Fake e referendum
Giustizia, Zanon smonta le balle degli anti-riforma: “Anm e comitato del no si autolegittimano con manifesti menzogna”
Si avvicina la data del referendum sulla riforma della giustizia e non si contano gli svarioni dei paladini dello status quo contro il rinnovamento firmato dal governo e dal ministro Nordio. “Lo slogan rilanciato dall’Anm e dal Comitato per il no non è una legittima opinione politica. È una menzogna rivolta ai cittadini. Ed è, paradossalmente, uno spot a favore del Sì, perché segnala l’assenza totale di argomenti sul merito della riforma. Affermare che la riforma renderebbe i giudici dipendenti dalla politica significa attribuire alla legge effetti che non esistono. Non c’è una sola disposizione che introduca una subordinazione dei magistrati al potere politico. L’articolo 104 della Costituzione, anche nel testo riformato, continua a svolgere integralmente la sua funzione di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Affermare il contrario non è semplificazione: è disinformazione”. Non usa mezzi termini Nicolò Zanon, presidente del Comitato del sì, nel commentare le fake promosse dal sindacato delle toghe. È di queste ore la polemica sui maxi poster 6×3 promossi dal comitato del No, affissi a Milano e in tutte le stazioni italiane, con la scritta: “Vorresti giudici che rispondono alla politica? Giusto dire no”.
Referendum, Zanon: “Gli slogan di Anm e del comitato del no sono menzogne”
Il giurista che guida il comitato del sì alla riforma avverte che le dichiarazioni politiche, per di più estrapolate e decontestualizzate non trasformano una falsità in una verità giuridica”. Il diritto si fonda sui testi normativi, non sugli slogan affissi nelle stazioni. È semplicemente falso affermare che questa riforma dia più potere alla politica. Al contrario, essa riduce gli spazi di interferenza politica. A partire dalla composizione del Csm. Questa è la realtà giuridica, tutto il resto è propaganda. Il Comitato del No si auto-delegittima dicendo menzogne sui manifesti. Non siamo davanti a un confronto democratico sul merito. Ma a una rappresentazione alterata dei fatti costruita per orientare il voto attraverso la paura. Così non si aiuta il cittadino a scegliere, lo si inganna”.
Sisto: il comitato del no abbia il coraggio di ritirare quei manifesti
Il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, è ancora più tranchant. “In vista del referendum, il tema della riforma della giustizia va affrontato con chiarezza, lealtà e senso di responsabilità. Non esiste un problema di sottoposizione della magistratura alla politica. Il Comitato per il No deve, quindi, avere il coraggio della coerenza e ritirare slogan e cartelloni che evocano scenari che non esistono”.
Il vittimismo del comitato del no: rifiutiamo la campagna di delegittimazione
E ancora: “Quando si rinuncia agli argomenti e si agitano spettri inesistenti, non si difende la Costituzione: la si tradisce. Chi sceglie la menzogna come strumento politico non sta proteggendo i cittadini, li sta ingannando per interessi di parte. E questo è inaccettabile in una democrazia”. Neanche a dirlo il presidente del comitato del No, Enrico Grosso, gioca la carta del vittimismo. “Rifiutiamo la campagna di delegittimazione che è in corso nei confronti del Comitato Giusto Dire no. Ciò che è stato scritto sui nostri manifesti è frutto di ciò che stato affermato dal ministro della Giustizia. Oggi, al coro, si è aggiunta anche la presidente del Consiglio Meloni. In questi giorni abbiamo letto che saremmo ‘peracottari’, ‘magliari’, ‘falsari'”.