La solidarietà italiana
“Azadì vuol dire libertà”, Gioventù nazionale lancia la campagna di solidarietà verso i manifestanti iraniani
“Azadì” è una parola che in arabo classico vuol dire libertà ed è la stessa che viene usata daicontestatori iraniani, che da diverse settimane hanno riempito le piazze del Paese per protestare contro il regime islamista degli ayatollah. Ed è proprio su questa parola che si basa la campagna di solidarietà sui social lanciata da Gioventù nazionale, che in un post ha espresso tutta la propria vicinanza a chi sta protestando per riottenere la propria libertà. Nella grafica si nota una ragazza che accende una sigaretta con un pezzo di carta in fiamme, su cui è stampata l’immagine della guida musulmana Ali Khamenei.
«Vedere i nostri coetanei sfidare un regime teocratico che vorrebbe renderli prigionieri, privati perfino del diritto di immaginare un futuro, ci riempie il cuore e richiama tutti alla responsabilità – scrive Gioventù nazionale sotto il post -. Azadì! (Libertà! ndr) è il coro che attraversa le città iraniane e non si spegne nemmeno davanti alla morte». Il messaggio si conclude con la speranza di un futuro migliore per gli eredi dei persiani: «L’Iran, nazione millenaria e parte anche della nostra storia, merita di tornare a vivere. Ai suoi giovani diciamo: siamo al vostro fianco».
«Azadì vuol dire libertà», la campagna social di Gioventù nazionale per i manifestanti iraniani
I giovani conservatori italiani hanno scelto una foto emblematica per pubblicizzare una campagna a favore di un popolo oppresso da quasi 50 anni dalla teocrazia, per rendere l’idea dell’importanza degli ultimi eventi. Non a caso, negli ultimi giorni, tutte le immagini che ritraggono le giovani iraniane mentre accendono la sigaretta con l’immagine di Khamenei sono diventate virali online, evolvendosi nel simbolo della rivolta nazionale.
Ma non sono le uniche immagini di speranza che sono giunte fino a noi, perché tra quelle più importanti c’è anche quella di una signora anziana che sanguina dalla bocca a seguito degli scontri con la polizia islamista. Nonostante le ferite e il dolore, la donna continua a camminare con gli altri contestatori, urlando: «Non ho paura di morire, sono morta da 47 anni». Secondo l’associazione del premio Nobel iraniano, Narges Mohammadi, le autorità islamiche hanno ucciso duemila manifestanti dall’inizio delle proteste. La testata Iran International, invece, sostiene che i decessi siano almeno 12mila. Insomma, una scia di sangue che fa impressione e che ha catturato l’attenzione del Mondo libero.