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Crescere nella tempesta: come la prudenza del Governo consente all’Italia di reggere l’urto globale

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Crescere nella tempesta: come la prudenza del Governo consente all’Italia di reggere l’urto globale

Bankitalia e Cgia lo confermano: la linea di politica economica improntata alla prudenza sta consentendo all'Italia di affrontare la fase globale più difficile senza rinunciare alla crescita

Economia - di Villy de Luca - 25 Gennaio 2026 alle 07:00

In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, ritorno dei dazi, instabilità finanziaria e crescente incertezza politica, l’Italia sta attraversando uno dei passaggi più complessi degli ultimi decenni senza scivolare nella recessione e senza interrompere il percorso di crescita. Non si tratta di un risultato scontato, né casuale. Dalla lettura congiunta delle considerazioni del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, e delle più recenti previsioni macroeconomiche dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, emerge con chiarezza come una linea di politica economica improntata alla prudenza stia consentendo al Paese di affrontare la fase globale più difficile senza rinunciare alla crescita. Panetta descrive un mondo in cui le variabili economiche tradizionali contano sempre meno rispetto a fattori politici e geopolitici, al punto che persino ex post diventa complesso interpretare l’andamento dei mercati. In questo scenario, tuttavia, l’economia mondiale ha mostrato una resilienza superiore alle attese: non si sono materializzate recessioni diffuse e il commercio internazionale, anziché collassare sotto il peso dei vincoli, si è riorganizzato. È un passaggio cruciale, perché dimostra che l’attuale fase non è caratterizzata da una crisi sistemica, ma da una profonda riconfigurazione degli scambi e delle catene del valore. Proprio questa capacità di adattamento del sistema globale rende determinante il ruolo delle politiche nazionali: non servono scelte avventate, ma stabilità, credibilità e capacità di accompagnare i processi in atto.

L’Italia? Molto meno fragile di quanto si pensi

In questo quadro, l’Italia si colloca in una posizione meno fragile di quanto spesso si racconti. I dati della CGIA indicano che nel 2026 il Pil nominale supererà i 2.300 miliardi di euro, con un aumento di 66 miliardi rispetto al 2025, mentre la crescita reale, pur contenuta, si manterrà positiva. È un risultato che assume valore proprio perché ottenuto in un contesto sfavorevole: la progressiva uscita di scena del sostegno straordinario del Pnrr, la stagnazione delle principali economie europee e il permanere di forti incertezze internazionali avrebbero potuto spingere il Paese verso una nuova fase recessiva. Ciò non è avvenuto, e questo segnala la tenuta dei fondamentali. La composizione della crescita rafforza questa lettura. L’export torna a svolgere un ruolo di sostegno, i consumi delle famiglie e della pubblica amministrazione restano stabili, mentre il rallentamento degli investimenti appare fisiologico dopo la fase di forte espansione degli anni precedenti. Non siamo di fronte a una crescita drogata da stimoli eccezionali o da squilibri finanziari, ma a un andamento moderato e coerente con una strategia di cautela. È esattamente ciò che consente di attraversare una fase instabile senza accumulare nuove fragilità.

Banche italiane uguale solidità

Un elemento decisivo è la solidità del sistema bancario, evidenziata con forza da Panetta. Le banche italiane arrivano a questa fase più redditizie, più patrimonializzate e più attente alla gestione del rischio, dopo aver assorbito una sequenza di shock senza il ritorno massiccio dei crediti deteriorati. Questo risultato è frutto di anni di disciplina e di vigilanza, non di deregolamentazione. La scelta di non inseguire scorciatoie, ma di puntare su una semplificazione intelligente delle regole, consente oggi di sostenere l’economia reale senza mettere a repentaglio la stabilità finanziaria. Anche questo è un segno di prudenza che paga nel medio periodo. La dinamica territoriale conferma che la crescita, pur contenuta, è reale e diffusa nelle aree più produttive del Paese. L’Emilia-Romagna si appresta a diventare la locomotiva nazionale, sostenuta da manifattura, automotive e biotecnologie, mentre province come Varese, Bologna e Reggio Emilia mostrano una vitalità superiore alla media. È un dato rilevante perché segnala che, in assenza di politiche espansive indiscriminate, il sistema produttivo più solido continua a trainare il Paese, dimostrando che la prudenza macroeconomica non soffoca lo sviluppo, ma ne seleziona e rafforza le basi più robuste.

Crescita sostenibile

Infine, le stesse analisi della CGIA chiariscono che il vero nodo strutturale dell’Italia non è la congiuntura, ma la produttività, l’efficienza della pubblica amministrazione e il capitale umano. Proprio per questo, una politica economica prudente diventa una condizione necessaria: evita di mascherare le debolezze con stimoli temporanei e mantiene lo spazio fiscale e finanziario indispensabile per affrontare le riforme strutturali quando il contesto internazionale lo consentirà. In un mondo che Panetta definisce “più politico che geopolitico”, la credibilità diventa un asset strategico. In conclusione, i due articoli convergono su un punto fondamentale: l’Italia sta attraversando una delle fasi più difficili dell’economia globale recente senza arretrare, grazie a un approccio che privilegia stabilità, prudenza e adattamento. Non è una crescita spettacolare, ma è una crescita sostenibile, ottenuta senza mettere a rischio i conti pubblici, il sistema bancario e la fiducia degli investitori. In tempi di incertezza strutturale, questa non è una scelta difensiva, ma una strategia di responsabilità.

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di Villy de Luca - 25 Gennaio 2026