Punto segnato dall'esecutivo
Espulsione dell’Imam di Torino, il governo aveva ragione. La Cassazione accoglie il ricorso del Viminale
La Corte ha cancellato il provvedimento con cui la Corte di Appello di Torino aveva rimesso in libertà Mohamed Shahin, destinatario di un provvedimento di espulsione per le sue frasi inneggianti al terrorismo e al 7 ottobre. Kelany: "Il ministero dell'Interno ha agito nel rispetto di ogni norma"
Un punto di vantaggio per la linea del Viminale. La Cassazione ha annullato con rinvio la decisione dei giudici di Torino che avevano disposto lo stop del trattenimento dell’imam Mohamed Shahin nel Cpr di Caltanissetta. Il caso dovrà essere riesaminato dai giudici della Corte d’Appello del capoluogo piemontese. La Cassazione ha dunque cancellato il provvedimento con cui la Corte di Appello di Torino aveva rimesso in libertà l’Imam Mohamed Shahin, destinatario di un provvedimento di espulsione per le sue frasi inneggianti al terrorismo. “È la conferma che il Viminale, che ha deciso l’espulsione dell’Imam egiziano e il suo trattenimento in un Cpr, ha agito nel rispetto di ogni norma”. E’ il commento di Sara Kelany, responsabile del dipartimento Immigrazione di Fratelli d’Italia.
Sull’ imam di Torino la Cassazione cancella sentenza Appello
Pur non avendo deciso di rimandare l’imam in un Cpr, come a suo tempo stabilito dal Viminale, la Corte ha comunque accolto il ricorso del ministero degli Interni: in particolare le eccezioni sollevate dall’Avvocatura di Stato; rimandando la decisione finale ad altra sezione della corte d’Appello di Torino. A oggi, quindi, la partita è ancora aperta. Ma con un punto in più segnato dall’esecutivo. “Nonostante questo – fa notare Sara Kelany – , c’è una tendenza ormai palese a mettere in discussione in sede giudiziaria le decisioni che vengono prese da questo esecutivo in materia di sicurezza e di contrasto all’immigrazione clandestina. Anche in questo caso, come è accaduto per soggetti coinvolti nei tragici fatti di cronaca dei giorni scorsi, l’Imam estremista che definiva il massacro del 7 ottobre un atto di ‘resistenza’ resta a piede libero. E a pagare le conseguenze sono i cittadini”. L’imam era stato portato nel Cpr di Caltanissetta dopo il decreto di espulsione firmato dal ministro Matteo Piantedosi. La Cassazione ha accolto un ricorso dell’Avvocatura dello Stato.
Kelany: Sull’imam di Torino il Viminale aveva ragione
Erano chiare le motivazioni con cui il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dispose il 26 novembre scorso l’espulsione dall’Italia dell’imam della Moschea Omar Ibn Khattab a Torino, Mohamed Shahin. Nel decreto del Viminale si faceva riferimento alle dichiarazioni fatte durante la manifestazione pro Pal del 9 ottobre. “Io personalmente – aveva detto l’imam – sono d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre. Quello che è successo non è una violazione, non è una violenza”. Con le sue parole – si legge nel decreto – ”ha difeso i terroristi di Hamas legittimando lo sterminio di inermi cittadini israeliani”. Il 15 dicembre le cose si capovolsero: la Corte d’Appello di Torino decise che l’Imam Mohamed Shahin non dovesse essere trattenuto al Cpr di Caltanissetta. E che quindi poteva fare ritorno a Torino e alla sua moschea del quartiere San Salvario.
La Corte d’Appello di Torino – sezione protezione internazionale – accolse il ricorso presentato dai legali di Shahin. E il Viminale fece sapere che sarebbe andato avanti sull’espulsione dell’Imam, facendo, appunto, ricorso in Cassazione. La premier Meloni fu molto severa sul punto: «Parliamo di una persona che ha definito l’attacco del 7 ottobre un atto di “resistenza”. Negandone la violenza. Che, dalle mie parti, significa giustificare, se non istigare, il terrorismo. Qualcuno mi può spiegare come facciamo a difendere la sicurezza degli italiani; se ogni iniziativa che va in questo senso viene sistematicamente annullata da alcuni giudici?».