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Giustizia: “Il processo a Tortora non è mai finito. Voteremo sì al referendum per Enzo”

Parla Francesca Scopelliti

Giustizia: “Il processo a Tortora non è mai finito. Voteremo sì al referendum per Enzo”

La compagna del giornalista è presidente del Comitato "Cittadini per il sì". In una intervista a La Verità sostiene con forza la riforma a partire dalla separazione delle carriere

Politica - di Redazione - 12 Gennaio 2026 alle 09:48

Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora, è in prima fila a favore del sì al referendum sulla giustizia. Presidente del comitato «Cittadini per il sì», in una intervista al quotidiano La Verità, racconta la storia dell’indimenticato giornalista, vittima incolpevole della giustizia. «Il processo Tortora non è mai finito, perché non abbiamo ancora avuto una classe politica che sia riuscita a far tesoro dell’esperienza di Enzo, con il coraggio e la cultura giusta, accompagnando le riforme necessarie per cambiare davvero le cose. È incredibile pensare che abbiamo dovuto attendere fino al 2026 per promuovere la riforma della svolta. Voglio sperare che, nel segreto dell’urna, i cittadini e anche i magistrati votino sì. Perché il “sì” protegge le persone e non il potere, e ci consentirà di liberarci della cupola mafiosa delle correnti della magistratura. Rendendo onore alla memoria dì Enzo Tortora».

Stravolgimento della realtà dai sostenitori del no al referendum

La goccia che è ha fatto traboccare il vaso, è stato l’editoriale del direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio che qualche giorno fa ha scritto: «Il mantra è che separando le carriere non avremo più un caso Tortora. E il guaio è che lo raccontano anche i con- giunti del presentatore». Scopelliti non resta in silenzio di fronte a questa affermazione e spiega «Mi infastidisce molto che Travaglio si permetta di mettere il naso nella vicenda di Tortora. Non è degno neanche di nominarlo. I sostenitori del no al referendum hanno impostato la loro campagna sul capovolgimento della realtà e su interpretazioni strumentali dei fatti». E ancora «Non immaginavo che questa campagna referendaria sarebbe stata segnata da un tale livello di volgarità. E invece mi trovo costretta a ribadire, ancora una volta, “giù le mani da Tortora”».

Storia di Enzo è il paradigma della malagiustizia

«La storia di Enzo non si presta alle interpretazioni. È il paradigma della malagiustizia, e per questo disturba profondamente gli oppositori della riforma. Riflettere ancora oggi sul caso Tortora induce naturalmente a desiderare un vero cambiamento, attraverso la separazione delle carriere dei magistrati», tema su cui, ricorda Francesca Scopelliti, si discute già dai tempi del processo Tortora.

Gli intoccabili dell’Anm e la costosa campagna per il no

Sulla campagna a tappeto dell’Anm e del comitato del no commenta «Hanno affisso dei manifesti propagandistici 3 per 6, che costano 1.000 euro l`uno. Immagino che per la campagna referendaria valgano le stesse regole della campagna elettorale, ci saranno dei tetti di spesa, e questa spesa dovrebbero giustificarla. Chi finanzia il comitato per il No? Forse l`Anm, che è un’associazione privata? Se hanno trovato i soldi sono stati bravissimi, ma dovrebbero dichiararlo. Temo invece che il comitato del No faccia un po’ quello che vuole: d`altro canto, se dovessi denunciarli, dovrei fare un esposto presso i loro colleghi, il che sarebbe paradossale. Insomma, sono intoccabili».

Il partito delle toghe è uscito allo scoperto

Quindi con il referendum sulla riforma della giustizia il «partito delle toghe» sembra essere uscito allo scoperto? per Scopelliti sì: «Mi occupo di giustizia in prima persona da 37 anni. E oggi hanno svelato la loro vera anima. Si vestono da partito politico, e questo non credo sia consentito dalla Costituzione. All`inizio hanno persino adoperato siti istituzionali e palazzi di giustizia per le loro manifestazioni. C`è un abuso di potere senza limiti. E mi spavento ancora di più, se mi fermo a pensare che potrebbe vincere il No, il che per me equivarrebbe a un golpe».

Strapotere delle Correnti già denunciato da Cossiga

Tra i primi a denunciare il sistema e lo strapotere delle correnti c’è l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che «diceva che il ruolo delle correnti era di tipo mafioso, e aveva ragione. Decidono tutto, promozioni, punizioni e trasferimenti. Cossiga mi raccontò che, nella prima seduta del Csm, gli si parò davanti Francesco Di Persia, uno dei procuratori che condussero l`inchiesta contro Tortora. Cossiga gli disse: “La mano non gliela stringo, perché lei ha fatto morire un uomo perbene“» racconta Scopelliti.

Sinistra ha perso la sua capacità riformista

Infine alla domanda sulla contrarietà di gran parte della sinistra alla riforma, sottolinea: «La sinistra ormai ha perso la sua capacità riformista. E di questo mi dispiaccio molto. Anche volersi allargare a tutti i costi nel campo dei 5 stelle, che restano il partito del vaffa, legato a doppio filo alla magistratura, lo considero un suicidio politico. Hanno perduto la loro identità. La politica non ha ancora capito che la battaglia sulla giustizia non è una crociata di parte. Non riguarda “io”, ma tutti noi».

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di Redazione - 12 Gennaio 2026