Politica e fede
De Maistre, il conservatore che oggi sussurrerebbe ai grandi leader di destra. Il libro di Riccardo Pedrizzi
Chi sarebbe, oggi, Joseph de Maistre, il pensatore che sfidò i giacobini, gli illuministi e i vili fiancheggiatori del modernismo laico, se calcasse i palcoscenici del panorama politico internazionale? L’ungherese Orbàn, l’americano Trump o l’italianissima Meloni? Riccardo Pedrizzi, autore di un libro sul filosofo savoiardo, dopo anni di studi e di pubblicazioni, non risponde a questa domanda ma ci fornisce gli elementi necessari per farci da soli un’idea.
Nel volume Joseph de Maistre. Un conservatore contro le ideologie (Solfanelli, pp.147, 12 euro), l’ex senatore di An ci riporta nei suoi scritti, in originale, anticipandoli e corredandoli da analisi politiche e sociologiche, con l’aiuto di Marcello Veneziani, che firma la presentazione. “La lezione più importante di de Maistre è di aver capito che non ci si può limitare, specialmente quando lo scontro è tra idee, a reagire o a tendere a una gretta conservazione dello status quo o ad ammirare nostalgicamene gli Ancien Règim, ma è necessario contrattaccare in nome dei valor eterni e assoluti…”, scrive Veneziani.
Pedrizzi analizza la biografia di de Maistre, il contesto post-rivoluzionario e temi teologici come peccato originale, sacrificio e “Trono e Altare”m ma anche la contrapposizione ideologica di de Maistre ai presunti Lumi che ispirarono la Rivoluzione francese. La prefazione di Giuseppe De Lucia Lumeno posiziona le idee del pensatore settecentesco nel centro delle crisi globali attuali, del relativismo storico, della globalizzazione, richiamando l’esigenza dei valori conservatori contro il disordine contemporaneo. “Nessuno più di lui portò alle estreme conseguenze il cattolicesimo e la lotta all’empietà e all’ateismo nel nome della Tradizione, si contrappose in modo speculare all’Illuminismo e rovesciò in positivo le loro critiche alla superstizione, ai pregiudizi e all’oscurantismo… Di de Maistre resta vivo proprio ciò che è più stridente con lo spirito del nostro tempo o col nostro tempo senza spirito”, scrive Pedrizzi, che richiama il magistero cattolico recente, citando Populorum progressio di Paolo VI e il discorso di Ratisbona di Benedetto XVI, per denunciare la separazione tra sviluppo, giustizia, ragione e fede.
Ma Pedrizzi, sul piano politico, sottolinea come de Maistre offra ancora oggi strumenti per analizzare riforme costituzionali e autonomia regionale, rigettando costituzioni “artificiali” create a priori in favore di quelle organiche radicate in tradizioni e provvidenza divina. Nessun rifiuto della modernità, ma del modernismo facile sì, nell’approccio di de Maistre, riflessione utile nella fase storica attuale in cui la modernità si spaccia per progresso.