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Dirotta su Cuba. L’America punta il regime “castrista” dopo aver asfaltato Maduro. “Quel governo è un problema”

Venti di guerra

Dirotta su Cuba. L’America punta il regime “castrista” dopo aver asfaltato Maduro. “Quel governo è un problema”

Esteri - di Leo Malaspina - 4 Gennaio 2026 alle 16:16

Cuba, dopo il Venezuela? Non è affatto da escludere, a quanto pare. Il governo cubano “è un enorme problema” ed è “in grossi guai”, è la risposta del segretario di Stato Usa Marco Rubio a una domanda riguardo alla possibilità che l’Avana sia il prossimo obiettivo dell’amministrazione guidata da Donald Trump, posta nel corso di un’intervista al programma “Meet the Press” della Nbc all’indomandi dell’operazione militare contro il Venezuela attraverso cui gli Usa hanno catturato il leader Nicolas Maduro. “Non ho intenzione di parlarvi ora di quali saranno i nostri passi futuri e quali saranno le nostre politiche a questo riguardo. Ma non credo sia un mistero che non siamo grandi fan del regime cubano“, ha aggiunto Rubio, figlio di emigrati cubani e noto critico del governo dell’Avana.

Trump, dal Venezuela a Cuba?

A Cuba persiste un regime di continuità castrista. Dopo la morte di Fidel Castro nel 2016, il potere è passato a suo fratello Raúl e successivamente a Miguel Díaz-Canel, mantenendo il sistema monopartitico comunista del Partito Comunista di Cuba, ispirato all’ideologia castrista. Il governo attuale celebra apertamente il lascito di Fidel, come con la proclamazione del 2026 come “Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz”. Il castrismo combina socialismo marxista-leninista, patriottismo e controllo statale totale sull’economia e la politica. Il regime controlla media, elezioni e dissenso, con repressioni notevoli verso oppositori.

Rubio: “Non abbiamo soldati dispiegati in Venezuela”

“Non abbiamo forze Usa sul campo”, ha dichiarato Rubio, aggiungendo che le truppe sono rimaste in Venezuela “per circa due ore quando sono andate a catturare” il leader Nicolas Maduro. Ieri, nel corso di una conferenza stampa, il presidente Donald Trump ha asserito che Washington “non ha paura” di inviare truppe se ciò si rendesse necessario. Mentre Nicolás Maduro attende la sua prima udienza nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn – l’arraignment, la convalida dell’arresto, potrebbe avvenire già domani mattina – fuori dalle mura del carcere si sta consumando una battaglia molto più complessa di quella militare appena conclusa a Caracas. È una guerra di codici, giurisdizioni e precedenti che rischia di ridefinire il perimetro del diritto internazionale e dei poteri extraterritoriali degli Stati Uniti.

L’operazione “Absolute Resolve”, ordinata dal presidente Donald Trump, ha innescato una crisi diplomatica globale, con numerose reazioni internazionali che parlano di una violazione “gravissima” del diritto internazionale. Ma a Washington i legali del Dipartimento di Giustizia hanno già predisposto una strategia giuridica per blindare il processo federale a New York. Il cuore dell’impianto accusatorio, anticipato ieri dal Segretario di Stato Marco Rubio durante una conferenza stampa a Mar-a-Lago, poggia su un assunto tanto semplice quanto dirompente: non si può violare l’immunità di un presidente se, per la legge americana, quell’uomo non è mai stato presidente.

La dittatura sollevata e il diritto internazionale

Il diritto internazionale consuetudinario riconosce ai capi di Stato in carica un’immunità personale assoluta (ratione personae) dalla giurisdizione penale di altri Stati. Riconosciuto sia dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja sia dalla Corte di Strasburgo che tutela i diritti umani in Europa, questo principio rappresenta uno dei pilastri dell’ordine internazionale: tutela la sovranità e consente la continuità delle relazioni diplomatiche. Se Maduro fosse riconosciuto come presidente legittimo del Venezuela, un processo penale a New York sarebbe destinato a morire prima ancora di iniziare.

Ed è qui che interviene la linea tracciata da Rubio. Secondo Washington, le elezioni venezuelane del 2024 sono illegittime. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea e una parte rilevante dell’Organizzazione degli Stati Americani non hanno riconosciuto l’esito del voto, giudicato fraudolento. Ne consegue che, per l’amministrazione Usa, il mandato legittimo di Maduro sarebbe scaduto ufficialmente il 10 gennaio 2025.

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di Leo Malaspina - 4 Gennaio 2026