Lo sciacallaggio su Niscemi
Che fantasia, la sinistra chiede le dimissioni del governatore. Schifani e Salvini al lavoro: “Parliamo di cose serie”
Continua lo sciacallaggio politico delle sinistre sulla tragedia di Niscemi, un crescendo di insulti al governo e ricostruzioni false fino alla richiesta di dimissioni del governatore della Sicilia Renato Schifani e l’azzeramento dell’Ars, proprio nel giorno della visita del ministro Matteo Salvini all’isola. Prima Matteo Renzi, in versione spaccone, contro il ministro Nello Musumeci, definito un raccomandato della premier, poi l’attacco di Carlo Calenda a Schifani. Cattivo gusto e scarsa fantasia. Le opposizioni non hanno molti copioni, di fronte ai temi caldi dell’agenda politica e a qualsiasi criticità (anche meteo) invitano la premier a riferire alle Camere (con annessa accusa di fuggire) e chiedono le dimissioni di qualcuno.
Lo sciacallaggio della sinistra che chiede le dimissioni di Calenda
”Non rispondo a Calenda, penso a lavorare…”. Così il governatore Schifani in attesa dell’arrivo di Salvini. Non contano le parole ma i “fatti”, risponde. Il riferimento è ai provvedimenti adottati subito a sostegno di chi ha subìto danni dagli smottamenti della collina sui cui sorge la cittadina franata per l’acqua torrenziale del ciclone Harry. “Stiamo parlando dello stanziamento da parte del governo regionale di 90 milioni di euro per far fronte alle prime emergenze del ciclone Harry. Di cui 23 destinati al bando (che verrà pubblicato lunedì) per ristori e attività commerciali sulle costiere colpite dal maltempo. Ogni esercizio sarà risarcito con almeno 5 mila euro (i pagamenti sono previsti entro marzo)”.
Il governatore: non rispondo a Calenda, lavoro
La Regione, inoltre, riferiscono fonti vicine al governo siciliano, è pronta a partire con la seconda fase di aiuti mettendo a disposizione 10 milioni per l’esenzione dei canoni di concessione del demanio marittimo a favore dei titolari di lidi. E ancora: 5 milioni di euro per i danni all’agricoltura e 5 per quelli alla pesca. Impegnato in prima persona, Schifani è ”concentrato sull’emergenza e sulle risposte immediate da dare”. Per questo non ha tempo per replicare al Calenda di turno. Che non si rassegna e insiste: “Se non risponde a me, dovrà rispondere ai siciliani”. In tre anni, assicurano fonti vicine al governo siciliano, la Regione ha azzerato il disavanzo di circa 4 miliardi di euro e ha chiuso il rendiconto 2024 con un avanzo di oltre 2 miliardi di euro. Sempre nel 2024, riferiscono le stesse fonti, la Sicilia ha registrato il miglior pil d’Italia, l’occupazione è aumentata, la cassa integrazione è diminuita.
Sul reperimento dei fondi nessun problema
Anche sul capitolo fondi quante polemiche pretestuose. “Prendiamoli dal Ponte sullo Stretto”, provocano a sinistra, Elly Schlein in testa. “Non ho mai avuto dubbi sul reperimento dei fondi. I fondi ci saranno e ci sono”, insiste Schifani. “Per quanto riguarda la regione sta valutando quali sono i progetti finanziati in FSC 21-27. Allora faremo la valutazione per definanziare le opere che sono destinate a non essere realizzate e spostare le coperture sull’emergenza della mareggiata. Quindi siamo sereni su questo naturalmente, non occorrerà minimamente intaccare i fondi del Ponte”.
Salvini: non togliamo soldi ai siciliani per aiutare i siciliani
Salvini conferma. “Non possiamo togliere soldi ai siciliani per aiutare i siciliani”, ha detto arrivando a Furci Siculo nel Messinese, una delle zone più colpite dal ciclone Harry. “Perdonatemi, l’Italia è una potenza industriale e stiamo crescendo. I soldi arriveranno fino all’ultimo centesimo, senza togliere soldi alle scuole, alle strade, ai ponti, alle gallerie e alle ferrovie siciliane e calabresi”. Poi si dice molto colpito dalla devastazione.
Ponte di Messina, tutto è pronto, si aspetta la Corte dei Conti
“Un conto è seguirlo dall’ufficio e dal ministero con i tecnici, cosa che sto facendo da giorni. Un conto è sorvolare e poi però andare sul posto a Bova Marina, a Melito, a Furci, a Letojanni. Un conto è sentire le testimonianze dei sindaci che ti chiamano al telefono, un conto sono i quattrini che servono. Ma più che dai soldi, anche forte di vecchie esperienze, sono preoccupato dei tempi della burocrazia. Calenda? ”Siamo qui per parlare di cose serie…”, taglia corto il ministro. Avanti tutta sul Ponte di Messina. “Io sto aspettando la Corte dei Conti poi torneremo dando tutte le risposte possibili. Vorrà dire che io avevo detto 2025, conto che sia il 2026 a Dio piacendo l’anno buono. I tecnici sono pronti, le imprese sono pronti i soldi ci sono il progetto c’è”.