CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

A caccia del Dna del genio di Leonardo da Vinci

Orme di una sequenza geniale

Caccia al codice genetico di Leonardo da Vinci, il rebus del Dna del genio che la scienza ha isolato. Così il Maestro di sempre sfida l’eternità

Cronaca - di Lara Rastellino - 8 Gennaio 2026 alle 15:17

Non è la trama di un thriller di Dan Brown, ma una sfida scientifica senza precedenti che profuma di orgoglio italiano e fascino rinascimentale. Un collettivo internazionale di scienziati sta tentando l’impossibile: mappare il codice genetico di Leonardo da Vinci, il genio universale che ha incarnato meglio di chiunque altro la grandezza della nostra civiltà. Tra polverosi archivi toscani. Disegni custoditi in collezioni private a New York. E l’analisi di lettere secolari, la caccia al Dna di Leonardo non è solo un esperimento di laboratorio, ma un viaggio mistico verso le radici biologiche della genialità italica. Pertanto, riuscire a isolare il Dna di Leonardo significherebbe molto più che risolvere un rebus accademico: sarebbe l’abbraccio definitivo tra la scienza moderna e l’eternità dell’arte.

Sulle orme del Dna del genio di Leonardo da Vinci

Per questo, ma non solo, in uno studio che travalica i confini della scienza e dell’arte, l’indagine ribattezzata Leonardo da Vinci Dna Project, si concentra oggi su un disegno enigmatico: il “Santo Bambino”. Grazie a protocolli all’avanguardia che permettono di estrarre tracce di sudore, pelle e microrganismi dalle fibre porose della carta senza danneggiarla, i ricercatori hanno isolato sequenze del cromosoma Y. Ebbene, questi frammenti genetici presentano una coincidenza straordinaria con quelli ritrovati su una lettera del Quattrocento scritta da un parente di Leonardo e conservata nell’Archivio di Prato.

L’analisi: dal “Santo Bambino” ai giardini medicei

Entrambe le tracce portano dritto in Toscana, confermando un legame ancestrale con la terra che diede i natali al maestro. Non mancano suggestioni affascinanti: sul disegno è stata ritrovata persino l’impronta ambientale dell’arancio dolce, pianta simbolo dei giardini medicei, quasi a voler certificare il passaggio dell’opera nelle corti che hanno reso l’Italia il centro del mondo.

Dna di Leonardo da Vinci, la sfida dei discendenti

La ricerca si muove dunque ora su un binario parallelo: il confronto con il Dna dei discendenti viventi. Ser Piero da Vinci, padre di Leonardo, ebbe ben 23 figli, e oggi gli scienziati hanno identificato 14 discendenti maschi che portano ancora in circolo il sangue di quella stirpe. Entro fine mese, i loro profili genetici saranno sequenziati per verificare se quel cromosoma Y isolato dalle opere appartenga davvero alla mano che dipinse la Gioconda. Ma procediamo con ordine.

Su disegno e lettera caccia al codice (genetico) da Vinci: il rebus del codice del genio

E allora ecco il punto, che riparte da “Il vero codice da Vinci”. Si intitola così il lungo servizio dedicato su Science all’appassionante indagine – degna di una spy story – che sta conducendo un collettivo internazionale di scienziati, ormai da anni. Una vera e propria caccia al Dna di Leonardo da Vinci, che adesso potrebbe aver raggiunto un primo importante traguardo: materiale genetico da analizzare a fondo, che sembra portare dritto in Toscana, dove nacque il genio italiano, scienziato-inventore-artista.

«Non capita tutti i giorni di poter toccare un Leonardo»

È l’aprile del 2024. Il genetista Norberto Gonzalez-Juarbe è fermo davanti a un enigmatico disegno parte di una collezione privata di New York. Strofina delicatamente la superficie secolare, fronte e retro, con un tampone simile a quelli utilizzati per i test Covid. «Non capita tutti i giorni di poter toccare un Leonardo», sorride. Realizzata a matita rossa, l’opera intitolata Holy Child (Santo Bambino) mostra la testa di un infante leggermente inclinata di lato, i lineamenti sono delineati con tratti leggeri. La luce si diffonde dolcemente intorno a guance e fronte, i contorni del volto pensieroso si perdono nello sfumato.

Quei marchi di fabbrica nei tratti dell’artista

E ancora. Il defunto mercante d’arte Fred Kline, che acquistò il disegno all’inizio degli anni 2000, aveva affermato che caratteristiche stilistiche come il tratteggio sinistrorso, un marchio di fabbrica di Leonardo da Vinci, potessero collegare il disegno al maestro del Rinascimento. Ma la paternità dell’opera resta controversa ed esperti sostengono che potrebbe essere stata realizzata da uno dei suoi studenti. Eppure, i tamponi di Gonzalez-Juarbe potrebbero ora aver catturato un indizio biologico.

Leonardo da Vinci, tracce di Dna in opere e oggetti?

Il genetista dell’università del Maryland, insieme ai colleghi del Leonardo da Vinci Dna Project (Ldvp), iniziativa nata nel 2014, in uno studio pubblicato in questi giorni sulla piattaforma di preprint BioRxiv, spiega di aver recuperato Dna da quest’opera e da altri oggetti, alcuni dei quali potrebbero essere appartenuti allo stesso Leonardo.

Gli autori del lavoro concludono che le sequenze del cromosoma Y presenti nell’opera d’arte e in una lettera scritta da un cugino di Leonardo riportano entrambe a un gruppo genetico di persone che condividono un antenato comune in Toscana, dove nacque Leonardo. I dati suggeriscono che il Dna sull’opera potrebbe essere di Leonardo, ma è ben lungi dall’essere una prova, afferma il genetista Charles Lee, il cui team, del Jackson Laboratory for Genomic Medicine, ha analizzato campioni del Santo Bambino.

«Stabilire un’identità inequivocabile è estremamente complesso», concorda David Caramelli di Ldvp, antropologo ed esperto di Dna antico dell’università di Firenze citato nel servizio di Science. Questo perché gli scienziati non possono verificare le sequenze con campioni di Dna noti per essere stati prelevati da Leonardo stesso. Il suo luogo di sepoltura fu violato all’inizio del XIX secolo e lui non aveva discendenti diretti.

L’indagine fra tombe e oggetti toccati dal maestro del Rinascimento e da suoi parenti maschi

Ma prove circostanziali che i frammenti di Dna sono di Leonardo potrebbero provenire da altre ricerche del Leonardo da Vinci Project, come il campionamento del cromosoma Y di discendenti viventi del padre (Ser Piero da Vinci pare avesse avuto 23 figli con donne diverse) recentemente identificati. Nel dettaglio gli esperti sono arrivati a 15 discendenti maschi di cui 14 attualmente viventi. Ed entro fine mese si sequenzierà il Dna di diversi di loro.

Un altro binario in pista per le ricerche

Altro binario che si segue sono i tentativi di estrarre il Dna dalle tombe in cui sono sepolti i parenti maschi del genio. Mentre il team di Caramelli si è concentrato su resti umani, Gonzalez-Juarbe, la biologa forense Rhonda Roby (anche lei parte di Ldvp) e i colleghi del J. Craig Venter Institute hanno perfezionato i protocolli per recuperare tracce di Dna dalle opere di Leonardo senza causare danni. Ed esercitandosi su opere d’arte di minor valore. Il metodo, che consiste nel tamponare delicatamente con una punta inumidita, poi con un tampone asciutto, consente agli scienziati di raccogliere campioni intrappolati nelle fibre della carta. «La carta è porosa. Assorbe sudore, pelle, batteri, Dna. Rimane tutto rimane lì», afferma emblematicamente Gonzalez-Juarbe.

Ma identificare il Dna di Leonardo è «un obiettivo arduo» nella ricerca sul Dna antico, osserva S. Blair Hedges, biologo evoluzionista della Temple University. Nonostante l’entità della sfida, il preprint viene definito «un lavoro all’avanguardia» da Hedges, che ha sperimentato metodi per il campionamento del Dna su manoscritti medievali e non è affiliato al Ldvp. E alcuni indizi sembrano indicare che gli scienziati potrebbero essere sulla strada giusta. Il disegno del Santo Bambino è stato infuso con Dna dell’arancio dolce (Citrus sinensis) coltivato nei giardini medicei come simbolo di potere durante il Rinascimento.

«Si può pensare a questa come a un’impronta digitale ambientale», ragiona Gonzalez-Juarbe. «Non è una prova del luogo in cui è stato realizzato il disegno. Ma ci dice qualcosa sul mondo che ha attraversato».

Una grande quantità di Dna umano, soprattutto sul retro del disegno

Il team ha poi recuperato una grande quantità di Dna umano, soprattutto dal retro del disegno. Il primo compito è stato dimostrare che non si trattasse di quello di Kline. Qui un colpo di fortuna: la socia del mercante d’arte, Angela Zimm, ha ricordato che 23andMe aveva sequenziato il Dna di Kline. Ad aprile ha inviato i dati a Gonzalez-Juarbe, e il team ha rapidamente escluso l’appartenenza a Kline. Poi si è concentrato sugli oggetti che potessero contenere tracce del Dna dei parenti maschi di Leonardo.

Per continuare a leggere l'articolo sostienici oppure accedi

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Lara Rastellino - 8 Gennaio 2026