CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Bignami si racconta: diciotto aggressioni subite nella rossa Bologna e la forza di non chinare mai la testa

A tutto campo su La Verità

Bignami si racconta: diciotto aggressioni subite nella rossa Bologna e la forza di non chinare mai la testa

Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera racconta la sua storia, di ragazzo militante di destra, con un padre da sempre impegnato nella politica. E sulle norme anti maranza dice: Sono necessarie. Questa gente continua a mettere in discussione i nostri valori fondativi

Politica - di Redazione - 19 Gennaio 2026 alle 13:10

Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, parla a tutto campo in una intervista a La Verità, dopo i gravi episodi nella scuola di La Spezia, ricorda la sua esperienza di giovanissimo militante di destra, figlio di una famiglia di destra impegnata in politica, nella rossa Bologna di fine anni ‘80 e anni ‘90.

Diciotto aggressioni, l’ultima fu nel 2013

«Al liceo Righi mi misero al collo un guinzaglio: buttavano la merendina nel bagno, per poi costringermi a mangiarla. Avere la lebbra sarebbe stato meno compromettente» con i professori che «in larga parte stavano al loro gioco. La preside era stata assessore del Pci. Durante l’ora di supplenza, un’insegnante mi mise davanti alla lavagna: “Guardatelo. Questo è un fascista”, disse alla classe. Quando spiegai a mio padre che volevo cambiare scuola, lui mi disse: “Rimani dove sei. Se abbassi la testa una volta, la abbasserai per sempre”. Non l’ho mai dimenticato». Da allora, ricorda Galeazzo Bignami, seguirono «Diciotto aggressioni. L’ultima fu nel 2013, mentre ero ancora nel Pdl. Non sono un colosso. Senza alcuna vergogna, mi sento di affermare che considero la fuga un efficace strumento di risoluzione dei conflitti» ma «sono di destra. Non chino la testa. In un sistema in cui domina il pensiero unico, la mia sola presenza diventa una provocazione».

L’impegno con Alleanza nazionale e ricordi di bambino

Alla domanda sulle ragioni che lo hanno portato a lasciare il PdL e Forza Italia per passare a Fratelli d’Italia risponde con un altro quesito «La domanda andrebbe rovesciata: perché ci entrai? Venivo dal Fronte della gioventù. Presentammo pure una mozione per non sciogliere Alleanza nazionale. Quando Fini era giornalista del Secolo d’Italia, veniva spesso a Bologna. Lo ricordo ancora, più alto di una torre, che mi portava le macchinine in regalo. Per risparmiare, dormiva a casa nostra su due poltrone unite».

La Bologna di oggi è cambiata in peggio

Tornando al presente e alla Bologna di oggi, Bignami sostiene nel corso dell’intervista al quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, che la città della Torre degli Asinelli sia cambiata «in peggio. Il Pci, almeno, aveva un obiettivo pubblico. La sinistra oggi fa solo i propri interessi. Sono salottieri snob che si riempiono la bocca di solidarietà. È gente che predica tolleranza solo fino a quando le cose non capitano a loro». L`emergenza rimane la sicurezza« ma alla sinistra non importa granché. E poi clandestini e balordi vengono accolti da cooperative per cui lavorano amici e familiari. Fatturavano 200.000 euro e adesso fanno milioni. Tutti comunisti con i soldi degli altri».

Certa sinistra si vergogna della nostra cultura

E tornando proprio al tema della sicurezza tra i giovani Bignami ricorda che «purtroppo, soprattutto tra le seconde generazioni, è diffusa l’idea che pure banali discussioni debbano risolversi con la forza. Certa sinistra si vergogna della nostra, plurisecolare, cultura occidentale. E gli altri, di conseguenza, pensano di poter imporre la loro. Lo vediamo con i pro Pal. Faticano sempre a manifestare contro i regimi. Non riescono a criticare quei modelli che finiscono per proporre come alternativa». E le norme anti-maranza che stanno per essere approvate «Sono quantomai necessarie. Questa gente continua a mettere in discussione i nostri valori fondativi: libertà, democrazia, tolleranza e rispetto della vita».

Senza certezza della pena non c’è giustizia

E all’opposizione che considera inutile il nuovo decreto sicurezza risponde: «negli ultimi quattro anni di governo piddino, con Renzi e Gentiloni, sono entrati in Italia 650.000 clandestini. Speravano fossero utili per una delle cose che gli italiani non sono più disposti a fare: votarli. Sono stati messi nei centri d’accoglienza. Abbiamo usato decine di miliardi per mettere in piedi un’industria funzionale alle cooperative rosse, con cui spesso gli esponenti piddini mantengono stretti legami. Lo vediamo a Bologna. Permissivismo, buonismo, giustificazionismo. È la loro cultura. Parte dalla sinistra e contagia la magistratura. Quando si espelle qualcuno, che sia l’imam di Torino o uno stupratore mandato nel centro in Albania, c`è chi lo libera in nome dei diritti umani. Tante toghe si sentono impunite e agiscono per ideologia. Ma senza certezza della pena non può esserci vera sicurezza».

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Redazione - 19 Gennaio 2026