CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Maurizio Landini

Citofonare sinistra

«I cittadini non sono co…ni, serve rispetto»: Landini ne dice una giusta sul referendum, ma sbaglia indirizzo

Il segretario della Cgil lamenta scarsa informazione sui quesiti, ma se la prende col governo fingendo di non sapere che sono i comitati per il No a travisare i contenuti della riforma

Politica - di Sveva Ferri - 19 Gennaio 2026 alle 15:34

Un paio di cose giuste Maurizio Landini le ha dette: la prima è che bisognerebbe smetterla di trattare i cittadini come sciocchi. Lui l’ha detta, per la verità, in modo un po’ più brutale, usando la parola «co…ni». La seconda è che sul referendum serve una corretta informazione, per far arrivare il merito dei quesiti. Epperò, Landini, che ha lanciato i suoi moniti nel corso di un’iniziativa per No promossa dalla Cgil a Napoli, ha sbagliato indirizzo: se l’è presa col governo, sebbene parlasse di un vizio antico e di una lacuna attuale imputabili alla sinistra.

Landini dice che i cittadini non vanno trattati come «co…ni»

«Penso che sarebbe bene che questo governo non pensasse che i cittadini italiani sono un mondo di coglioni che non capiscono quello che sta succedendo. Ci vorrebbe un po’ di rispetto», ha detto il leader della Cgil, aggiungendo che «questo referendum che loro hanno voluto ci fa cacciare via dei soldi e non c’entra assolutamente nulla con la riforma della giustizia, che invece non vogliono fare». Ora, al netto del fatto che il referendum “lo vuole” la Costituzione, colpisce che Landini accusi il governo di trattare i cittadini con scarso rispetto, quando tradizionalmente è esattamente ciò che fa la sinistra politica e intellettuale, specie quando non votano come vorrebbero loro. Chi ha dimenticato le accusa di essere ignoranti, rozzi, pronti a inseguire solo la propria pancia, rivolte da quegli ambienti agli italiani pressoché ogni volta in cui hanno deciso di farsi governare dalla destra? E, fuori dai contesti elettorali, chi dimentica le narrazioni che ribaltano la realtà a mero scopo propagandistico?

Proprio il referendum in questo senso è emblematico: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?» lo chiedono i manifesti dei comitati per No ed è il refrain che va ripetendo la sinistra, nonostante eminenti giuristi anche di sinistra ricordino che una cosa del genere non è prevista in alcun modo dalla riforma e non sarebbe neanche possibile. Chi è, dunque, che tratta gli italiani come sciocchi? E chi è che sul referendum non solo non informa, ma fa disinformazione, allarmismo e una campagna prettamente politica, volta a trasformarlo in un sì o un no al governo?

La lamentela sul fatto che i cittadini non sono adeguatamente informati

Non solo, proprio mentre lamenta la necessità di una maggiore informazione, Landini rilancia (non) argomentazioni che alimentano la confusione. «Credo che gli italiani non siano adeguatamente informati sul quesito referendario. Penso che la maggioranza dei cittadini italiani, se gli parli della separazione delle carriere, in molti casi non sappia di cosa si sta parlando», ha detto il segretario della Cgil, rispondendo alla domanda di un cronista. «La separazione delle carriere tra l’altro è una cosa che è già possibile fare ed è legata anche alla possibilità dei giudici di decidere di volerlo fare o meno. Sappiamo perfettamente che stiamo parlando di numeri limitatissimi e questo elemento non c’entra nulla con i veri problemi che i cittadini italiani vivono sui ritardi, quando hanno problemi nel far rispettare e far funzionare la giustizia», ha sostenuto, aggiungendo che «credo che sia importante dare un’informazione ma non semplicemente concentrandosi sul quesito in quanto tale, che pure è un elemento che va conosciuto; ci si dovrebbe interrogare del perché il governo, anziché affrontare i problemi per funzionare meglio la giustizia, pensa che tutto possa essere risolto con questo tema».

Ma quello che dice Landini non spiega affatto che la limitata possibilità di passare da una funzione all’altra non è una vera separazione delle carriere: non lo è nella formazione e non lo è nel funzionamento della giustizia, che vede poi per esempio pm e giudici tutti insieme in quel Csm che decide di carriere e sanzioni, in una promiscuità che non garantisce le condizioni per una piena terzietà del giudice. E che, con la degenerazione delle correnti, non garantisce neanche più da tempo che le carriere siano fondate sul merito, dunque che nella macchina della giustizia si affermi chi è più capace.

Il nervo scoperto del sorteggio al Csm

Anche sul sorteggio del Csm, Landini non smonta quella che ritiene una norma sbagliata affrontando le questioni di merito, ma rifugiandosi in un artificio propagandistico. «Perché non sorteggiamo i parlamentari? Perché non sorteggiamo i sindaci? Siamo su Scherzi a parte o siamo in un Paese serio e degno di questo nome?», ha detto, nuovamente spostando l’attenzione dal punto: il sorteggio non avviene tra indistinti passanti, ma all’interno di una platea che si suppone altamente qualificata. «Perché se un magistrato è qualificato per decidere della libertà dei cittadini dovrebbe non esserlo per far parte del Csm?», è la domanda con cui i sostenitori del Sì rispondono alle obiezioni del No poste da Landini. La risposta resta ancora inevasa.

Gasparri: «Landini è un po’ somarello»

Quanto al perché non si sorteggino i parlamentari è stato Maurizio Gasparri a rispondere. «Landini è un po’ somarello. I parlamentari non possono essere sorteggiati perché li scelgono i cittadini», ha ricordato il capogruppo di FI al Senato, invitando il leader della Cgil a rispettare la democrazia e accettare «che il sorteggio può porre fine ad un mercimonio parapolitico che non si addice al Csm, che ha ben altre funzioni di terzietà e di neutralità».

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Sveva Ferri - 19 Gennaio 2026