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Davos cambia rotta: l’economia torna a contare più del clima. I dati del Global Risks Report 2026

Rapporto con sorpresa

Davos cambia rotta: l’economia torna a contare più del clima. I dati del Global Risks Report 2026

Il World Economic Forum scopre quello che i realisti dicevano da anni

Economia - di Marzia Mazzoni - 27 Gennaio 2026 alle 13:03

Il Global Risks Report 2026 ribalta le priorità. I rischi economici scalano la classifica, quelli ambientali scivolano. E il World Economic Forum scopre quello che i realisti dicevano da anni.

 

Per la prima volta nella storia ventennale del Global Risks Report, tutti i rischi ambientali perdono terreno nella classifica di breve periodo. E non solo in termini relativi, superati da altre emergenze. Anche in termini assoluti: i punteggi di gravità attribuiti a ciascuno di essi sono calati rispetto all’anno scorso. È il segnale più netto che arriva da Davos in questo gennaio 2026.

L’era della competizione

Il World Economic Forum chiama questa fase storica “Era della Competizione”. Un cambio di passo che non arriva dal nulla: già dal 2024 il report aveva abbandonato il linguaggio rassicurante dei “megatrend” – quelle grandi correnti prevedibili che si potevano cavalcare – per sostituirlo con “forze strutturali”, tensioni che si accumulano e collidono senza un copione prestabilito. Ora quel cambio semantico trova conferma nei fatti.
Il multilateralismo arretra. Le regole internazionali vacillano. La fiducia tra Stati – quella che il report definisce “la valuta della cooperazione” – si svaluta ogni giorno.

Global Risks Report 2026 (il link al documento completo)

I numeri fotografano un pessimismo diffuso: il 68% degli esperti intervistati si aspetta, nel prossimo decennio, un ordine mondiale frammentato, con potenze regionali che si contendono sfere d’influenza e impongono regole proprie. Solo il 6% crede ancora possibile un ritorno all’ordine internazionale a guida americana. Siamo già nel mondo post-egemonico.

L’economia si riprende la scena

La vera notizia sta nei numeri. Dopo anni di dominio incontrastato dei rischi climatici, sono quelli economici a registrare i balzi più vistosi nella classifica biennale. Recessione economica e inflazione salgono entrambi di otto posizioni – nessun’altra categoria si muove così. Lo scoppio di bolle speculative guadagna sette posti. Il confronto geoeconomico – sanzioni, dazi, guerra commerciale – diventa il rischio numero uno, superando persino i conflitti armati. L’anno scorso era al nono posto.
Timori fondati, peraltro. Il report ricorda che il 45% del debito sovrano dei Paesi OCSE scade tra il 2025 e il 2027, in un contesto di tassi ancora alti e margini fiscali ridotti all’osso. A questo si aggiunge un terzo del debito delle imprese a livello globale da rifinanziare nello stesso arco di tempo. Il WEF la chiama “resa dei conti economica”.

Il clima può aspettare

Ed ecco il passaggio che farà discutere. Gli eventi meteorologici estremi passano dal secondo al quarto posto. La perdita di biodiversità crolla di cinque posizioni. I cambiamenti critici ai sistemi terrestri ne perdono sette. L’inquinamento perde tre posizioni.
Nel lungo periodo, a dieci anni, l’ambiente resta in cima alla classifica. Il segnale di breve termine però parla chiaro: quando l’economia traballa, quando l’inflazione erode i salari, quando il debito diventa insostenibile, il clima scivola in secondo piano. Per forza di cose. Qualcuno, proprio a Davos, l’ha detto in modo più ruvido. I dati raccontavano già la stessa storia.
L’intelligenza artificiale: il grande punto interrogativo
Un altro movimento merita attenzione. Tra tutti i 33 rischi analizzati, quello legato agli esiti negativi dell’intelligenza artificiale compie il salto più lungo: dalla trentesima posizione nell’orizzonte a due anni fino alla quinta in quello a dieci anni.
Oggi l’IA viene percepita come un amplificatore di altri problemi – disinformazione, attacchi informatici, instabilità geopolitica. Domani potrebbe diventare un rischio sistemico a sé stante. Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: governi e imprese investono cifre colossali per restare in corsa, senza aver capito fino in fondo cosa stanno costruendo.

Cosa cambia per noi

Per chi fa impresa in Italia, questo report conferma sensazioni già diffuse. Instabilità economica, catene di fornitura fragili, costi energetici imprevedibili, debito pubblico che limita ogni manovra: sono i rischi con cui conviviamo da tempo. La novità è che adesso anche Davos li mette in cima alla lista.
La sostenibilità resta importante, ma deve tornare a essere uno strumento di competitività. In questo senso, l’approccio italiano anticipa quello che il WEF ora legittima implicitamente. La Valutazione di Impatto Generazionale introdotta dal governo guarda agli effetti di lungo periodo delle politiche pubbliche senza cedere al dirigismo delle direttive europee, sempre più ambiziose sulla carta e sempre meno applicate nella realtà.

La lezione

Per anni il World Economic Forum è stato il palcoscenico del globalismo progressista, il luogo dove nascevano slogan poi ripetuti ovunque. Questo report segna un cambio di tono. I rischi economici contano. La competizione tra Stati conta. L’ambiente conta, certo, ma smette di essere l’unica chiave di lettura del mondo.
La realtà, alla fine, presenta sempre il conto.

 

 

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di Marzia Mazzoni - 27 Gennaio 2026