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Dossieraggi, Commissione Antimafia: vero e proprio sistema dagli scenari inquietanti

Relazione di 200 pagine

Dossieraggi, Commissione Antimafia: vero e proprio sistema dagli scenari inquietanti

Nel testo della presidente, Chiara Colosimo, si sottolinea 'l'opacità istituzionale' e si ripercorrono 'fatti di straordinaria gravità'. Emergono le responsabilità di Cafiero De Raho. Il centrodestra particolarmente sotto attacco

Politica - di Eva De Alessandri - 14 Gennaio 2026 alle 19:42

Una relazione di quasi 200 pagine, nella quale emerge che l’esame completo dei documenti, degli atti, delle audizioni acquisiti nel corso del filone di inchiesta “restituisce alla Commissione uno scenario particolarmente inquietante dell’intera vicenda relativa al cosiddetto ‘dossieraggio’, dove elementi di variegata ed eterogenea natura concorrono a delineare un quadro non solo di evidente disfunzionalità, o meglio di vera e propria patologia, dei meccanismi di accesso e controllo ai sistemi informativi e alle banche dati coinvolte, ma soprattutto di opacità istituzionale. È la posizione della presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, nella proposta di relazione sul caso Dossieraggi.

Analisi di ampio respiro

“Nello sviluppo delle conclusioni della presente relazione” continua il documento “la Commissione non può limitarsi a elaborare una summa delle criticità sinora descritte, quasi effettuando una mera ricapitolazione, ma deve necessariamente estendere lo sguardo offrendo una visione più ampia e complessiva dell’intero svolgimento degli avvenimenti. Ciò consente di procedere, dunque, non alla mera descrizione di una serie di eventi, bensì all’analisi di quello che, in una ottica prospettica di più ampio respiro, appare come un vero e proprio sistema che ha non solo consentito, innescato la commissione delle condotte, che possono essere definite come predatorie, per le quali oggi procede la procura di Roma, ma soprattutto ne ha ritardato la scoperta e poi ostacolato l’accertamento” continua la relazione.

Criticità non possono essere isolate

Si legge nel testo che “le criticità sinora descritte non possono, per loro natura, essere oggetto di una analisi parcellizzata ed isolata, come se si trattasse di mere anomalie contingenti o di episodi occasionali, ma al contrario devono essere necessariamente collocate in un contesto ben più  ampio, implicando l’esame anche dei rapporti tra le istituzioni coinvolte. In una analisi per così dire panottica, allora, ciò che emerge è un insieme di ripetuti comportamenti consolidatisi in prassi, di condotte non sorvegliate, di consuetudini operative che hanno favorito la genesi di un ambiente contaminato nel quale la trasparenza, il controllo e la responsabilità sono risultate recessive rispetto ad una voluta disfunzionalità”.

Condotte hanno portato a erosione dei meccanismi di vigilanza

“Emerge, allora, che molte delle condotte descritte si siano incardinate su di una progressiva erosione dei meccanismi di vigilanza, resa possibile da una nefasta combinazione di fattori: la fiducia mal riposta negli attori principali della vicenda; la convinzione, rivelatasi fallace, che la collocazione presso l’autorità giudiziaria potesse garantire in sé affidabilità; una impostazione culturale fondata sulle dinamiche personali invece che sulla rigorosa osservanza delle regole organizzative; la sostanziale inesistenza, protratta per anni e in parte tuttora sussistente, di strumenti tecnici adeguati per intercettare tempestivamente condotte anomale e infine, occorre dirlo, la volontà determinante di alcuni, prosegue il testo.

Vero e proprio sistema in cui si collocano gli agiti di Striano

Nella relazione viene ricordato che “La straordinaria gravità di questo insieme impone dunque una riflessione sul perimetro complessivo di ciò che può essere definito come un vero e proprio ‘sistema’”. “Dentro questa cornice si collocano gli agiti di Striano e dei soggetti oggi coindagati. Il militare della Guardia di finanza, in virtù della sua collocazione strategica all’interno del Gruppo sos della Dnaa, ha in concreto beneficiato di un contesto che gli ha consentito, quasi indisturbato, di accedere, consultare, esfiltrare e trasmettere ad altri una quantità sterminata di dati riservati, spesso di estrema delicatezza istituzionale od anche coperti da segreto investigativo. E se ciò è stato possibile non lo è stato tanto, o comunque non solo, per l’abilità e la spregiudicatezza di Striano, bensì e anzi soprattutto, per la debolezza intrinseca delle barriere di controllo e la superficialità con cui venivano gestite le posizioni che avrebbero dovuto esercitarlo”.

Mole di documenti notevole: solo da Roma 66mila pagine

Il documento ha analizzato una notevole mole di documenti, se si pensa che solo dalla procura di Roma sono arrivate circa 66 mila pagine. Insieme anche le audizioni svolte a palazzo San Macuto. I commissari adesso hanno 15 giorni di tempo per esaminare il testo che verrà riportato in ufficio di presidenza per essere discusso e poi successivamente votato in seduta plenaria dalla stessa assemblea dell’Antimafia. Al centro della vicenda c’è Pasquale Striano, luogotenente della Guardia di finanza in servizio all’ufficio Segnalazione operazioni sospette della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, indicato come “l’esecutore materiale di un’attività sistematica e illecita di prelievo di dati sensibili”. Nelle scorse settimane i pm di Roma hanno chiuso le indagini nei confronti di 20 persone. Tra queste figura anche il sostituto procuratore nazionale antimafia Antonio Laudati, referente del Gruppo Sos. Tra Striano e Laudati, stando alle carte dell’indagine, intercorrerebbe un rapporto di “reciproca fiducia” ed entrambi sarebbero stati “pienamente consapevoli” di operare in violazione della legge.

Antimafia: ‘sistema colpiva centrodestra’

Nella relazione la presidente dell’Antimafia Colosimo scrive anche ce Federico Cafiero de Raho – Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo dell’epoca -, “disponendo di un sistema informativo senza barriere, poteva imprimere direzioni, sottolineature, tempi e priorità. E quel sistema, in quel momento storico, produceva effetti prevalentemente orientati verso lo stesso spettro politico (i partiti di centro destra e la Lega Nord in particolare) che, negli anni successivi, sarebbe stato anche il principale bersaglio delle attività di Striano e del circuito giornalistico che da lui traeva informazioni”. Inoltre “è l’analisi e la ricostruzione della vicenda Siri che tratteggia la responsabilità del dottor de Raho in una dimensione significativa e non riducibile alla categoria della mera omissione, poichè la permeabilità dei controlli non era una falla, ma una risorsa; non un difetto del sistema, ma uno strumento di governo dell’ufficio.

Approfondimento investigativo sorprendentemente minimo

“Un ulteriore profilo di criticità, che merita di essere evidenziato in sede di conclusioni, riguarda il modo in cui le Procure procedenti hanno affrontato la posizione di Cafiero de Raho” si legge ancora. “Le risultanze degli atti mostrano che, nonostante la sua funzione apicale, la gravità e natura oggettivamente irrituale delle condotte emerse, l’approfondimento investigativo nei suoi confronti è stato sorprendentemente minimo, quasi formale, privo di quella attenzione analitica che il suo ruolo istituzionale avrebbe imposto. Le sue escussioni a sommarie informazioni testimoniali sono caratterizzate da un profilo di incongruità e superficialità, e risultano in definitiva prive di contestazioni puntuali, di un adeguato livello di approfondimento sul reale funzionamento dell’ufficio o di qualunque efficace tentativo di verificare l’effettivo grado di conoscenza, od anche di prevedibile conoscibilità, delle condotte illecite occorse”.

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