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Gardini: “La mia Presidenza è un riconoscimento al ruolo dell’Italia e al lavoro del governo Meloni”

Intervista al Secolo d'Italia

Gardini: “La mia Presidenza è un riconoscimento al ruolo dell’Italia e al lavoro del governo Meloni”

La deputata di Fratelli d'Italia commenta la nomina alla guida della Commissione Affari Politici del Consiglio d'Europa. E sull'audizione di Albanese ribadisce: E' stata sbagliata nel merito e nel metodo. Centrodestra compatto

Interviste - di Giovanna Ianniello - 29 Gennaio 2026 alle 18:35

Elisabetta Gardini, oggi deputata di Fratelli d’Italia e per anni impegnata in Europa come rappresentante italiana nell’Europarlamento, nei giorni scorsi è stata indicata e scelta come presidente della Commissione affari politici del Consiglio d’Europa. In una intervista al Secolo d’Italia commenta la nomina, che conferisce all’Italia una ulteriore centralità internazionale.

Onorevole Gardini, in cosa consiste e cosa rappresenta l’incarico alla guida della Commissione Affari Politici del Consiglio d’Europa?
Ho accolto questa presidenza con un forte senso di responsabilità, perché la Commissione Affari Politici è uno degli snodi centrali dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. È il luogo in cui si analizzano e si orientano le grandi dinamiche politiche e geopolitiche del nostro continente, affrontando crisi internazionali, conflitti, transizioni democratiche e questioni strategiche di sicurezza.
In questa sessione, ad esempio, abbiamo portato all’attenzione dell’Aula dossier di primaria importanza come la situazione in Groenlandia, il ruolo dell’Iran nello scenario internazionale e la complessa crisi siriana. Presiedere questa Commissione significa contribuire direttamente a indirizzare il dibattito politico europeo, garantendo equilibrio, serietà e rispetto dei valori fondanti del Consiglio d’Europa.

Quale significato ha la sua designazione per i Conservatori e per il loro ruolo in questa legislatura europea?
Questa nomina rappresenta innanzitutto un riconoscimento del lavoro serio, costante e credibile svolto dalla delegazione italiana e, più in generale, del ruolo centrale che l’Italia sta assumendo nello scenario europeo grazie all’azione del governo guidato da Giorgia Meloni.
Anche all’interno dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa si percepisce chiaramente questo cambio di passo. L’Italia non è più una presenza marginale o subalterna, ma un attore capace di orientare il confronto politico. La lettera inviata dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, insieme alla premier danese e poi sottoscritta da altri Stati, ne è un esempio concreto: ha aperto un dibattito necessario sulla revisione dell’interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, soprattutto quando questa incide in modo squilibrato sulle politiche migratorie degli Stati membri.
Oggi i Conservatori, e l’Italia in particolare, non si limitano a partecipare alle istituzioni internazionali, ma contribuiscono a definirne l’agenda. È un risultato che ci rende orgogliosi e rafforza il peso politico del nostro Paese.

Passando a un fatto d stretta attualità, può dirci cosa è successo con l’invito a Francesca Albanese, che lei e il centrodestra avete chiesto di annullare? Cosa ha detto nell’audizione?
L’audizione è stata sbagliata sia nel metodo sia nel merito. Nel metodo, perché la Commissione Affari Sociali ha modificato l’agenda delle audizioni all’ultimo momento, senza un confronto adeguato e in un contesto particolarmente delicato, coincidente con il Giorno della Memoria. Una scelta che riteniamo inopportuna e irrispettosa.
Nel merito, perché l’audizione si è trasformata nell’ennesimo intervento ideologico della signora Albanese, caratterizzato da una narrazione unilaterale e fortemente politicizzata, lontana dallo spirito di equilibrio e imparzialità che dovrebbe contraddistinguere le istituzioni del Consiglio d’Europa.
La reazione del centrodestra è stata quindi ferma, compatta e pienamente motivata. Non si è trattato di una protesta pretestuosa, ma di una presa di posizione a tutela della serietà dell’Assemblea parlamentare e della sua credibilità. Difendere le istituzioni significa anche impedire che diventino palcoscenici di propaganda, soprattutto su temi così delicati.

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di Giovanna Ianniello - 29 Gennaio 2026