Il 2026 delle letture
Cinque libri da mettere nella calza della Befana per iniziare l’anno fuori dal mainstream
Argomenti e autori di provenienza diversi, ma accomunati da un filo rosso prezioso: una visione originale che guarda alla storia e all'attualità andando oltre i conformismi
Dopo le inevitabili e sacrosante concessioni ai peccati di gola che più o meno tutti abbiamo fatto durante le feste, nella calza della Befana, insieme a qualche cioccolatino, il nostro suggerimento è quello di inserire libri. In questo articolo trovate cinque consigli di titoli che, secondo noi, meritano sicuramente di essere letti e, perché no, regalati.
Cinque libri da mettere nella calza della Befana
Il primo, freschissimo di stampa, è Cultura sovranista di Antonello Cresti (La Vela), che nella quarta di copertina è descritto come «un arsenale di idee vive». Idee – dice il sottotitolo – armate, per una rinascita popolare. Il saggio, in cui l’autore «affronta senza timori l’egemonia culturale che governa il nostro tempo, scardinando a uno a uno i miti del neoliberismo, della tecnocrazia e del conformismo», è corredato dalla prefazione di Marco Rizzo, dall’introduzione di Enrica Perrucchetti e dalla postfazione di Alain De Benoist.
“Cultura sovranista” di Antonello Cresti, «un arsenale di idee vive»
Quelle di Cresti sono pagine in cui si sviluppa una vera e propria visione del mondo, un pensiero organico e concreto, alternativo al politicamente corretto e coerente, basato su identità, comunità, spiritualità e bellezza. «Pagina dopo pagina, il lettore – è spiegato nella nota editoriale – non troverà consolazioni, ma strumenti; non slogan, ma prospettive». E dunque proposte: «Scuole rigenerate, un’arte a servizio del popolo, un linguaggio liberato dalla manipolazione, un nuovo protagonismo collettivo».
“Indomita” di Civita Di Russo, la battaglia di una donna e avvocato contro la mafia
La nostra seconda proposta è un libro scritto da una donna coraggiosa, Civita Di Russo, avvocato penalista che «ha dedicato – si legge nella sua biografia – oltre trent’anni alla difesa di collaboratori e testimoni di giustizia nei più importanti processi contro la criminalità organizzata in Italia». Forse anche per questo il volume, edito da Castelvecchi e con la prefazione di Antonio Coluccia, si intitola significativamente Indomita. E rappresenta un percorso personale attraverso un’Italia nascosta fatta di mafie, pentimenti, processi e umanità al limite. Un percorso in cui l’autrice, tra minacce, rinunce e battaglie giudiziarie in nome della verità, racconta «storie vere di collaboratori di giustizia, ma anche momenti di dolore e di solitudine per una fiducia da conquistare giorno dopo giorno», muovendosi «tra aule bunker, silenzi istituzionali e trasformazioni interiori, dove la difesa non è una tecnica, ma una battaglia disarmata». Un percorso, ancora, che Di Russo ripercorre senza retorica, con lucidità professionale e profondità umana.
“Trump segreto” di Alessandro Nardone, per capire il presidente Usa oltre il racconto mainstream
Di forte attualità ed interesse, se si guarda allo scenario internazionale dei nostri tempi, è Trump segreto di Alessandro Nardone (Historica edizioni), che ben conosce l’ambiente politico statunitense in generale ed il suo protagonista indiscusso di questo periodo, l’attuale presidente degli Stati Uniti. «Chi è il vero Donald Trump? Di certo non quello raccontato dai media mainstream», afferma Nardone, che nel suo testo «offre una prospettiva unica su un leader che ha sfidato l’establishment globalista, imponendo la sua visione con l’America First 2.0». Una prospettiva che smonta la narrazione distorta creata attorno al tycoon non con intento apologetico, ma per raccontare con precisione da un lato i meccanismi distruttivi del mainstream omologato e omologante, dall’altro le opportunità anche economiche offerte dal nuovo scenario geopolitico. Quello di Nardone – scrive Federica Giovannucci su La Voce del Patriota – «è un testo militante nel senso migliore: lucido, documentato e coraggioso. Un libro necessario per capire non solo Trump, ma il destino dell’Occidente».
“I fiori dell’oblio” di Luscia e Lusetti, un omaggio alla verità storica sulla sorte di molte ausiliarie
Un altro volume che merita sicuramente di essere letto è I Fiori dell’oblio di Silvia Luscia e Floriana Lusetti (Passaggio al Bosco), che ha come significativo sottotitolo Il Servizio Ausiliario Femminile e le donne d’Italia: voci dimenticate della “guerra civile”. Completato dalla prefazione del senatore di Fratelli d’Italia Antonella Zedda e dalla postfazione dello storico e avvocato reggiano Luca Tadolini, il libro – che contiene l’elenco aggiornato di tutte le Cadute – racconta le storie «agghiaccianti e spesso sepolte dalla storiografia ufficiale o distorte dalla memorialistica resistenziale» di tante donne uccise dalle brigate partigiane dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. Storie che – si legge nella quarta di copertina – con un chiaro e doveroso intento di rendere omaggio alla verità, «vengono riportate alla luce attraverso un lavoro minuzioso e imponente, capace di ricostruire fatti, nomi e aneddoti misconosciuti: una ricerca d’archivio senza precedenti corredata da una vasta mole di dati e tabelle, che indaga un ambito delicato e divisivo con la precisa volontà di consegnare alla storia la narrazione di crimini orrendi e mai indagati, spesso perpetrati per odio e per vendetta».
“Codreanu. L’arcangelo trafitto” di Carlo Sburlati, una biografia rigorosa
Di argomento storico-biografico, infine, è Codreanu. L’arcangelo trafitto di Carlo Sburlati (Idrovolante), dedicato al fondatore del movimento legionario romeno. L’autore, medico ma anche giornalista e scrittore, nel suo libro (riedizione ampliata di un volume precedente ed ormai introvabile), ricostruisce con passione e rigore la vita ed il pensiero di una figura carismatica e controversa come quella di Corneliu Zelea Codreanu, restituendo ai lettori «il ritratto di un uomo che trasformò la fede in missione e la politica in mistica del sacrificio». Partendo dalla giovinezza in una Romania tormentata per arrivare all’epopea della Guardia di Ferro, il lavoro di Sburlati (che ha anche un’interessante appendice critica di Mario Bernardi Guardi), è scritto con un linguaggio scorrevole ed è sostenuto da una solida base documentaria. E «attraversa le battaglie, le persecuzioni e il mito del Capitano, portando alla luce le radici spirituali e sociali di un movimento rivoluzionario che voleva rifondare la nazione oltre le ideologie».