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A Milano arriva il format dei community bookstore, le librerie dove ciò che conta è “entrare nella bolla”

Generazione di fenomeni

Benvenuti nell’era dei community bookstore, le librerie per under 30 dove ciò che conta è «entrare nella bolla»

Il nuovo format per librerie è arrivato a Milano: dichiara di rivolgersi a chi i testi «non li legge soltanto, ma li vive». E vengono in mente quelli che i libri amano fotografarli, metterli in mostra, catalogarli, instagrammarli, e poi forse aprirli...

Cultura - di Lorenzo Cafarchio - 11 Gennaio 2026 alle 09:02

In corso Buenos Aires a Milano ha aperto un nuovo format di libreria ideato da Feltrinelli. Parliamo della prima Book Bubble ovvero un negozio di testi fatti su misura per gli under 30. Circa 250 metri quadrati, otto stanze per un totale di 14mila titoli. «Qui ci potrei anche morire», la voce di una ragazza in estasi mentre dirige i propri acquisti alla cassa ci accoglie in questo pellegrinaggio. Il peregrinare in uno di quei non-luoghi usciti dalle viscere dall’americanismo dei tempi intellettuali in cui navighiamo. Al centro del punto vendita, lanciato in piena atmosfera natalizia, c’è il solito ritratto di Giangiacomo Feltrinelli intento a dirci che «il grado di civiltà del nostro Paese» si misura con quello che «gli italiani avranno letto». E così in questo moto dell’editoria tricolore siamo immersi nella perfetta cornice del “community bookstore”, un negozio di libri creato per chi i testi «non li legge soltanto, ma li vive». E vengono in mente quelli che i libri amano fotografarli, metterli in mostra, catalogarli, anche vivisezionarli, e poi forse leggerli. «Entriamo nella bolla», è lo slogan promozionale.

«Entriamo nella bolla» dove gli scaffali ti chiedono quanto tempo hai per leggere

Il format, chiariamo subito, è vincente proprio perché eradicato sulla visibilità odierna. Quando lo visitiamo è l’apice della corsa ai regali. Gli spazi sono invasi da giovani e giovanissimi che in ordine sparso vanno avanti e indietro senza soluzione di continuità. La curiosità maggiore è per le nuove categorie. Ecco i “Cozy books”, ma anche “La famiglia che scegli” con Elena Ferrante in tutte le salse. Oppure la “Scienza”, dove Vincenzo Schettini è il padrone incontrastato, o ancora le “Icone”, che schierano il quartetto Mihajlovic, Murgia, Al Pacino e Putin visto da Lilin. Poteva mancare il reparto “antifascismo”? Sulla stessa strada, poco dopo, rispetto alla “Intersezionalità”. Ci sono i “Disturbanti”, dove Capote è in compagnia di Dostoevskij. Tra le tante sezioni anche il “Quanto tempo hai?”, così il lettore, in modalità automa, può farsi dire quanti minuti dedicare alla lettura. Parliamo di una sera, di un fine settimana, di una settimana intera oppure per i più incalliti il «mi ci chiudo dentro». Aspiranti Leopardi dallo studio matto e disperato.

Da instagram e ritorno: benvenuti nell’era dei “community bookstore”

I colori, qui, sono ovunque tra insegne luminose e chincaglieria di ogni genere. Ci troviamo nel perfetto ombelico di una Nazione che ha smesso di leggere – nel 2024, anno cui fanno riferimento gli ultimi dati disponibili, oltre 15 milioni di nostri connazionali hanno fatto zero alla voce pagine lette – ma che comunque cerca qualcosa di instagrammabile. L’ad del gruppo Feltrinelli, Alessandra Carra, in un’intervista a Vanity Fair ha raccontato di aver «riorganizzato le sezioni non per genere, ma seguendo le emozioni». Sentimenti inespressivi come un botox per lettori che hanno bisogno di essere accompagnati in ogni anfratto. Ma la lettura resta ricerca di sé e dell’altro nell’ignoto di uno scaffale composto da carta non immacolata.

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di Lorenzo Cafarchio - 11 Gennaio 2026