In vista del referendum
Casellati: «La riforma è una battaglia di verità. Restituirà ai cittadini la fiducia nella magistratura»
Il ministro risponde alle accuse del fronte del no. Intanto continuano le discussioni all'interno dell'Anm dopo i manifesti "maliziosamente fuorvianti". Ceccarelli: il sorteggio è la realizzazione del principio di uguaglianza di tutti i magistrati
La campagna del fronte del no al referendum sulla giustizia, fondata sull’affermazione che l’obiettivo della separazione della carriere è assoggettare i pm al governo «E’ una colossale falsità, figlia di un ostruzionismo ideologico e irresponsabile». Ad affermarlo è il ministro Elisabetta Alberti Casellati, intervistata da Tommaso Cerno nel corso della festa de “Il Giornale”. La responsabile delle Riforme del governo Meloni ha ribadito che la realtà delle cose «è l’esatto opposto. Non solo nella riforma non c’è traccia di sottoposizione dei pm alla politica, ma rispetto all’attuale Costituzione vi è un rafforzamento della loro indipendenza».
Casellati ricorda che giudici e pm sono indipendenti e autonomi
Facendo riferimento al sto della norma che verrà sottoposta al voto dei cittadini il prossimo 22 e 23 marzo, Casellati ricorda che “si afferma espressamente che giudici e pm sono indipendenti e autonomi da ogni potere. La riforma è una battaglia di verità, che restituirà ai cittadini fiducia nei confronti della magistratura. Attraverso la separazione delle carriere e il nuovo Csm noi avremo un giudice terzo e la terzietà è garanzia di giustizia e trasparenza. Una riforma, dunque, non contro ma per la magistratura. Questi i fatti. Il resto è propaganda».
Polemiche all’interno dell’Anm dopo i manifesti ‘fuorvianti’
Intanto in casa Associazione nazionale magistrati, continuano i mal di pancia dopo la campagna dei manifesti 6×3 che ha fatto molto parlare l’opinione pubblica e la politica per i contenuti definiti da molti esponenti “faziosi” oltre che “non veritieri”. Nei giorni scorsi sulla rete è anche circolato un video relativo alla riunione dell’ultimo direttivo centrale dell’Anm nel quale la consigliera della Corte d’appello di Napoli, Natalia Ceccarelli, ha preso le distanze dalla campagna e ha bacchettato i colleghi dell’associazione sostenendo che «dopo la divulgazione di quei manifesti l’Anm ha abdicato a un qualsivoglia approccio tecnico al contenuto e al merito della riforma, abbracciando la politica e il modus degli imbonitori. Abbiamo abdicato alla nostra terzietà e siamo diventati agitatori di menti e di coscienze, abdicando anche al nostro ruolo istituzionale che è quello di comporre i conflitti e non suscitarli». La consigliera è tornata sulle sue parole con una intervista al quotidiano il Dubbio, nel corso della quale ha spiegato che in questa delicata fase «la magistratura associata dovrebbe mostrare consapevolezza della propria quota di corresponsabilità omissiva rispetto alle degenerazioni che hanno favorito, nel comune sentire, il progressivo sgretolamento del suo patrimonio di credibilità, e, nel contempo, offrire garanzia di equilibrata rigenerazione».
Messaggio maliziosamente fuorviante
Per Ceccarelli «Il Comitato referendario ha scelto, invece, di veicolare un messaggio maliziosamente fuorviante e, quel che è peggio, connotato da allarmismo. Anziché rassicurare sull’integrità del ruolo di garanzia richiestoci, incrementiamo, in tal modo, il nostro distacco dal corpo sociale. L’effetto è che le ragioni di quanti sono già orientati si rinsaldano, mentre non si sposta un solo voto tra gli indecisi».
Altre 300mila euro stanziati da Anm
Sulle risorse stanziate da Anm, altri 300 mila euro, ha poi ribadito che sia lei che il collega Andrea Reale si sono «opposti al rifinanziamento, come ci eravamo opposti alla costituzione di un comitato direttamente impegnato nella campagna referendaria, che avrebbe inevitabilmente trasformato l’associazione in un soggetto politico, al netto dell’espediente rappresentato dalla gemmazione di un organismo dotato di autonoma soggettività. Riteniamo, peraltro, che la sostanziosa ipoteca referendaria messa sulle non illimitate risorse associative pregiudichi il perseguimento dei tradizionali scopi statutari di solidarietà sociale e di assistenza sindacale, che ispirano l’adesione all`Anm del 97% dei magistrati italiani. Costoro chiedono assistenza professionale. L`iscrizione non include, per forza di cose, anche una delega politica in bianco» ha detto Ceccarelli.
Centouno favorevole da sempre al sorteggio
La minoranza di Anm “Centouno”, di cui Ceccarelli fa parte, è da sempre favorevole al sorteggio, perché «se sgombriamo il campo dal grande equivoco storico della rappresentatività politica del Csm, propugnato dalle correnti per giustificarne l’occupazione militare, e reiterato anche a fronte delle ripetute smentite della Corte costituzionale, il sorteggio si mostra nitidamente per quello che semplicemente esso è: la realizzazione del principio di uguaglianza di tutti i magistrati, che si distinguono tra loro soltanto per diversità di funzioni, e che sono soggetti soltanto alla legge. Nel contempo, esso garantisce a tutti i magistrati l`imparziale esercizio delle funzioni demandate ai consiglieri, principalmente di quelle che implicano scelte sulle carriere dei singoli».