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Dieci, 100, 1000 Askatasuna contro il governo. La lezione di odio dell’imam Baya all’università di Torino

Amico di Hannoun

Dieci, 100, 1000 Askatasuna contro il governo. La lezione di odio dell’imam Baya all’università di Torino

Politica - di Sara De Vico - 20 Gennaio 2026 alle 08:58

Nessun dubbio sui testimonial (cattivi maestri) dei bravi ragazzi di Askatasuna. Se ci fossero dubbi basta dare un’occhiata agli ospiti della chiamata alle armi del centro sociale torinese contro il governo per “riprendersi la città” che si è tenuta in un’aula dell’ateneo del capoluogo piemontese. Ad aizzare la platea di studenti c’è anche Brahim Baya, predicatore di odio amico di Hannoun, in prigione con l’accusa di finanziamento ad Hamas. Fieramente anti-meloniano, tanto da improvvisarsi giurista e invitare via social gli islamici a votare no al referendum, ha attaccato gli sgomberi e le indagini sul terrorismo del governo ‘islamofobico’.  Parola d’ordine: la difesa a oltranza di Aska, luogo neanche a dirlo, di ‘dialogo’  e socialità messo alla porta dal governo cattivo e liberticida. Del resto la mission dell’assemblea al campus Einaudi,m  dopo lo sgombero di corso Regina 47 era chiarissimo. “Allargare e ricomporre un fronte unito che sappia organizzarsi e contrapporsi ai piani che il governo ha pronti per noi”.

All’assemblea di Aska le parole di odio di Brahim Baya

Lo sgombero, dice il predicatore, “è un messaggio a tutte noi e a tutti noi. A chi sciopera, a chi costruisce solidarietà con gli oppressi dall’Occidente e con gli alleati in Palestina e ovunque nel mondo. A chi prova a organizzare la resistenza qui, nel cuore dell’Occidente”. Un invito alla rivolta sociale nel cuore dell’Università di Torino che conferma un certo feeling con la rete degli antagonisti e dei collettivi. Baya spara a zero. Lo sgombero del più violento dei centri sociali insieme a Leonkavallo di Milano, dopo anni di occupazione abusiva, sarebbe un pericoloso avvertimento di Palazzo Chigi. “Se alzi la testa paghi. Io lo so bene perché da mesi io e la mia comunità islamica italiana siamo sotto attacco mediatico e politico continuo. Indicati come nemico interno, minacciati di deportazione, di ghettizzazione, di apartheid”. La narrazione è sempre la stessa: da una parte i buoni, poco importa se inneggiano alla mattanza del 7 ottobre, finanziano Hamas, mettono a ferro e fuoco le città nel nome di Free Palestine, dall’altro il governo islamofobico.

“Se alzi la testa, paghi. È così che funziona la repressione”

“È così che funziona la repressione in Italia oggi. Non parte dai tribunali, ma parte dai giornali, dai post, dai politicanti nostalgici del fascismo e del nazismo”. Ma non è finita. Per non essere frainteso dai partecipanti che vogliono riprendersi Torino a tutti i costi, Baya punta dritto contro la premier Meloni. Un classico. “Quello che stiamo vivendo non è solo una fase di governo autoritario, è un cambio storico. L’Occidente ha riscoperto la guerra, il colonialismo, la repressione interna, galvanizzato in questo dal sionismo politico e dal messianismo evangelico che parla apertamente di terra promessa, del genocidio, dell’ecocidio come destino per l’umanità”.

L’appello alla rivolta sociale: 10,100, 1000 Askatasuna

Parole accese, appelli alla resistenza e alla rivolta contro l’esecutivo dipinto come l’impero del male. Fuori dai confini – incalza lo statista dei fratelli musulmani – si normalizza il genocidio, “dentro si normalizza la repressione, i decreti di sicurezza, le indagini per terrorismo, gli sgomberi, la criminalizzazione dei movimenti, le leggi Bavaglio camuffate da antisemitismo”. La risposta è dieci, cento, mille Askatasuna, con la complicità dell’università di Torino che ha gentilmente concesso lo spazio fisico per lanciare la crociata contro lo Stato e il governo. Complimenti.

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di Sara De Vico - 20 Gennaio 2026