Tragicomiche urla del silenzio
Il de profundis online di Grillo: stavolta da filosofo nel “bozzolo”. Tra un delirio e l’altro si riscopre “postumo” ma più che mai presente per sferzare Conte&co.
Tra visioni mistiche, insulti agli “zombie” del Palazzo e accuse ai suoi ex sodali a 5 stelle, il fondatore del M5S torna online con un intervento al vetriolo politico spacciato per ascesa spirituale: l'ultimo atto di una parabola ormai malinconicamente paradossale
C’è stato un tempo in cui Beppe Grillo riempiva le piazze e le prendeva a vaffa. Oggi, più mestamente, si accontenta di riempire il suo blog con una prosa che oscilla tra il misticismo da spiaggia e il rancore di chi è stato messo alla porta dai suoi stessi ex sodali di “esperimento” politico. E allora, l’ultimo messaggino di fine anno del Fondatore – o meglio, del “licenziato” di lusso da Giuseppe Conte – è un capolavoro di egocentrismo involontariamente comico…
Il ritorno online di Beppe Grillo: stavolta da “filosofo del bozzolo”
Grillo ci informa, dall’alto di una bacheca web sempre più deserta, di vivere in uno stato di grazia: un “bozzolo dalle dimensioni infinite” dove non sente dolore, noia o tristezza. Così, mentre l’Italia reale lavora, il comico genovese si guarda allo specchio senza sapere dove ha gli occhi (parole sue, non nostre) e partorisce profezie che sembrano scritte sotto l’effetto di un eccesso di panettone. Non a caso la conclusione della sua rivelazione internetica recita: «Il mio tempo non è ancora venuto, io sono postumo. Resto qui, a guardare e a pensare… In silenzio, perché è la forma più elevata di presenza», chiosa in una sorta di tradizionale intervento di fine anno Beppe Grillo, che torna a scrivere sul suo blog dopo la “rottura” con il M5S. Quello che viene prima, nel frattempo, è tutto un programma…
«Sono postumo. Il mio tempo non è ancora venuto»…
«Il mio tempo non è ancora venuto, io sono postumo. Resto qui, a guardare e a pensare… In silenzio, perché è la forma più elevata di presenza», chiosa in una sorta di tradizionale intervento di fine anno Beppe Grillo, che torna a scrivere sul suo blog dopo la “rottura” con il M5S. Quello che viene prima, nel frattempo, è tutto un programma… A partire dalla sua ultima trovata: definirsi «postumo», per l’appunto. All’apparenza una implicita ammissione di irrilevanza che però l’ex comico in vena di tormentati bilanci cerca di nobilitare, spacciando il suo definitivo tramonto politico per una sorta di ascesa spirituale. «Il mio tempo non è ancora venuto», declama. Verrebbe da rispondergli, però, che il suo tempo, in realtà, è scaduto da un pezzo. Precisamente quando il Movimento che ha creato si è trasformato in una stampella giallo-rossa del sistema che lui in primis giurava di voler abbattere.
Tra delirio metapolitico e ascesi mistica: «Guardo in silenzio zombie trascinarsi nei palazzi»
E ancora. «Vedo un Paese che si è abituato a tutto: all’ingiustizia che diventa una procedura. Al dolore che diventa una pratica amministrativa. E al silenzio che viene scambiato per equilibrio. Ho parlato tanto, ho urlato, riso e insistito. Ho detto cose scomode quando era sconveniente dirle e cose impopolari quando forse conveniva starsene zitti. Ma poi sono rimasto in silenzio perché arriva un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del rumore». E giù con metafisiche dissertazioni su zombie nei palazzi (e poltrone nel cuore infranto?)…
Non manca allora – e non a caso – la stoccata ai suoi ex compagni di viaggio. Nel suo travagliato messaggio che sembra vergato tra estasi e tormento contemplativo, Beppe Grillo descrive i politici come «zombie che si trascinano con la scorta tra i palazzi». Un’immagine grottescamente gotica… Peccato che molti di quegli zombie portino ancora il marchio della ditta Grillo&Casaleggio. Anche per questo fa sorridere – e sgomenta al tempo stesso – vederlo puntare il dito contro chi «guarda dritto in camera e mente senza battere ciglio»: proprio lui che ha costruito una carriera politica su promesse mirabolanti regolarmente sconfessate dalla prova dei fatti e delle poltrone.
Urla del silenzio e tanto rumore su tutto
E, tanto per chiudere il cerchio, come anticipato Grillo affida la conclusione delle sue stravaganti e malinconiche discettazioni con un sonoro «resto qui in silenzio», apposto in calce dall’Elevato. E dopo aver letto tante e tali incongruenze e enigmatiche divagazioni sull’universo mondo politico, viene quasi da augurarsi che possa essere una promessa. Il suo “silenzio”, però, al momento sembra configurarsi in realtà come un rumore di fondo fatto di post rancorosi.
La sterzata (e sferzata) di Beppe Grillo sulla giustizia
Come le note a margine sulla giustizia a proposito della quale scrive: «Quella parola “solenne” agitata da tutti come una bandiera e usata come una clava. Ci sono cose che non entrano nei bilanci di fine anno. Esistono ferite che non fanno notizia e cambiano il modo di guardare il mondo, insegnano che la verità segue percorsi tortuosi. E che la giustizia spesso procede con tempi e logiche lontane da ciò che appare davvero giusto». Evidentemente un argomento che oggi gli sta particolarmente a cuore anche per ragioni personali, e contro quel Conte che lo ha ridotto a un costoso esodato della politica movimentista.
Grillo dice di guardare il Paese dall’esterno. Noi, guardando lui, vediamo solo l’ultimo atto di una parabola che è passata dal “Vaffa-Day” al “Vaffa-Me”, in un isolamento che non ha nulla di profetico, ma molto di malinconico e di sconcertante. Buon anno comunque, Beppe: con l’augurio che almeno il bozzolo non cominci a breve a starti stretto…