La storia che si ripete
Ieri gli esuli istriani, oggi quelli venezuelani: per la sinistra chi fugge dai regimi comunisti è sempre un «fascista». E guai a difenderlo
Il filo che tiene insieme fatti ed episodi lontani nel tempo e nello spazio non è casuale: non contano il dolore reale, i diritti umani o la democrazia, conta solo l’ideologia
La sinistra italiana trova da sempre il modo di affibbiare l’etichetta di «fascista» a chi fugge dai regimi comunisti. Succede oggi con gli esuli venezuelani, come accadeva mezzo secolo fa con quelli giuliano-dalmati.
Quando gli esuli istriani venivano bollati come «relitti repubblichini»
I nostri connazionali in fuga dalle persecuzioni del regime comunista jugoslavo, all’epoca, furono vittime di una vera e propria campagna d’odio da parte del Pci. Per L’Unità, house organ dei comunisti nostrani, non erano altro che «relitti repubblichini», «carnefici che si atteggiano a vittime», colpevoli di sottrarsi «al giusto castigo della polizia popolare jugoslava». Chi parlava di foibe o di repressione comunista veniva tacciato di revisionismo; chi chiedeva protezione per i perseguitati era accusato di nostalgismo. Una tragedia umana trasformata in terreno di scontro ideologico.
La storia si ripete con gli esuli venezuelani
Oggi la storia si ripete. Gli esuli venezuelani, scampati alla miseria e al terrore di una dittatura socialista, si trovano ad affrontare atteggiamenti analoghi. A Roma, alcuni sostenitori di Maduro, riuniti sotto le bandiere del sindacato rosso Usb, li hanno bollati come «fascisti» e «terroristi», arrivando persino a tentare di strappare loro dalle mani la bandiera del Venezuela.
Guai a difendere chi scappa dal comunismo
E chi difende le legittime aspirazioni democratiche del popolo venezuelano, come ha fatto Giorgia Meloni, subisce lo stesso trattamento. Il giornalista Gad Lerner, in un tweet di polemica politica, non ha esitato a scrivere: «Giorgia Meloni si conferma una post-fascista». Maurizio Acerbo, esponente di Rifondazione Comunista, ha rincarato la dose: «Evidentemente la sua matrice fascista la porta a identificarsi con il bullismo, colonialista e imperialista, di Trump». Le sigle organizzate dell’ultrasinistra? Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e O.S.A. lanciano appelli pro-Maduro e invitano a mobilitarsi «contro il fascismo».
Se l’ideologia conta più delle tragedie umane
Il filo che tiene insieme fatti ed episodi lontani nel tempo e nello spazio non è casuale. Dalle gole del Carso alle prigioni di Caracas, chi fugge da una dittatura comunista o vi si oppone continua a essere trattato come un nemico, delegittimato e squalificato usando il marchio del fascismo. Un’etichetta comoda, utile a ripulire le nefandezze delle dittature che piacciono alla sinistra. Non contano il dolore reale, i diritti umani o la democrazia: conta solo l’ideologia.