Giustizia, cattolici per il sì. Nasce il comitato di appoggio alla riforma: rifuggire dal derby per un dialogo vero
Giuristi, imprenditori, esponenti dell’associazionismo cattolico scendono in campo per il sì alla riforma sulla giustizia. In vista del referendum, sempre più politicizzato dalle sinistre e dai paladini dello status quo, si è costituito davanti a un notaio di Roma un nuovo comitato referendario per appoggiare il “SÌ” alla riforma Nordio. Obiettivo in chiaro: rifuggire da ogni “derby” e aiutare un dialogo sui contenuti. Il comitato – si legge in una nota – sarà composto da oltre cinquanta personalità dell’associazionismo e dell’imprenditoria cattolici. Come da giuristi e docenti cattolici, da tempo impegnati a promuovere la ricchezza della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, in ogni circostanza.
Giustizia, nasce il comitato dei cattolici per il sì contro ogni derby
Fra gli aderenti iniziali figurano, tra gli altri, gli ex ministri e parlamentari Paola Binetti (che sarà presidente onorario), Luisa Santolini, Maurizio Sacconi, Massimo Polledri. Ma anche l’ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre, il vicepresidente dei giuristi cattolici Vincenzo Bassi. E ancora il segretario nazionale Ucid, Stefania Brancaccio, i docenti universitari Gaetano Armao, Eliana Maschio, Giovanni Doria, Mario Esposito, Emanuele Massagli. Ne fanno parte anche il presidente Inapp Natale Forlani; gli avvocati, Eva Sala, Francesco Cavallo, Pietro Tantalo, Kira Curti, Venturini Anton Francesco. Esponenti del mondo associativo come Domenico Menorello; Marco Invernizzi; Antonio Inchingoli; Guglielmo Borri; Marcella Caradonna Marcella; Marco D’Agostini; Elena Fruganti; Eutimio Tiliacos; Maurizio Gallo; Peppino Zola; Elena Ugolini; Giusy D’Amico Giusy; Simone Saladini. Hanno aderito il poeta Davide Rondoni, gli intellettuali Salvatore Abbruzzese, Bolzan Mario, Navarini Claudia. Ex magistrati come Pino Morandini ed Enza Lanteri.
Intellettuali, imprenditori, costituzionalisti, ex ministri
La presidente del comitato sarà Stefania Brancaccio, segretaria nazionale Ucid (Unione cristiana imprenditori dirigenti). “Nell’approfondire in questi anni il tratto del “cambio d’epoca” (Francesco) – spiega Domenico Menorello, vicepresidente vicario e coordinatore del network “Ditelo sui tetti” – abbiamo varie volte individuato nella magistratura ideologizzata, non certo in tutta la magistratura, la ricorrente fonte creativa di atti che hanno sospinto una vera e propria trasformazione antropologica in tanti temi sensibili. Dal gender alla maternità e alla genitorialità fino alle questioni del cosiddetto fine-vita”.
Menorello: la pretesa di certa magistratura che si colloca oltre la legge
“Si tratta di pretese di certa magistratura che, al di là dal merito – continua Menorello – si collocano oltre la legge e sostituiscono la volontà popolare rappresentata dal Parlamento, condizionando la mentalità di tutti. Va allora riparato il vulnus alla libertà del popolo italiano e alla libertà di ciascuna persona”. La riforma costituzionale votata dal Parlamento il 30 ottobre 2025 – prosegue il vicepresidente vicario del comitato – va sostenuta non tanto per i dettagli della proposta. Ma perché viene affrontato di petto il grave problema strutturale di questa sbagliata idea di Giustizia. Contestando la pretesa di finalizzazione ideologica della stessa e di prevaricazione sugli altri poteri democratici e dunque sul popolo. In questo senso, vanno nella giusta direzione il superamento di un Csm appannaggio delle correnti, la separazione costituzionale delle carriere giudicanti e inquirenti. E la liberazione del giudice da influenze improprie provenienti anche dall’interno della stessa magistratura, sottoponendo a responsabilità ogni magistrato attraverso il giudizio di una alta corte autonoma e indipendente, perché nessuno sia al di sopra della legge”. Il neonato comitato cattolico per il sì vuole dare un contributo costruttivo, “perché l’occasione del referendum non coincida con nessun’altra logica di contrapposizione politica. Ma sia una vera occasione di dialogo solo sui contenuti e sul significato della Riforma nel Paese”.