Verso il referendum
Gratteri era per il sorteggio del Csm, ma se la prende con chi lo ricorda: «Denuncio chi usa il mio video»
Nel 2021, alla festa del Fatto Quotidiano, il procuratore spiegava che la misura è l'unica in grado di abbattere lo strapotere delle correnti. Una convinzione ribadita anche lo scorso anno
Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, tra i testimonial della campagna per il No al referendum, ha preso piuttosto male la divulgazione di un video in cui, nel 2021, alla festa del Fatto quotidiano, parlava della necessità del sorteggio al Csm per mettere fine allo «strapotere» delle correnti, tanto da arrivare ad annunciare denunce contro chi lo ha diffuso. Il magistrato lamenta di non aver mai autorizzato l’utilizzo di quel filmato e sostiene che il testo oggi oggetto di referendum sia «molto lontano da quella che era la mia idea».
Quando Gratteri parlava della necessità del sorteggio del Csm
«A monte bisogna modificare il Csm per ridurre lo strapotere» delle correnti, dice Gratteri nel video, precisando di ritenere che «il sistema migliore sia il sorteggio, ma il sorteggio puro, anche a costo di cambiare se necessario la Costituzione», perché «anche facendo prima il sorteggio e poi il voto tra quelli sorteggiati non funzionerebbe lo stesso, perché poi dentro hai sempre gli appartenenti alla corrente e la corrente dice votate quelli». «Facciamo il sorteggio puro: se uno è in grado di scrivere una sentenza, è in grado poi anche di scrivere un parere per la nomina di presidente o di procuratore della Repubblica». «Quindi – aggiungeva Gratteri alla festa del Fatto del 2021 – la mamma di tutte le riforme è certamente quella del Csm, poi da lì partiamo. Dobbiamo assolutamente tornare alla credibilità che meritiamo».
Il procuratore annuncia denunce
Il video è stato rilanciato dalla Fondazione Einaudi, che ha dato vita a un comitato per il Sì, e da FdI. Ed è in particolare con quest’ultimo che sembra avercela Gratteri. «La Costituzione e la democrazia sono prioritarie. Non si toccano. Provvederò a denunciare nelle sedi opportune quanto accaduto per chiedere gli accertamenti del caso», ha fatto sapere il procuratore. «Con riferimento alla diffusione di un mio vecchio intervento sulle correnti, che un partito politico sta associando alle sue ragioni del sì al referendum, tengo a precisare due cose: nessun partito è stato da me autorizzato ad associare il mio nome a questa campagna referendaria; il testo proposto per questo referendum per il sorteggio del Csm, temperato per i politici e secco per i magistrati, è molto lontano da quella che era la mia idea». «Ma soprattutto a fronte della perdita di autonomia della magistratura e di un indebolimento dell’equilibrio democratico tra i poteri dello Stato, sancito dalla nostra costituzione ribadisco che sono contrario a tutta la modifica proposta compreso il sorteggio proposto», ha concluso Gratteri.
“L’invito” di FdI a Gratteri
Ora, benché il contesto sia certamente quello della campagna referendaria, c’è da dire che FdI nel rilanciare il video non ha “arruolato” il procuratore al fronte del Sì, limitandosi a sottolineare che il sorteggio del Csm è nella riforma e invitando il procuratore a prenderne atto. «Sì, con il sorteggio metteremo la parola fine alle correnti politicizzate in magistratura. Gratteri, sì. Riformiamola», si legge nel post che accompagna il filmato.
Il magistrato: «So che non piacerà a molti magistrati, ma…»
Del resto, sulla necessità di riformare il Csm, Gratteri era tornato anche in tempi più recenti: «So che non piacerà a molti magistrati, ma dico che sono favorevole al sorteggio dei componenti del Csm e anche al sorteggio dei componenti del Csm da parte del Parlamento», ha detto a gennaio dello scorso anno a margine di un evento al Palazzo di Giustizia di Napoli, dove i magistrati stavano manifestando contro la riforma. «Si divide l’Italia in macro aree, come ad esempio per l’elezione del Parlamento europeo, si rispettano le proporzioni tra pm e giudice, e non si sorteggiano i magistrati che hanno procedimenti disciplinari, penali, ritardo nel deposito delle sentenze o nelle indagini», disse spiegando la sua idea di sorteggio e aggiungendo che la «stessa cosa vale per i laici nominati dal Parlamento», nella convinzione che «chi è in grado di scrivere sentenze o di fare una lezione universitaria, sarà sicuramente in grado di valutare se tizio può diventare presidente del tribunale o meno». «In questo modo si eliminano quasi totalmente certe anomalie delle correnti che, in certi momenti storici, abbiamo visto non funzionare. Mi riferisco al caso Palamara dove io penso che subito dopo i componenti del Csm si sarebbero dovuti dimettere. Per dare l’idea, a prescindere se siano responsabili o meno, ma in quel caso l’opinione pubblica doveva capire e avere l’idea che si voltava pagina e si faceva sul serio. Invece – concluse Gratteri – il messaggio è stato quello dell’autoconservazione».