Tragico epilogo
È morta la donna colpita dal figlio con la sparachiodi: un messaggio dell’uomo e il decesso cambiano il quadro
Ricoverata già in condizioni disperate, le ferite alla testa che le hanno causato lesioni irreversibili si sono rivelate fatali. Ora il quarantenne sarà accusato di omicidio
Non ce l’ha fatta Luciana Cat Berro, la pensionata di 65 anni brutalmente aggredita con una pistola sparachiodi dal figlio nella loro abitazione di Caselle Torinese. La donna è deceduta nella serata di ieri presso l’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dove era stata ricoverata in condizioni disperate. Le lesioni craniche e cerebrali provocate da quel colpo esploso a bruciapelo si sono rivelate, purtroppo, irreversibili. Ora il figlio sarà accusato di omicidio.
Torino, non ce l’ha fatta la donna aggredita dal figlio con una pistola sparachiodi
Il dramma si è consumato nella notte tra sabato e domenica all’interno di una cascina in strada Torino. L’arma del delitto aggiunge un dettaglio di particolare efferatezza a una vicenda già atroce: Paolo Ferri, 40 anni, ha utilizzato una pistola sparachiodi di quelle solitamente impiegate per l’abbattimento degli animali. Un gesto che non lascia spazio a dubbi sulla brutalità dell’aggressione e sulla violenza dell’impatto dei colpi.
Troppo gravi le ferite alla testa, era ricoverata in condizioni disperate
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Fabiola D’Errico della Procura di Torino, stanno delineando i contorni di un omicidio che inizialmente era apparso come l’esito tragico di un raptus improvviso. Ma dall’inchiesta degli inquirenti sembrerebbe essere emerso che prima di premere il grilletto, il quarantenne avrebbe inviato un agghiacciante messaggio audio a un conoscente. Nel vocale, l’uomo avrebbe palesato apertamente una pesante insofferenza verso la madre e persino la sorella e l’insopportabilità della convivenza con loro. Un precedente che ora aggrava la posizione dell’indagato.
Ora il figlio che l’ha colpita con la sparachiodi sarà accusato di omicidio
Eppure, dopo il ferimento della madre, era stato lo stesso Ferri a chiamare il 112, permettendo l’intervento immediato dei carabinieri della compagnia di Venaria Reale. L’uomo, difeso dall’avvocatessa Ilenia Caratozzolo, si trova ora recluso nel carcere delle Vallette a Torino. Ma, nonostante la confessione iniziale al telefono con i militari, durante l’udienza di convalida dell’arresto l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Adesso, con il decesso della vittima, la Procura si appresta a modificare formalmente il capo d’accusa: Paolo Ferri dovrà rispondere di omicidio volontario.