Femministe nel pallone
Si fa presto a dire patriarcato: la pagina Fb Mia moglie era gestita (anche) da una donna. La svolta investigativa
Vi ricordate la pagina Facebook Mia Moglie che era diventata oggetto di dibattito anche politico? Gli ultimi sviluppi investigativi ridisegnano gli scenari e mandano nel pallone le femministe, che avevano già gridato alla mentalità maschilista e patriarcale dei gestori della pagina. Proprio così, perché tra i gestori della pagina c’è una donna di 52 anni. Il che va a smontare una certa narrazione alimentata soprattutto dalle penne dell’impegno femminista post-sessantottino.
La Polizia di Stato ha infatti eseguito i decreti di perquisizione emessi dalla Procura di Roma nei confronti dei soggetti risultati coinvolti nell’attivazione e gestione della pagina Facebook ‘Mia Moglie’, oggetto di numerose segnalazioni lo scorso agosto alla Polizia Postale. Le indagini hanno portato all’identificazione di una donna di 52 anni, di un ragazzo di 24 e all’individuazione del titolare dell’account, con cui veniva gestito il gruppo Facebook, un settantenne leccese morto il 30 marzo 2025.
Nel corso delle perquisizioni, effettuate dagli operatori specializzati del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, del C.O.S.C. di Bari e della S.O.S.C. di Lecce, si è proceduto al sequestro di dispositivi informatici che ora verranno analizzati. In seguito alla segnalazione della Polizia Postale il gruppo, costituito da migliaia di utenti che condividevano e commentavano immagini di donne, definite nei commenti mogli o compagne, pubblicate verosimilmente senza il consenso delle persone ritratte, è stato definitivamente chiuso dalla piattaforma social Facebook che ha collaborato con gli investigatori.
Gruppo Facebook Mia moglie: come funzionava
Dentro la pagina Facebook, si trovava di tutto. C’erano coppie di scambisti consenzienti, immagini sottratte o condivise con i partner dalle stesse donne, credendo che sarebbero rimaste private. In molti casi si trattava di foto scattate in momenti di intimità, ma non mancavano quelle che ritraevano scene di vita quotidiana:
C’era chi aveva deciso di condividere una foto della partner sdraiata a pancia in giù sulla spiaggia, nel gruppo Facebook “Mia moglie”, chiedendo “Che ne pensate?”. Chi, invece, aveva pubblicato immagini intime della propria moglie, pregando gli utenti di “andarci giù pesante nei commenti”. Scatti a volte rubati, quelli finiti nel gruppo Facebook aperto a tutti, dove le violenze non solo erano ammesse, ma incentivate, descritte, elogiate. Stupri digitali che avevano nel mirino mogli, partner e amiche, meglio se inconsapevoli.
Sono decine i canali in cui lo schema viene replicato, non solo su Facebook. Gli stessi amministratori del gruppo, poco prima di essere cacciati dalla piattaforma, avevano comunicato ai propri iscritti di essersi trasferiti altrove, “al riparo dai moralisti”.