Dal bancone alla barricata
Iacchetti? No grazie. Il comico torna a “Striscia” dopo le sfuriate tv pro-Pal, ma il web non perdona: finché c’è lui guarderò altro
Il debutto di Ricci scricchiola sotto i colpi della rivolta social contro l'Enzino in versione militante ultrà: la satira col caschetto non convince e Raoul Bova vince la sfida degli ascolti
«Un errore gravissimo ripresentare Iacchetti». «Finché ci sarà lui guarderò solo la Rai». E ancora: «Share di ieri sera: 42 palestinesi, 16 dei centri sociali, 17 del PD, 33 e parenti delle veline…totale 108 persone». Questo il tenore dei commenti social, e ce ne sarebbero a valanga da menzionare, dopo la prima messa in onda di Striscia la Notizia, il ritorno. L’indignazione accarezzata per decenni dal Tg satirico di Antonio Ricci sembra cedere il passo allo sdegno social per il rientro in prima serata tv dietro il bancone del noto programma del comico che ultimamente rimbalza da un canale all’altro in veste di ultrà pro-Pal e di perfetta sintesi di una sinistra in cerca di bandiere anti-tutto e di figure “curriculari” da contrapporre alla maggioranza.
Insomma, il debutto di Ricci scricchiola sotto i colpi della rivolta social contro l’Enzino in versione attivista: la satira col caschetto non convince, e Raoul Bova vince la sfida degli ascolti…
Iacchetti? Non grazie: i social bocciano Enzino di ritorno dietro al bancone di “Striscia la Notizia”
Un’inversione di rotta professionale che il pubblico non ha gradito: neppure gli aficionados della trasmissione, a giudicare dalla rivolta social ingaggiata dopo la puntata d’esordio. Tanto che, tra chi denuncia di aver trasformato uno studio Mediaset nella «casa del comunismo» e chi, senza mezzi termini, parla di «Telegaza», alla fine la sentenza pronunciata sull’agorà virtuale è un verdetto di abiura e addio: «Siete caduti in basso, dopo il comportamento di Iacchetti vedrete che calo di telespettatori che avrete… Non lo sopportiamo più», posta un utente. E qualcun altro a stretto giro rilancia: «Un errore gravissimo ripresentare Iacchetti», supportato da chi aggiunge: «Avvertite gli spettatori quando Enzino sarà mandato via dal programma. Continuasse a fare politica contro il Governo, quello è il suo posto, non dietro al bancone di Striscia».
L’ira del web: dal Gabibbo a Telegaza?
E alla fine della rivolta internetica la summa di tanta e tale irritazione e stizza sta in uno degli interventi più pacati, per quanto significativi: «Qualcuno mi può dire dove posso trovare un commento positivo??». Già, perché alla fine è anche questo il succo quello che, spremendo al massimo contenuto e forma delle esternazioni, rimane sul fondo un’amara presa di coscienza: non è più tempo di risate, a quanto pare, tra i corridoi e le scrivanie di Striscia la Notizia. O almeno non di quelle genuine.
Il debutto stagionale del tg satirico di Antonio Ricci ha consegnato agli annali un dato politico prima ancora che televisivo: il pubblico ha voltato le spalle alla demagogia in salsa “pro-Pal” per rifugiarsi nella rassicurante tonaca di Don Matteo. E i numeri sono una sentenza senza appello: Raoul Bova domina la scena degli ascolti con 3,7 milioni di spettatori (22,8% di share). Mentre Ricci deve accontentarsi di un rassicurante ma non esaltante 18,6%. Un risultato che ha soprattutto un nome e un cognome: Enzo Iacchetti.
Iacchetti dal bancone alla barricata: e il pubblico non perdona…
Insomma, è finita l’era del “mite” Enzino? Quella che lo voleva vittima del nonnismo bonario del collega Greggio e preda di una ingenuità che quell’ira funesta palesata dalla Berlinguer ha smentito e sepolto sotto coltri di polemiche? Forse… Di sicuro è finita la pazienza dei telespettatori nel vedere un professionista della risata trasformarsi in un agitatore da talk show e di un militante pro-Pal che, sotto le spoglie del comico (e il manto dell’agnello), ha rivelato una furia iconoclasta (e il pelo del lupo).
Non solo però. Perché al di là del riferimento all’ormai celebre scenata irruenta a Cartabianca, dove Iacchetti ha minacciato di passare alle vie di fatto contro chi osava porre domande o fare rilievi scomodi sul conflitto in Medio Oriente, perfino Ricci, pur difendendo il suo co-conduttore dalle colonne del Corriere, ha ammesso il cortocircuito: «Anche il mite Iacchetti ha perso la brocca». E di comico, onestamente, c’è ben poco quando la satira smette di pungere il potere per diventare megafono di un’ideologia parziale e virulenta nei toni.
“Iacchetti? No grazie” è diventato il refrain: alla casacca del comico pro-Pal preferiamo la tonaca di Don Matteo
Ed ecco così spiegato il “No grazie” dei social. Perché la Rete, si sa, non perdona. E i commenti scivolati via tra un post e l’altro fotografano perfettamente il sentimento di chi paga il canone (o guarda la pubblicità), per essere intrattenuto, e non indottrinato. Ecco perché il “Iacchetti? No grazie” è diventato il refrain. Ed ecco perché, mentre “Enzino” indossa la casacca del “pacifinto” impegnato e in trincea in prima serata, il pubblico sceglie la tonaca di Raoul Bova. Una lezione su cui a Cologno Monzese dovrebbero meditare: quando la satira scende in piazza con l’elmetto, la gente si siede in chiesa con “Don Matteo”…