stefano Mele (delitto del 1968)

  • Condannato per il duplice omicidio del 21 agosto 1968 (Barbara Locci e Antonio Lo Bianco) avvenuto a Signa.

  • La condanna definitiva fu di circa 14–16 anni di reclusione, tenendo conto del riconoscimento di parziale infermità di mente e di un’ulteriore pena per calunnia.

Pietro Pacciani

  • Condannato in primo grado all’ergastolo per sette degli otto duplici omicidi attribuiti al “Mostro di Firenze”.

  • In appello fu assolto, e l’assoluzione venne poi annullata dalla Cassazione con ordine di rifare il processo; il nuovo appello non si celebrò mai perché Pacciani morì nel 1998, quindi non esiste condanna definitiva a suo carico per i delitti del Mostro.

Mario Vanni

  • Considerato uno dei “compagni di merende”, fu riconosciuto esecutore materiale in alcuni degli ultimi duplici omicidi (1982–1985).

  • Condannato all’ergastolo per quattro–cinque dei duplici omicidi, con sentenza resa definitiva dalla Cassazione nel 2000; è morto in carcere nel 2009.

Giancarlo Lotti

  • Altro “compagno di merende”, si autoaccusò e accusò Vanni e Pacciani di diversi delitti.

  • Condannato a 30 anni in primo grado, pena poi ridotta a 26 anni di reclusione in via definitiva per quattro duplici omicidi (1982, 1983, 1984, 1985).

Altri imputati e stato del caso

  • Altri sospettati (come Francesco Vinci o Giampiero/Salvatore Faggi, a seconda delle fonti) furono assolti o non condannati in via definitiva per i delitti del “Mostro”.

  • A distanza di decenni il caso è considerato ancora aperto sul piano storico-investigativo: restano dubbi sul reale numero di autori e sui mandanti, e continuano iniziative giudiziarie, come recenti richieste di revisione della condanna di Vanni, finora respinte.

 

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Monica Pucci - 16 Gennaio 2026