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Carceri, allarme imam dietro le sbarre: su 20mila stranieri 14mila sono musulmani. Crescono i convertiti

L'Sos del ministero

Carceri, allarme imam dietro le sbarre: su 20mila stranieri 14mila sono musulmani. Crescono i convertiti

Cronaca - di Sara De Vico - 24 Gennaio 2026 alle 16:31

Allarme carceri, nessun dubbio sulla saturazione del sistema carcerario, un fenomeno che assilla l’Italia da anni. Ma ci sono altre dinamiche che dovrebbero far riflettere. I rapporti tra la popolazione reclusa in generale e quella dei detenuti stranieri. I numeri testimoniano un problema nel problema. Fino a dicembre nelle carceri erano trattenute 63.198 persone. Dalla cifra complessiva fornita dal ministero della Giustizia è necessario distinguere 20.076 carcerati stranieri. E di questi, particolare non irrilevante, circa 14mila sono musulmani.

Sos carceri, sovraffollamento e invasione di musulmani

Prima considerazione: il numero dei detenuti italiani sono in linea con gli ultimi 30 anni fa, quindi il sovraffollamento carcerario è dovuto principalmente all’ingresso massiccio di immigrati. Il dato, ormai noto e stabile, è che un terzo dei carcerati – in attesa di giudizio o con condanna definitiva – è di nazionalità straniera. Dall’inizio del secolo, in seguito all’aumento dei flussi la cifra (intorno al 15%) è raddoppiata superando il 30.

Su ventimila stranieri quasi 14mila sono di fede musulmana

Ma c’è un altro dato che preoccupa il ministero di via Arenula perché rende incandescente il clima e la vita dietro le sbarre, soprattutto nelle carceri minorili. Dei 20mila detenuti stranieri quasi 14.000 sono di fede musulmana. E ben 36 sono gli imam dietro le sbarre. E ancora: un musulmano ogni 115 residenti in Italia è attualmente detenuto in un carcere italiano. Il dato proviene dall’ultimo report sull’amministrazione della giustizia del ministro Carlo Nordio. «I ristretti provenienti dai Paesi di religione musulmana sono 13.814» su un totale di 63.198 detenuti. Considerano che il totale dei residenti stranieri in Italia di fede musulmana è di circa 1,6 milioni parliamo dell0 0,86%. I musulmani praticanti sono circa la metà, 7.477. Ma c’è un altro numero che fotografa il rischio di radicalizzazione jihadista nelle carceri. Sono in 36 gli imam in carcere e al 30 settembre risultavano convertiti all’islam 37 carcerati.

Il rischio concreto di radicalizzazione di ispirazione jihadista

Dal rapporto emergono tre livelli di rischio. Alto, dovuto a 65 sono detenuti per reati connessi al terrorismo internazionale, “che rilevano forme di proselitismo, radicalizzazione o reclutamento”. Il rischio medio è causato dai  61 detenuti che ” hanno posto in essere più atteggiamenti che fanno presupporre una vicinanza all’ideologia jihadista”. Il terzo livello, definito rischio bassa, riguarda i 68 sono i casi in cui le notizie raccolte negli istituti di pena risultano generiche. E quindi necessitano di approfondimenti e vigilanza.

In crescita gli stranieri negli istituti penali minorili

Alle dinamiche religiose si legano quelle ‘sociali’ soprattutto negli istituti penali minorili. Queste carceri registrano un netto aumento di ‘ospiti’ stranieri. Si tratta di  immigrati di seconda generazione, spesso provenienti da quartieri periferici delle città del Nord, i cosiddetti maranza. Parliamo anche di minori non accompagnati, senza fissa dimora e privi di riferimenti in Italia. Due estrazioni diverse costrette a convivere.

Il ministero: si crea un inevitabile turbamento degli equilibri interni

Una fenomeno che produce – si legge – “un inevitabile turbamento degli equilibri interni agli Istituti penitenziali minorili”. Una convivenza resa difficile tra detenuti appartenenti a differenti culture e tra detenuti e personale di polizia penitenziaria. L’ambiente carcerario, offrendo “opportunità di contatto con altri detenuti radicalizzati”, prosegue il rapporto, “può creare o amplificare le condizioni conduttive alla radicalizzazione e quindi divenire vettore della stessa”.

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di Sara De Vico - 24 Gennaio 2026