Le novità
Dal taglio dell’Irpef agli aumenti salariali di gennaio 2026. La “cura economica” italiana funziona
Tra le novità economiche più importanti di gennaio 2026 figurano il taglio dell’Irpef per per i redditi tra i 28mila e i 50mila euro, che passa dal 35% al 33% e gli aumenti per l’avvio del contratto nazionale di lavoro nei settori dell’Istruzione e della Ricerca. Le fasce di reddito più avvantaggiate dalla prima misura sono ovviamente quelle che si avvicinano al limite massimo, ossia 50mila euro. Ma anche quelle che guadagnano di più possono usufruire dei benefici perché, come ricorda Skytg24, su di loro lo sconto dedicato va a coprire una fetta di reddito più robusta rispetto alle altre.
La cura economica italiana funziona: il taglio dell’Irpef
In sostanza, il beneficio più alto dovuto al taglio dell’Irpef è di 440 euro all’anno e si raggiungere proprio intorno ai 50mila euro. Chi percepisce 35mila euro, invece, risparmierà 140 euro mentre i redditi da 30mila si attesteranno a 40 euro. Qualche settimana fa, Altroconsumo ha riassunto i numeri in una simulazione: tra 25.001 e 30.000 euro si risparmieranno tra 0 e 40 euro; tra 30.000 e 35.000 euro si risparmieranno tra 40 e 140 euro; tra 35.001 e 40.000 euro si risparmieranno tra 140 e 240 euro; tra 40.001 e 45.000 euro si risparmieranno tra 240 e 340 euro; tra 45.001 e 50.000 euro si risparmieranno tra 340 e 440 euro; tra 50.001 e 200.000 euro si risparmieranno 440 euro; oltre i 200.000 euro la riduzione viene riportata a 0.
Non bisogna dimenticare anche la nuova imposta ridotta per gli straordinari, che diminuisce fino al 15% se il reddito annuale lordo non supera i 50mila euro. In senso contrario, ma comunque influente sul reddito, va invece la conferma del taglio delle detrazioni fiscali per chi va oltre i 75mila euro.
Gli aumenti e gli arretrati
Dal 1 gennaio sono poi entrate in vigore le nuove norme del Ccnl per il settore dell’Istruzione e della Ricerca. Dunque, i docenti e il personale Ata nel cedolino, sul portale NoiPa, troveranno una busta paga più alta. Si tratta degli aumenti del contratto 2022-2024, che però, essendo stato firmato il 23 dicembre 2025, non erano mai entrati in pieno regime. In passato, si era cercato di arginare la situazione con strumenti e con l’indennità di vacanza contrattuale.
La crescita dei salari per docenti e per il personale Ata è collegata all’anzianità: può arrivare fino a circa 190 euro lordi ogni mese per i primi e circa a 195 euro lordi per i secondi. In media, l’incremento sarà di circa 150 euro per i docenti e di 114-115 euro per il personale Ata. Sempre per i professori e per il personale Ata, a partire dal 23 gennaio, sono stati accreditati anche gli arretrati, che vanno dai mille ai 2mila euro: in alcuni casi, sulla base del grado e dell’anzianità, li superano addirittura. A febbraio, i docenti e il personale Ata riceveranno anche l’importo una tantum, previsto dall’ultimo contratto collettivo nazionale di lavoro: 111,70 euro lordi per i primi e 270,70 euro lordi per i secondi.