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Crans Montana, Roma collaborerà con Berna

Giustizia a orologeria?

Crans Montana, evapora il mito della precisione svizzera. E Berna cede a Roma: al via l’indagine congiunta

Cronaca - di Lorenza Mariani - 31 Gennaio 2026 alle 13:49

Su Crans Montana non si finisce mai di sorprendersi, indignarsi, sconcertarsi e, soprattutto di scrivere. Certo, almeno oggi ripartiamo dalla notizia che abbiamo già dato ieri dell’ok arrivato dalla Procura del Canton Vallese – confermato da una portavoce dell’Ufficio federale di giustizia svizzero, precisando che la rogatoria presentata dalla Procura di Roma è stata accolta – che ha concesso l’assistenza giudiziaria all’Italia nell’ambito dell’inchiesta sulla tragedia di Capodanno.

Un inferno di fuoco e terrore come drammaticamente noto costato la vita a 40 persone (tra cui sei nostri giovani) e che ha segnato per sempre i sopravvissuti, ben 116 dei quali ustionati e feriti che lottano con le conseguenze di quella nottata da un letto d’ospedale.

Crans Montana, al via la collaborazione giudiziaria tra Svizzera e Italia

Dunque, le autorità italiane avranno accesso alle prove già raccolte nell’indagine. L’assistenza sarà prestata nel pieno rispetto dei diritti delle parti potenzialmente coinvolte. E, rispetto all’agenda, si sa che le Procure svizzera e italiana si incontreranno a metà febbraio per definire i dettagli della collaborazione con lìobiettivo di chiarire i dettagli della cooperazione e coordinare le procedure. Il modus operandi, spazi e limiti compresi, che disciplineranno il lavoro a quattro partito da una richiesta di assistenza della procura di Roma, che aveva aperto un fascicolo sulla morte dei sei cittadini italiani tra le 40 vittime del rogo di Capodanno.

«Una facoltà – precisa su quest’ultimo punto il Corriere della sera – espressamente prevista da un trattato di collaborazione giudiziaria sottoscritto tra Roma e Berna alla fine degli anni ’90. Il governo Meloni aveva subordinato all’attivazione di questo strumento il ritorno in Svizzera dell’ambasciatore italiano, richiamato a Roma dopo la scarcerazione del principale indagato Jacques Moretti».

Cade il velo di Maya sulla infallibilità del sistema elvetico?

Nel frattempo, però, il velo di Maya sulla presunta infallibilità del sistema elvetico si sta lacerando giorno dopo giorno, sotto il peso di una realtà che di “svizzero” – nell’accezione di precisione e rigore – sembra avere ormai sempre di meno… E del resto, è opinione diffusa che la tragedia di Capodanno a Crans-Montana, costata la vita a 40 persone tra cui sei nostri giovani connazionali, non è più solo una ferita aperta: è un baratro che obbliga Berna a guardare giù nel precipizio.

E non solo. Le ultime notizie che filtrano dalle indagini e dai media internazionali (come l’emittente Bfmtv) sono da brividi. Agli atti sono finite 171 chiamate ai soccorsi nell’arco di appena novanta minuti. Un numero enorme, che racconta l’angoscia di chi, intrappolato nel rogo del Le Constellation, vedeva la morte arrivare mentre il centralino del 144 veniva inondato di invocazioni disperate: «Sono quasi morto, credo di essere bruciato», urla una voce giovane, tra le tante, nelle registrazioni.

Inferno di fuoco a Crans Montana, quelle 171 drammatiche chiamate ai soccorsi

Sì, perché c’è tutta l’angoscia del dramma di Capodanno a Crans-Montana nella registrazione delle telefonate ai soccorsi trasmesse dall’emittente francese. Ben 171 telefonate al 144, i soccorsi svizzeri, nell’arco di un’ora e mezza. Telefonate ora agli atti delle indagini.

Ebbene, proprio questo fiume di chiamate solleva un interrogativo inquietante: come è possibile che, in una località d’élite come Crans-Montana, un incendio di tali proporzioni abbia potuto divorare un locale pubblico con una rapidità così letale? E se il sistema di allerta ha funzionato nel ricevere le grida, è sulla prevenzione e sulla tempestività della reazione strutturale (e sui controlli di rito) che il mito dell’efficienza rossocrociata rischia di vacillare pericolosamente… O quanto meno è lecito pensare che timbri e autorizzazioni di rito non sono bastati a evitare il massacro…

I dubbi e le testimonianze sulla “gestione Moretti” dell’attività

Non solo. A incrinare ulteriormente l’immagine del rigore svizzero si aggiungono le testimonianze di chi quel sistema lo ha vissuto dall’interno. Ex collaboratori dei Moretti, che negli anni scorsi hanno lavorato a stretto contatto con la proprietà, descrivono una realtà ben lontana dagli standard di sicurezza che ci si aspetterebbe. Emergerebbe un quadro di gestione “non proprio ortodossa”, in cui la cura per l’estetica e il profitto del jet-set potrebbero aver messo in secondo piano la rigida osservanza delle norme antincendio e di sicurezza.

L’ambasciatore svizzero a Roma: bene un «gruppo di indagine comune»

In questo scenario, allora, la mossa del governo Meloni di richiamare l’ambasciatore dopo la scarcerazione di Jacques Moretti ha dato i suoi frutti. La Procura di Sion ha finalmente concesso l’assistenza giudiziaria all’Italia. A metà febbraio, i magistrati romani voleranno in Svizzera per accedere alle prove e ai sopralluoghi. E lo stesso ambasciatore svizzero a Roma, Roberto Balzaretti, pur cercando di gettare acqua sul fuoco di sospetti e recriminazioni, ha auspicato un «gruppo di indagine comune».

La sottolineatura della «grande esperienza degli inquirenti italiani»

Più precisamente. Ospite ieri sera a Tg2 Post, Balzaretti ha asserito che «per fare chiarezza e giustizia» sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana, «sarebbe importante costituire un gruppo di indagine comune tra gli inquirenti italiani e vallesani». Riconoscendo la «grande esperienza degli inquirenti italiani». E ritenendo che «i colleghi vallesani dovranno accedere a questa possibilità». Un’ammissione implicita, se vogliamo: per fare giustizia su quanto accaduto a Crans-Montana, Berna ha bisogno del rigore e del metodo italiano.

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